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Verin le mise una mano sul braccio. «Dobbiamo parlare.» Alanna la guardò con un’espressione illeggibile, quindi senza una parola si diresse verso la sala da pranzo privata.

Verin sentì alle sue spalle mastro Dilham dire con voce scossa: «Pensate possa dire che il Drago Rinato ha scelto la mia locanda? In fondo, è venuto qui.» Verin sorrise per un istante; almeno lui si sarebbe ripreso presto. Il sorriso svanì e lei si serrò la porta alle spalle, chiudendosi dentro con Alanna.

Quest’ultima camminava già avanti e indietro nella piccola sala, la seta della gonna divisa che faceva lo stesso rumore delle spade che scivolano fuori dalle custodie. Adesso l’apparenza serena era svanita. «Che sfrontato! Totalmente sfrontato! Trattenerci! Dare delle limitazioni a ‘noi’!»

Verin la guardò per un breve istante prima di parlare. Lei aveva impiegato dieci anni a superare la morte di Balinor e a legarsi con Ihvon. I sentimenti di Alanna erano stati duri da quando Owein era morto e li aveva trattenuti troppo a lungo. Le rare occasioni in cui si era concessa di piangere da quando avevano lasciato i Fiumi Gemelli non erano state sufficienti ad arrecarle sollievo. «Immagino che possa tenerci fuori dalla città interna con le guardie ai cancelli, ma non può trattenerci a Caemlyn.»

Con quella frase, Verin ottenne uno sguardo fulminante. Potevano andare via con poche difficoltà — per quanto Rand avesse imparato, c’erano scarse possibilità che avesse scoperto le protezioni — ma avrebbe significato rinunciare alle ragazze dei Fiumi Gemelli. Nessuna Aes Sedai ne aveva scoperto un gruppo così numeroso da... Verin non riusciva a pensare da quanto tempo. Forse da prima delle Guerre Trolloc. Anche le giovani diciottenni — il limite che si erano date — spesso trovavano difficile accettare le restrizioni del noviziato, ma se avessero elevato di cinque anni quel limite, lei e Alanna avrebbero potuto riportarne indietro almeno il doppio, se non di più. Altre cinque ragazze — cinque! — avevano la scintilla innata, inclusa la sorella di Mat, Elle, e la giovane Janacy. Prima o poi avrebbero incanalato, con o senza addestramento, e sarebbero state molto forti. Lei e Alanna se ne erano lasciate altre due alle spalle, per tornare a prenderle dopo circa un anno, quando sarebbero state abbastanza grandi da lasciare le loro case. Era un investimento sicuro; una ragazza con l’abilità innata la manifestava raramente prima dei quindici anni senza il dovuto addestramento. Le altre erano delle promesse eccezionali, tutte. I Fiumi Gemelli erano un’autentica miniera.

Adesso che aveva ottenuto l’attenzione dell’altra donna, Verin cambiò argomento. Non aveva certo intenzione di abbandonare quelle ragazze. O allontanarsi da Rand più del necessario. «Credi che abbia ragione riguardo alle ribelli?»

Alanna si strinse per un istante la gonna fra le mani. «La sola idea mi disgusta! È possibile che siamo giunte davvero alla...?» si interruppe con aria smarrita. Le spalle le crollarono e le lacrime sgorgarono quasi incontrollate.

Adesso che era riuscita a limare la rabbia dell’altra donna, Verin aveva delle domande da rivolgerle prima di riaccenderla. «Abbiamo qualche possibilità che la tua macellala possa rivelarti di più su quanto sta accadendo a Tar Valon?» La donna non era davvero al servizio di Alanna. Era un’agente dell’Ajah Verde, scoperta perché Alanna aveva visto il segnale delle emergenze davanti al negozio. Non aveva rivelato a Verin quale fosse il segnale, ma in fondo neanche lei avrebbe rivelato un segnale delle Marroni.

