Выбрать главу

11

Lezioni e insegnanti

Non appena Rand uscì dalla stanza Verin rilasciò il respiro che aveva trattenuto. Una volta aveva detto a Siuan e Moiraine quanto fosse pericoloso Rand. Nessuna delle due l’aveva ascoltata e adesso, dopo poco più di un anno, Siuan era stata quietata e forse era morta, mentre Moiraine... le strade pullulavano di voci sul Drago Rinato a palazzo, molte erano incredibili e nessuna che fosse affidabile parlava di Aes Sedai. Moiraine forse aveva deciso di lasciargli credere che stesse andando per la sua strada, ma lei non gli avrebbe mai permesso di allontanarsi dalla sua presenza, non quando stava acquistando così tanto potere. Non ora che il rischio che rappresentava era cresciuto in maniera esponenziale. Rand si era rivoltato contro Moiraine con maggiore violenza di quanto avesse fatto con tutte loro? Era cresciuto dall’ultima volta che lo aveva visto; sul volto adesso aveva la tensione del conflitto interiore. Solo la Luce sapeva se ne aveva motivo. Che si trattasse della lotta per rimanere sano di mente?

Moiraine era morta, Siuan era morta, la Torre Bianca era spezzata e forse Rand era sull’orlo della follia. Verin sbuffò irritata. Se decidevi di correre dei rischi a volte il conto si presentava quando meno te lo aspettavi e in forme imprevedibili. Aveva investito quasi settant’anni in un lavoro delicato che adesso poteva rivelarsi totalmente inutile a causa di quel giovane. Anche stando così le cose, aveva vissuto troppo a lungo, aveva visto troppe cose per permettersi di rimanere sgomenta. Doveva prima occuparsi delle cose che avevano la precedenza; occupati di quanto può essere fatto adesso prima di preoccuparti di ciò che non potrà mai essere fatto, si disse. Quella lezione una volta le era stata imposta, ma adesso l’aveva presa a cuore.

Ora doveva far calmare le ragazze. Erano ancora ammucchiate come un gregge di pecore, piangevano e si abbracciavano nascondendo i volti. In fondo le capiva; non era la prima volta che lei affrontava un uomo che poteva incanalare, ma quello era il Drago Rinato in persona, e Verin aveva lo stomaco sottosopra come se si trovasse su una nave in mare aperto. Iniziò con delle parole di conforto dando di tanto in tanto delle pacche sulle spalle e delle carezze, cercando di rendere materno il tono di voce. Tentava di convincerle che Rand era andato via e ci mise non poco a ottenere una relativa calma. Se non altro avevano smesso di piangere. Janacy però continuava a chiedere che qualcuno le dicesse che Rand aveva mentito, che era stato tutto uno scherzo, mentre Bodewhin voleva che suo fratello venisse trovato e salvato — Verin avrebbe dato il braccio destro per sapere dov’era Mat — e Larine balbettava che dovevano lasciare subito Caemlyn, in quel preciso istante.

Verin prese da parte una delle cameriere. Una donna dal viso semplice che aveva almeno vent’anni più delle ragazze dei Fiumi Gemelli, aveva ancora gli occhi sgranati e con il grembiule si asciugava tremante le lacrime. Dopo averle chiesto il nome, Verin disse: «Servi loro del tè, Azril, caldo, con molto miele e con qualche goccia d’acquavite.» Osservando le ragazze più giovani, aggiunse: «Più che qualche goccia. Una dose generosa.» Avrebbe aiutato a calmare i nervi. «Prendetene anche voi cameriere.» Azril tirò su con il naso e batté le palpebre, ma fece la riverenza; la richiesta di qualcosa che rientrava nei suoi doveri abituali sembrò ridurre le lacrime, non la paura.

«Portaglielo nelle loro stanze» aggiunse Alanna, e Verin annuì in segno di consenso. Un po’ di sonno avrebbe fatto miracoli. Si erano alzate solo da qualche ora, ma l’acquavite aggiunta al viaggio avrebbe avuto effetto.

L’ordine provocò agitazione.

«Non possiamo nasconderci qui» riuscì a dire Larine fra i singhiozzi e il fiatone. «Dobbiamo andare via adesso! Adesso! Ci ucciderà!»

Le guance di Bodewhin luccicavano di lacrime, ma adesso aveva un’espressione determinata. L’ostinazione dei Fiumi Gemelli avrebbe causato dei guai a più di una di quelle ragazze. «Dobbiamo trovare Mat. Non possiamo lasciarlo con... con un uomo che può... Non possiamo! Anche se si tratta di Rand, non possiamo!»

«Io voglio vedere Caemlyn» squittì Janacy, anche se ancora tremava.

