«Forse dovreste andare da Rand» disse improvvisamente Moghedien. Adesso sedeva in modo diverso, con la schiena dritta e gli occhi scuri fissi su Nynaeve. Perché?
«Cosa vuoi dire?» chiese lei.
«Tu ed Elayne dovreste andare a Caemlyn, da Rand. Lei potrebbe essere regina e tu...» Il sorriso di Moghedien non fu affatto piacevole. «Prima o poi ti interrogheranno a fondo su come riesci a fare tutte quelle meravigliose scoperte e al tempo stesso tremare come una bambina presa a rubare le caramelle quando cerchi di incanalare per loro.»
«Io non...» No, non avrebbe dato spiegazioni, non a quella donna. Perché d’improvviso Moghedien era tanto premurosa? «Ricordati solo che qualunque cosa dovesse accadermi nel caso scoprissero la verità, la tua testa sarà sul ceppo prima che finisca la settimana.»
«Anche tu potresti soffrire a lungo. Una volta Semirhage fece gridare un uomo ogni ora di veglia per cinque anni. Lo mantenne anche sano di mente, ma alla fine nemmeno lei riuscì a tenerlo in vita. Dubito che una qualsiasi di quelle bambine abbia un decimo delle conoscenze di Semirhage, ma potresti scoprire di persona quale limite sono in grado di raggiungere.»
Come faceva la donna a parlarle in questo modo? Aveva perso la solita ansia piagnucolosa, se ne era disfatta come un serpente che cambia pelle. Sembravano due contendenti alla pari che parlassero di argomenti ordinari. No, peggio. L’attitudine di Moghedien faceva sembrare che l’argomento fosse ordinario per lei, ma terribile per Nynaeve, la quale, in quel momento, avrebbe tanto voluto avere il bracciale. Le sarebbe stato di conforto. Le emozioni di Moghedien non potevano essere tanto fredde e calme come il volto e la voce.
Nynaeve rimase senza fiato. Il bracciale. Ecco cos’era. Il bracciale non era nella stanza. Le si ghiacciò lo stomaco. Il sudore sembrò colarle sul viso più rapidamente. In teoria, che il bracciale fosse presente o meno non doveva fare differenza. Elayne lo aveva addosso — ti prego, Luce, fa che non se lo sia tolto! — e l’altra metà dell’a’dam era stretta fermamente attorno al collo di Moghedien. Ma la logica non aveva nulla a che fare con la situazione. Nynaeve non si era mai trovata da sola con la donna senza la presenza del bracciale. O meglio, le poche volte che era successo si erano rivelate un disastro. Moghedien all’epoca non portava l’a’dam, ma non faceva alcuna differenza. Era una dei Reietti, erano sole, e Nynaeve non poteva controllarla. Strinse la gonna per evitare di afferrare il pugnale appeso alla cintura.
Il sorriso di Moghedien divenne più profondo, come se le avesse letto nella mente.
«In questo, puoi essere certa che il tuo interesse mi sta a cuore. Questo» la mano della donna si avvicinò al collare per un istante, facendo attenzione a non toccarlo «mi terrebbe sotto controllo a Caemlyn come qui. La schiavitù laggiù è meglio che la morte qui. Ma non metterci troppo a decidere. Se quelle cosiddette Aes Sedai decidono di ritornare alla Torre, quale regalo sarebbe migliore per la nuova Amyrlin Seat se non te, una donna tanto vicina a Rand al’Thor? Ed Elayne. Se prova per lei la metà dei sentimenti che la ragazza ha per lui, il fatto che la ragazza sia prigioniera lo legherà con una corda che non saprà mai come tagliare.»
Nynaeve si alzò, costringendosi a tenere salde le ginocchia. «Puoi rifare i letti e pulire la stanza. Mi aspetto di trovarla immacolata al mio ritorno.»
«Quanto tempo ho?» chiese Moghedien prima che lei raggiungesse la porta. Sembrava stesse chiedendo se l’acqua per il tè era pronta. «Qualche altro giorno prima che inviino la risposta a Tar Valon? Qualche ora? Dove penderà la bilancia fra Rand al’Thor o i presunti crimini di Elaida, di fronte all’idea della loro preziosa Torre di nuovo intera?»
«Occupati bene dei vasi da notte» rispose Nynaeve senza voltarsi. «Stavolta li voglio vedere puliti.» Andò via prima che Moghedien potesse aggiungere altro, sbattendosi la porta alle spalle.
