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Rand rese la sua voce energica. «Avete scoperto gli uomini che hanno eseguito l’impiccagione?» Bashere scosse il capo. «Allora trovali e arrestali per omicidio. Voglio porre fine a tutto ciò. Subito. Dubitare di me non è un crimine.» Le voci narravano che in effetti il Profeta lo avesse reso un crimine, ma Rand non poteva ancora farci nulla. Non sapeva nemmeno dove fosse Masema, se non che si trovava da qualche parte nel Ghealdan o in Amadicia. Sempre che nel frattempo non si fosse spostato altrove. Prese un’altra nota mentale; doveva trovare l’uomo e in qualche modo tenerlo a freno.

«Non importa quanto ci spingiamo avanti?» chiese Bashere. «Circolano voci che tu sia un falso Drago e abbia ucciso Morgase facendoti aiutare da un’Aes Sedai. Quella gente in teoria dovrebbe sollevarsi e vendicare la propria regina. Forse ce n’è più d’uno. Non è chiaro.»

L’espressione di Rand si indurì. Con la prima parte della voce poteva convivere — doveva; c’erano troppe varianti per metterla definitivamente a tacere, per quante volte negasse — ma non avrebbe tollerato l’incitamento alla ribellione. Non avrebbe diviso Andor con la guerra. Avrebbe consegnato a Elayne un reame incontaminato, così com’era arrivato nelle sue mani. Se mai l’avesse trovata, lo avrebbe fatto. «Scopri chi ha dato il via al tutto,» disse brusco «e buttali in prigione.» Luce, com’era possibile trovare chi aveva messo in circolazione una voce? «Se vogliono il perdono, possono rivolgersi a Elayne.» Una giovane inserviente con addosso un rozzo abito marrone, che stava spolverando una coppa di vetro soffiato blu, lo vide in volto e la coppa le cadde di colpo dalle mani tremanti, finendo in mille pezzi. Rand non sempre riusciva a cambiare il destino. «Ci sono delle buone notizie? Mi piacerebbe sentirne qualcuna.»

La giovane donna si inchinò malferma per raccogliere i pezzi di vetro, ma Sulin la guardò, solo uno sguardo, e la ragazza balzò indietro appiattendosi con gli occhi sgranati contro un arazzo che ritraeva una scena di caccia al leopardo. Rand non capiva, ma alcune donne parevano avere più paura delle Fanciulle che degli uomini aiel. La ragazza guardava Bael come se sperasse che l’avrebbe protetta. L’uomo non sembrava averla notata.

«Dipende da cosa intendi per buone notizie.» Bashere sollevò le spalle. «Ho scoperto che Ellorien della casata Traemane e Pelivar della casata Coelan sono entrati in città qualche giorno fa. Di soppiatto, direi, e nessuno si è avventurato oltre la città interna, almeno che io abbia sentito. Le voci per le strade sostengono che lord Dyelin della casata Taravin si trovi nelle campagne circostanti. Nessuno di loro ha risposto al tuo invito, ma non ho sentito nulla che collegasse uno di loro alle storie su Andor.» Lanciò un’occhiata a Bael, che scosse leggermente il capo.

«Ne sappiamo meno di te, Davram Bashere. Quelle persone parlano più liberamente con altri abitanti delle terre bagnate.»

In ogni caso erano buone notizie. Si trattava di individui di cui Rand aveva bisogno. Se lo ritenevano un falso Drago, avrebbe trovato una soluzione. Se credevano che avesse ucciso Morgase... Be’, tanto meglio se fossero rimasti leali alla sua memoria e al suo sangue. «Rinnova gli inviti a venirmi a trovare. Includi il nome di Dyelin; forse sanno dove si trova.»

«Se porto io un invito del genere,» rispose dubbioso Bashere «finirebbe solo per ricordargli ancora una volta che ad Andor adesso c’è un esercito della Saldea.»

Rand esitò, quindi annuì ridendo improvvisamente. «Chiedi a lady Arymilla di consegnarlo. Non no dubbi che scatterà davanti a un’occasione così ghiotta di mostrare quanto mi sia vicina. Ma scrivilo tu.» Le lezioni di Moiraine nel Gioco delle Casate si erano rivelate ancora una volta utili.

