«Anche se lo sapessimo,» rispose Alanna «non avremmo alcun diritto di rivelarlo a nessuno. Se dovessero decidere di schierarsi dalla tua parte sta’ pur certo che ti cercheranno.»
«Quando vorranno loro», aggiunse Verin «non quando lo desideri tu.»
Rand sorrise cupo. Doveva aspettarselo. Aveva il consiglio di Moiraine che gli risuonava in testa. Non fidarti di nessuna donna che porta lo scialle, glielo aveva detto il giorno in cui era morta.
«Mat si trova con te?» chiese Alanna, come se fosse l’ultima cosa che le era passata per la testa.
«Se anche sapessi dove si trova, perché dovrei dirvelo? Una volta per uno, non vi pare?» Non sembrò che lo trovassero divertente.
«È sciocco trattarci da nemiche» mormorò Alanna avvicinandosi a Rand. «Sembri stanco. Stai riposando abbastanza?» Rand si allontanò dalla mano sollevata della donna, che si fermò. «Nulla di quanto farò qui ti provocherà alcun male.»
Visto che lo aveva detto, doveva essere vero. Rand annuì e la donna gli portò la mano alla testa. Mentre lei abbracciava saidar, Rand sentì la pelle formicolare e fu percorso dalla familiare ondata di calore, la sensazione che la donna stesse controllando il suo stato di salute.
Alanna annuì soddisfatta. Di colpo il calore divenne intenso, un lampo enorme, e Rand ebbe l’impressione di trovarsi per un istante nel centro di una fornace. Anche dopo che la sensazione fu svanita si sentiva strano, consapevole di se stesso come non era mai stato prima; di se stesso e di Alanna. Rand ondeggiò, sentendo la testa vuota e i muscoli molli. Da Lews Therin proveniva un’eco di disagio e confusione.
«Che cos’hai fatto?» le chiese. Furioso, afferrò saidin. La forza del Potere lo aiutò a restare in piedi. «Che cos’hai fatto?»
Qualcosa colpiva il flusso fra lui e la Vera Fonte. Stavano cercando di schermarlo! Intessendo il proprio schermo di protezione, le rimise al loro posto. Si era davvero spinto lontano e aveva imparato molto, dall’ultima volta che Verin lo aveva visto. Verin barcollò e appoggiò una mano sul tavolo per sostenersi; Alanna sbuffò come se l’avesse colpita. «Che cos’hai fatto?» Anche nel profondo del vuoto senza emozioni la voce era furiosa. «Dimmelo! Non ho promesso di non farti del male. Se non me lo dici...»
«Ti ha legato» rispose rapida Verin e, anche se la sua serenità per un istante era stata turbata, la recuperò subito. «Ti ha legato come Custode. Ecco tutto.»
Anche Alanna recuperò rapidamente la compostezza. Schermata, lo affrontò con calma a braccia conserte e un accenno di soddisfazione negli occhi. Soddisfazione! «Ho detto che non ti avrei causato del male e infatti ho fatto esattamente l’opposto.»
Rand cercò di calmarsi, respirando profondamente. Era entrato nella trappola come un cucciolo. La rabbia strisciava attorno al vuoto. Calmo. Doveva rimanere calmo. Uno dei suoi Custodi. Allora era una Verde; ma non faceva alcuna differenza. Ne sapeva poco dei Custodi, certo non aveva idea di come spezzare il legame, o se era possibile farlo. Tutto ciò che Rand percepiva da Lews Therin era una specie di stupore inebetito. Non per la prima volta, Rand desiderò che Lan non se ne fosse andato dopo la morte di Moiraine.
«Avete detto che non andrete a Tar Valon. In tal caso, visto che non sembra sappiate dove si trovano le ribelli, potete rimanere a Caemlyn.» Alanna aprì la bocca, ma Rand la precedette. «Siate grate se deciderò di non legare questi schermi e lasciarvi nelle condizioni in cui siete!» Questo attirò la loro attenzione. Verin tese le labbra e gli occhi di Alanna parevano eguagliare in intensità la fornace che Rand aveva percepito. «Resterete alla larga da me. Tutte e due. A meno che non vi mandi a chiamare, per voi la città interna è proibita. Se tentate d’infrangere questo comando vi lascerò schermate, rinchiuse in cella. Mi avete capito bene?»
«Perfettamente.» A differenza degli occhi, la voce di Alanna era glaciale. Verin si limitò ad annuire.