«No, sa solo quanto mi ha riferito e l’ha talmente paralizzata che non ha potuto dirmi altro. Tutte le Aes Sedai leali facciano ritorno alla Torre. Tutto è perdonato.» Era il succo del messaggio. Un lampo di rabbia illuminò gli occhi di Alanna, ma solo per un istante, e non con la stessa forza di prima. «Se non fosse per tutte quelle voci non ti avrei mai lasciato scoprire chi è la mia agente.» Adesso i sentimenti erano sbilanciati, ma almeno aveva smesso di camminare avanti e indietro.

«Lo so» rispose Verin, sedendosi davanti al tavolo. «E rispetterò la tua confidenza. Ma devi anche concordare con me che quel messaggio concretizza le voci. La Torre è spezzata. Probabilmente da qualche parte ci sono delle ribelli. Il punto è: cosa vogliamo fare noi?»

Alanna la guardò come se fosse impazzita. Non c’era da meravigliarsi. Siuan doveva essere stata deposta dal Consiglio della Torre, secondo le leggi della Torre stessa. Anche solo il suggerimento di andare contro le leggi della Torre era impensabile. Ma in fondo lo era anche l’idea di una Torre spezzata.

«Se adesso non hai una risposta, pensaci. E pensa anche a questo. Prima di ogni altra cosa, Siuan Sanche faceva parte del gruppo alla ricerca di Rand al’Thor.» Alanna aprì la bocca — senza dubbio per chiedere come facesse Verin a saperlo e se anche lei vi avesse preso parte — ma Verin non le diede la possibilità di parlare. «Solo una sempliciotta crederebbe alla farsa inscenata per farla cadere. Coincidenze di una tale enormità non esistono. Quindi pensa quale potrebbe essere l’opinione di Elaida su Rand. Era una Rossa, ricorda. Mentre rifletti, rispondi a questa domanda: come ti è venuto in mente di legarlo a te in questo modo?»

La domanda non avrebbe dovuto cogliere Alanna di sorpresa, eppure fu così. Esitò, quindi si sedette sistemando la gonna prima di rispondere. «Era la cosa più logica da fare, con lui proprio davanti a noi. Sarebbe dovuto accadere molto tempo prima. Tu non hai potuto o... non hai voluto.» Come molte Verdi, era divertita dall’insistenza delle altre Ajah che le Sorelle avessero un solo Custode. L’opinione delle Verdi in merito alle Rosse, che non ne avevano nessuno, era più ragionevole non svelarla. «Avrebbero dovuto essere legati tutti alla prima opportunità. Sono troppo importanti per andarsene in giro a piede libero, lui più degli altri.» Arrossì di colpo; ci sarebbe voluto parecchio tempo prima che recuperasse di nuovo il controllo delle proprie emozioni.

Verin sapeva perché era arrossita. Alanna si era confidata con lei. Avevano avuto Perrin sotto gli occhi per molte settimane mentre esaminavano le ragazze nei Fiumi Gemelli, ma Alanna aveva escluso subito la possibilità di legare lui. Il motivo era stato una semplice promessa accalorata di Faile — pronunciata ben lontano dalle orecchie di Perrin —, che se solo Alanna avesse fatto una cosa simile, non avrebbe lasciato viva i Fiumi Gemelli. Se Faile ne avesse saputo di più sul legame fra le Aes Sedai e i Gaidin, quella minaccia non avrebbe funzionato, eppure la sua ignoranza aveva bloccato Alanna. Molto probabilmente era stata la frustrazione, in aggiunta al fragile stato emotivo, che l’aveva spinta a legare Rand. Non solo legarlo, ma farlo senza il suo permesso. Non succedeva da centinaia di anni.

Be’, pensò Verin freddamente, anche io ho infranto diverse regole ai miei tempi. «Logica?» disse sorridendo per rendere le parole meno pungenti. «Parli come una Bianca. Bene. Adesso che lo hai, cosa pensi di fare con lui? Considerando la lezione che ci ha appena impartito. Mi ritorna in mente una favola che mi raccontavano quando ero bambina, di una donna che aveva messo la sella e la briglia a un leone. L’aveva trovato bellissimo da cavalcare, ma aveva anche scoperto di non poter mai smontare di sella o dormire.»

Alanna rabbrividì e si strofinò le braccia. «Ancora non posso credere che sia tanto forte. Se solo ci fossimo unite prima. Io ho provato e... ho fallito... È così forte!»