Le altre si aggiunsero a loro tre, un gruppo di ragazzine tremanti che appoggiavano Janacy malgrado la paura, tutte in favore della partenza. Una delle ragazze di Watch Hill, alta e graziosa, di nome Elle, che aveva i capelli chiari per essere dei Fiumi Gemelli, iniziò a piangere a pieni polmoni.

Tutto ciò che poté fare Verin fu di non schiaffeggiarle tutte. Per le più giovani c’erano delle scuse, ma Larine, Elle e le altre con la treccia in teoria dovevano essere donne. Molte non erano state toccate e il pericolo era sparito. D’altro canto erano tutte stanche, la visita di Rand era stata un colpo e tutte probabilmente avrebbero incontrato molti altri pericoli in futuro, quindi mantenne sotto controllo l’esasperazione.

Alanna non lo fece. Anche fra le Verdi era nota per avere l’argento vivo nel sangue, e di recente era peggiorata. «Adesso andrete nelle vostre stanze» disse con freddezza, ma la voce era la sola cosa a essere controllata. Verin sospirò mentre l’altra Aes Sedai lavorava un flusso di Aria e Fuoco per creare un’illusione. La stanza si colmò di esclamazioni e gli occhi sgranati uscirono dalle orbite. Non c’era davvero bisogno di quel trucco, ma anche se era abitudine non interferire pubblicamente nel lavoro di un’altra Sorella, Verin dovette ammettere di provare sollievo per l’improvvisa cessazione delle grida di Elle. Le giovani prive di addestramento non potevano vedere i flussi; a loro pareva che Alanna stesse diventando più alta a ogni parola. La voce cresceva con lei, il tono era rimasto invariato ma roboante, per combaciare con le nuove sembianze. «Dovete diventare novizie e la prima lezione che una novizia deve imparare è obbedire alle Aes Sedai. Immediatamente. Senza lamentele e obiezioni.» Alanna era in piedi al centro della stanza senza aver cambiato le sembianze — almeno agli occhi di Verin — ma grazie all’illusione la testa sfiorava quasi i travi del soffitto. «Adesso, andate! Chiunque non sia nella sua stanza dopo che avrò contato fino a cinque lo rimpiangerà fino al giorno della morte. Uno. Due...» prima che arrivasse a tre vi furono una serie di grida e le ragazze corsero tutte su per le scale nel retro della sala comune; fu stupefacente che nessuna venisse travolta.

Alanna non si prese il disturbo di andare oltre il quattro. Quando l’ultima delle ragazze dei Fiumi Gemelli fu svanita al piano superiore, rilasciò saidar, l’illusione scomparve e la donna annuì soddisfatta. Verin sospettava che adesso avrebbero dovuto incitare le ragazze anche solo ad affacciarsi dalle loro stanze. Forse era meglio. Per come stavano le cose non voleva che nessuna sgattaiolasse dalla camera per andare a vedere Caemlyn, costringendola ad andarle a cercare.

Naturalmente il trucco di Alanna ebbe anche altri effetti. Fu necessario blandire le cameriere per farle uscire da sotto i tavoli dove si erano nascoste, e quella che era svenuta mentre cercava di andare in cucina fu aiutata ad alzarsi. Non fecero alcun rumore, ma tremavano come foglie al vento. Verin dovette dare a ognuna una spintarella per farle iniziare a camminare, e ripeté gli ordini sull’acquavite e il tè tre volte prima che Azril smettesse di guardarla come se le stesse spuntando un’altra testa. La bocca del locandiere era spalancata e gli occhi parevano pronti a schizzare fuori dalle orbite. Verin guardò Tomas e gli fece cenno di andare vicino a quel poveraccio.

Tomas la guardò in tralice — lo faceva sempre quando gli chiedeva di sistemare faccende insignificanti, ma non capitava spesso che contestasse i suoi ordini — quindi mise un braccio attorno alle spalle di mastro Dilham e chiese con tono gioviale se potevano bersi qualche bicchiere di vino insieme. Tomas era un brav’uomo, abile in campi sorprendenti. Ihvon si era seduto con la schiena contro il muro e con i piedi su un tavolo. Da lì riusciva a guardare Alanna e la porta sulla strada. Molto cauto. Era molto premuroso con lei dopo la disgrazia di Owein, l’altro Custode che era morto nei Fiumi Gemelli — e perfettamente consapevole del suo carattere, anche se di solito la donna lo controllava meglio di come aveva fatto oggi. Alanna non mostrava alcun interesse nel voler aiutare a sistemare il caos che aveva creato. Stava in piedi in mezzo alla sala comune e guardava nel vuoto, a braccia conserte. Per chiunque non fosse un’Aes Sedai probabilmente pareva il ritratto della serenità. Agli occhi di Verin, era una donna pronta a esplodere.