Rand spalancò la porta e si fermò. Aveva dimenticato le ragazze dei Fiumi Gemelli. Qualcuna adesso parlava con le Fanciulle, qualcuna le guardava solamente mentre sorseggiavano il tè. Bode e una manciata delle ragazze di Emond’s Field stavano interrogando Bashere, che aveva un boccale di peltro in una mano e un piede appoggiato su una panca. La porta che si spalancò li fece girare tutti di scatto.
«Rand,» mormorò Bode «quest’uomo sta dicendo un mucchio di cose terribili sul tuo conto.»
«Dice che sei il Drago Rinato» balbettò Larine. Le ragazze nella stanza non avevano sentito Bashere e rimasero a bocca aperta.
«Lo sono» rispose stanco Rand.
Larine tirò su con il naso incrociando le braccia al petto. «Non appena ho visto quella giubba ho capito che ti eri montato la testa: scappare con un’Aes Sedai come hai fatto. Lo avevo capito prima che parlassi con tanta mancanza di rispetto ad Alanna Sedai e Verin Sedai. Ma non sapevo che fossi diventato uno sciocco totale.»
La risata di Bode fu più spaventata che divertita. «Certe cose non dovresti dirle nemmeno per scherzo, Rand. Tarn ti ha cresciuto troppo bene per permetterti di parlare in questo modo. Tu sei Rand al’Thor. Adesso smettila con queste sciocchezze.»
Rand al’Thor. Era il suo nome, ma non sapeva più chi fosse. Tarn al’Thor lo aveva cresciuto, ma suo padre era stato un capoclan Aiel, morto ormai da molto tempo. Sua madre invece era stata una Fanciulla, ma non Aiel. Era tutto ciò che sapeva sulle sue origini.
Rand era ancora saturo di saidin. Avvolse gentilmente Bode e Larine in alcuni flussi d’Aria e le sollevò fino a quando i piedi non si staccarono dal pavimento. «Io sono il Drago Rinato. Negarlo non cambierà i fatti. Desiderarlo non cambierà i fatti. Non sono l’uomo che conoscevate a Emond’s Fieli Lo capite adesso? Lo capite?» Si accorse che stava gridando e chiuse la bocca. Lo stomaco gli faceva male, e tremava. Perché Alanna aveva fatto ciò che aveva fatto? Quale trama da Aes Sedai sì nascondeva dietro quel viso grazioso? Non fidarti di nessuna di loro, gli aveva detto Moiraine.
Una mano si posò sul braccio di Rand, che voltò la testa di scatto.
«Ti prego, rilasciale» chiese Alanna. «Ti prego. Sono spaventate.»
Erano più che spaventate. Il viso di Larine pareva anemico e stava a bocca aperta, come se volesse gridare ma avesse dimenticato come farlo. Bode piangeva talmente forte che tremava. E non erano le sole. Le altre ragazze dei Fiumi Gemelli si erano radunate il più lontano possibile da lui, e la maggior parte piangeva. Le cameriere facevano parte del gruppo e piangevano forte come le altre. Il locandiere si era inginocchiato, con gli occhi sgranati e senza parole.
Rand appoggiò le ragazze in terra e rilasciò subito saidin. «Mi dispiace. Non intendevo spaventarvi.» Non appena poterono muoversi, Bode e Larine corsero dalle altre, abbracciandole. «Bode? Larine? Mi dispiace. Non vi farò del male, lo prometto.» Le ragazze non lo guardarono. Nessuna di loro lo fece. Sulin sicuramente lo guardava, come anche il resto delle Fanciulle, con i visi e gli occhi inespressivi o con sguardi di disapprovazione.
«Quel che è fatto è fatto» disse Bashere, appoggiando il boccale. «Chi lo sa? Forse è per il meglio.»
Rand annuì lentamente. Probabilmente lo era. Sarebbe stato meglio se si fossero tenute alla larga da lui. Meglio per loro. Avrebbe solo voluto parlare più a lungo di casa sua. Una breve conversazione con delle ragazze che vedevano solo Rand al’Thor. Le ginocchia ancora gli tremavano per il legame, ma una volta che iniziò a muoversi non si fermò fino a quando non fu in sella a Jeade’en. Preferiva che avessero paura di lui. Doveva dimenticare i Fiumi Gemelli. Si chiese se quella montagna a volte fosse più leggera o se si limitasse a divenire sempre più pesante.