«Non so se si tratti di buone notizie o meno,» aggiunse Bael «ma gli Scudi Rossi mi hanno riferito che due Aes Sedai hanno preso delle stanze in una locanda nella città nuova.» Gli Scudi Rossi aiutavano Bashere nelle azioni di polizia a Caemlyn. Bael sorrise leggermente al cambio d’espressione di Bashere. «Sentiamo di meno, Davram Bashere, ma forse a volte vediamo di più.»

«Una di loro è la nostra amica che ama i gatti?» chiese Rand. I racconti sulle Aes Sedai in città non calavano di frequenza; a volte si trattava di due o tre donne, altre di un intero gruppo. La cosa più concreta che avessero scoperto Bashere o Bael era qualche storia su un’Aes Sedai che guariva cani e gatti, sempre nella strada accanto, raccontata da qualcuno che l’aveva sentito dire da un uomo, che a sua volta l’aveva sentito in una taverna o al mercato.

Bael scosse il capo. «Non credo. Gli Scudi Rossi dicono che quelle due dovrebbero essere arrivate la scorsa notte.» Bashere pareva interessato — era difficile che perdesse l’occasione di ricordare a Rand che aveva bisogno di un’Aes Sedai — ma Bael era cupo, anche se lo dava a vedere così poco che nessuno se non gli Aiel lo avrebbero notato. Gli Aiel erano molto attenti nei loro rapporti con le Aes Sedai, addirittura riluttanti.

Quelle poche parole avevano dato a Rand molto da pensare, e ogni ipotesi ritornava al punto di partenza. Due Aes Sedai dovevano avere un motivo per venire a Caemlyn, quando le loro Sorelle evitavano la città fin dalla sua comparsa. Molto probabilmente aveva a che fare con lui. Anche in tempi migliori erano poche le persone che viaggiavano di notte, e quei tempi non erano certo i migliori. Le Aes Sedai giunte durante la notte forse cercavano di non essere notate, e nello specifico stavano evitando di richiamare la sua attenzione. D’altro canto, forse stavano solo recandosi urgentemente da qualche parte, il che poteva essere tradotto con una missione per conto della Torre. La verità in quel momento era che non sapeva cosa potesse essere più importante di lui per la Torre. O forse stavano andando a unirsi alle Aes Sedai che Egwene sosteneva lo avrebbero appoggiato.

Quale che fosse il motivo, voleva conoscerlo. Solo la Luce sapeva cosa stessero progettando le Aes Sedai — la Torre o il gruppo nascosto di Elayne —, ma doveva scoprirlo. Ce ne erano troppe in giro e potevano essere troppo pericolose per permettersi di non scoprire cosa volessero. Come avrebbe reagito la Torre quando Elaida avesse saputo dell’amnistia? Come avrebbero reagito le Aes Sedai? Ne erano già state informate?

Mentre si avvicinavano alle porte in fondo al corridoio, Rand aprì la bocca per dire a Bael di chiedere a una delle Aes Sedai di venire a palazzo. Poteva vedersela con due di loro se ne avesse avuto bisogno — se non lo prendevano di sorpresa — ma non c’era motivo di correre rischi fino a quando non avesse saputo chi erano e cosa volevano.

Sono pieno di orgoglio, sono malato dell’orgoglio che mi ha distrutto!

Rand incespicò. Era la prima volta quel giorno che Lews Therin parlava — ed era troppo simile a un commento ai suoi pensieri sulle Aes Sedai per sentirsi a suo agio — ma non fu quello a fargli rimangiare quanto stava per dire, fermandosi di colpo.

Per via del caldo, le porte erano spalancate su uno dei giardini del palazzo. I fiori non c’erano più e i cespugli delle stelle bianche erano avvizziti, ma gli alberi resistevano ancora, anche se con poche foglie, attorno alla fontana di marmo bianco che zampillava nel cuore del giardino. Una donna con una gonna marrone e una blusa bianca di algode stava accanto alla fontana; dalle braccia le pendeva uno scialle grigio e fissava la fontana meravigliata, come faceva spesso con l’acqua che non serviva a nulla se non a guardarla. Gli occhi di Rand si riempirono dei lineamenti del volto di Aviendha, i capelli rossi ondulati che le ricadevano sulle spalle sotto una fascia grigia. Luce, com’era bella. Impegnata a guardare l’acqua, non lo aveva visto arrivare.