Appena fuori si piegò contro il ruvido legno della casa, ansimando nel vicolo soffocante. Affondò le mani nel sacchetto appeso alla cintura, ne estrasse due foglie increspate di menta dell’oca e se le mise in bocca. Quelle foglie ci impiegavano molto a fare effetto sui bruciori di stomaco, ma le masticò e deglutì in fretta per farle agire prima. Gli ultimi momenti erano stati un colpo dopo l’altro mentre Moghedien faceva a pezzi tutto ciò che lei conosceva. Anche con tutta la diffidenza, aveva creduto di essere riuscita a intimidire la donna. Falso. Oh, Luce, falso. Era certa che Moghedien ne sapesse poco di Rand ed Elayne, come le Aes Sedai. Falso. E per quanto riguardava il suggerimento di andare da lui... Avevano parlato troppo liberamente davanti a lei. Cos’altro si erano lasciate scappare, e che uso avrebbe potuto farne Moghedien?
Un’altra Ammessa entrò nel vicolo scuro uscendo dalla piccola casa di fronte a lei e Nynaeve si tirò su, riponendo la menta dell’oca e sistemandosi il vestito. Tutte le stanze tranne quella frontale erano state commutate in camere da letto ed erano piene di Ammesse e inservienti, tre o quattro per ogni camera; gli alloggi non erano più grandi della loro, e a volte quelle ragazze dormivano in due nello stesso letto. L’altra Ammessa era snella, quasi esile, con gli occhi grigi e il sorriso pronto. Una Illianese. A Emara non piacevano Siuan e Leane, cosa che Nynaeve poteva capire, ed era convinta che dovessero essere mandate via — ci teneva a precisarlo — com’era sempre stato fatto con le donne quietate, ma a parte quello era gradevole. Non era offesa per lo spazio aggiuntivo di cui disponevano lei ed Elayne, o per il fatto che Marigan badasse alle pulizie per loro. Poche erano risentite.
«Ho sentito che farai lavoro di copia per Janya e Delana» disse con voce acuta, oltrepassandola per recarsi nella sua stanza. «Segui il mio consiglio, scrivi più in fretta che puoi. Janya preferisce che tu scriva tutto anziché evitare qualche sbavatura.»
Nynaeve fece una smorfia alle spalle di Emara. Scrivere veloce per Janya. Lenta per Delana. Bei consigli le avevano dato. In ogni caso, in quel momento non poteva preoccuparsi di fare delle macchie. O di Moghedien, fino a quando non avesse avuto modo di parlare con Elayne.
Scosse il capo e, borbottando, si incamminò a lunghi passi lungo la strada. Forse aveva dato diverse cose per scontate, lasciandosi scappare delle informazioni, ma era il momento di scuotersi e farla finita. Sapeva chi doveva trovare.
Negli ultimi giorni su Salidar era scesa la quiete, anche se le strade erano affollate. Le forge fuori città erano silenziose. Tutti erano stati avvisati di fare attenzione a quanto avrebbero detto in merito alla spedizione a Caemlyn finché c’era Tarna, in merito a Logain, che era al sicuro in uno degli accampamenti dei soldati; era stato anche raccomandato di non parlare dei soldati stessi, o del motivo per cui erano stati riuniti. Il che aveva diffuso una paura generalizzata a parlare, se non per qualche frase sussurrata. Il brusio sommesso pareva ansioso.
Tutti ne erano stati colpiti. Gli inservienti che di solito scattavano adesso erano esitanti e si lanciavano occhiate spaventate alle spalle. Anche le Aes Sedai parevano guardinghe dietro la calma apparente e si guardavano a vicenda con attenzione calcolata. Adesso per le strade vi erano pochi soldati, come se Tarna non li avesse visti il primo giorno e non fosse giunta alle sue conclusioni. Una risposta sbagliata del Consiglio avrebbe messo dei cappi attorno ai loro colli; anche i governanti e i nobili che volevano rimanere lontano dai guai della Torre probabilmente avrebbero impiccato ogni soldato sul quale avessero messo le mani, solo per evitare che si spargesse l’idea della ribellione. Percependo l’incertezza, quei pochi soldati avevano espressioni molto caute e sguardi ansiosi. Tranne Gareth Bryne, che attendeva paziente davanti alla Piccola Torre. Si era recato in quel luogo ogni giorno; arrivava prima che giungessero le Adunanti e andava via quando lasciavano l’edificio. Nynaeve credeva volesse accertarsi che si ricordassero di lui e di ciò che stava facendo per loro. La sola volta che aveva visto uscire le Adunanti, non erano sembrate contente di vederlo.