Solo i Custodi non parevano diversi dopo l’arrivo della Sorella Rossa. I Custodi e i bambini. Nynaeve sobbalzò quando vide tre ragazzine spuntare davanti a lei come quaglie, con i nastri fra i capelli, sudate e impolverate, che ridevano mentre correvano. Le bambine non sapevano cosa poteva succedere a Salidar e probabilmente se l’avessero saputo non l’avrebbero capito. Ogni Custode avrebbe seguito la propria Aes Sedai, qualunque cosa avesse deciso e ovunque fosse andata, senza mai scomporsi.
La conversazione pareva concentrata soprattutto sul tempo. Su quello e sui racconti che arrivavano da altrove su strani avvenimenti, vitelli a due teste che parlavano e uomini soffocati da sciami di mosche, tutti i bambini di un villaggio scomparsi nel cuore della notte e persone colpite a morte in piena luce da cose invisibili. Chiunque potesse pensare con chiarezza sapeva che la siccità e il caldo fuori stagione erano un effetto della mano del Tenebroso che toccava il mondo, ma la maggior parte delle Aes Sedai aveva dubbi su quanto sostenevano Elayne e Nynaeve: che anche gli altri fatti erano reali, che le bolle di male salivano dalla prigione del Tenebroso mentre i sigilli si indebolivano, fluttuando nel Disegno fino a quando non esplodevano. La maggior parte delle persone non era in grado di pensare con chiarezza. Alcuni incolpavano solo Rand. Altri sostenevano che il Creatore forse era dispiaciuto che il mondo non si fosse riunito alle spalle del Drago Rinato, o che le Aes Sedai non lo avessero catturato e domato, o che si opponessero alla nuova Amyrlin Seat. Nynaeve aveva sentito qualcuno dire che il tempo si sarebbe ripreso non appena la Torre fosse stata di nuovo integra. Si fece largo fra la folla.
«...giuro che è vero!» mormorò una cuoca, coperta di farina fino ai gomiti. «C’è un esercito di Manti Bianchi ammassato sull’altra riva dell’Eldar che aspetta solo l’ordine di Elaida per sferrare l’attacco.» A parte il tempo e i vitelli a due teste, le storie sui Manti Bianchi superavano in frequenza tutte le altre, ma i Figli della Luce che aspettavano ordini da Elaida? Il caldo aveva disciolto il cervello di quella donna!
«La Luce mi è testimone, è vero» mormorò un carrettiere che aveva i capelli grigi a una donna corrucciata che il vestito dal taglio ben fatto distingueva come la cameriera di un’Aes Sedai. «Elaida è morta. Le Rosse sono venute a chiedere a Sheriam di essere la nuova Amyrlin.» La donna annuì, accettando ogni parola.
«Io penso che Elaida sia una brava Amyrlin» ribatté un uomo con la giubba di lana ruvida, spostandosi un fagotto da una spalla all’altra. «Brava come tutte le altre.» Non mormorò al suo compagno. Parlò ad alta voce, cercando di non guardarsi intorno per vedere chi stesse a sentire.
Nynaeve storse la bocca. Voleva essere sentito. Come aveva fatto Elaida a scoprire Salidar tanto in fretta? Tarna doveva aver lasciato Tar Valon subito dopo che le Aes Sedai avevano iniziato a riunirsi nel villaggio. Siuan aveva fatto presente che mancavano ancora molte Azzurre — il messaggio di riunirsi a Salidar originariamente era stato rivolto solo a loro — e Alviarin era stata istruita di occuparsene. Un pensiero che dava il voltastomaco, ma non quanto la semplice spiegazione; sostenitrici segrete di Elaida si nascondevano a Salidar. Tutti guardavano con sospetto gli altri e il guardaboschi non era il primo che Nynaeve avesse sentito dichiarare la stessa cosa, nello stesso identico modo. Le Aes Sedai forse non lo dicevano apertamente, ma Nynaeve sospettava che qualcuna avrebbe voluto farlo. Tutto faceva somigliare Salidar a un grosso stufato per niente gustoso e rendeva quanto lei stava facendo ancor più giusto.
Cercare chi le serviva richiese tempo. Aveva bisogno dei gruppi di bambini che giocavano e non ce ne erano molti a Salidar. Come avrebbe scommesso, Birgitte stava guardando cinque ragazzini che se ne andavano in giro tirandosi sassi e ridendo tutti fragorosamente quando qualcuno veniva colpito, inclusa la vittima stessa. Non aveva molto senso, come la maggior parte dei giochi dei bambini. O degli uomini.
Birgitte ovviamente non era da sola: di rado le capitava, a meno che non si sforzasse in tal senso. Areina le stava alle spalle, si tamponava il sudore che le scivolava sul viso e cercava di non mostrarsi annoiata dai bambini. Aveva uno o due anni meno di Nynaeve, e portava i capelli scuri acconciati in una treccia elaborata come quella di Birgitte, anche se le arrivava appena sotto le spalle. Quella di Birgitte oltrepassava la vita. Anche gli abiti erano un’imitazione di quelli di Birgitte — la giubba lunga fino alla vita e di color grigio chiaro e le brache voluminose color bronzo strette alle caviglie, e corti stivali con i tacchi alti — come l’arco e la faretra legata in vita. Nynaeve non credeva che Areina avesse mai avuto un arco prima di incontrare Birgitte. La ignorò.
«Ho bisogno di parlarti,» disse a Birgitte «da sola.»
Areina la guardò, gli occhi azzurri vicini al disgusto. «Pensavo che avresti portato lo scialle in questo giorno speciale, Nynaeve. Mamma mia. Sembra che sudi come un cavallo. Come mai?»
Nynaeve si innervosì. Aveva assistito la donna prima che lo facesse Birgitte, ma le amicizie si erano confuse prima di raggiungere Salidar. Scoprire che Nynaeve non era Aes Sedai aveva fatto venire a galla qualcosa di più che semplice delusione. Solo una richiesta di Birgitte aveva trattenuto Areina dall’informare le Aes Sedai che aveva finto di esserlo. La ragazza aveva prestato il giuramento di Cercatrice del Corno e Birgitte per lei era un modello sicuramente migliore di Nynaeve. E pensare che una volta aveva avuto pietà dei lividi della donna!
«A giudicare dalla tua espressione,» rispose Birgitte con un sorriso malizioso «o sei pronta a strangolare qualcuno, forse Areina, o il vestito ti è caduto fra un gruppo di soldati quando non avevi addosso la sottoveste.» Areina rise ma pareva colpita. Il perché, Nynaeve non riusciva a immaginarlo; la donna aveva avuto molto tempo per abituarsi al bizzarro senso dell’umorismo di Birgitte, più consono a un uomo non rasato con il naso affondato in un boccale di birra e lo stomaco pieno.
Nynaeve studiò i ragazzi che giocavano per avere modo di far sbollire la rabbia. Era più che inutile arrabbiarsi, quando doveva chiedere un favore.
Seve e Jaril erano fra i piccoli. Le Gialle non si erano sbagliate; avevano solo bisogno di tempo. Dopo quasi due mesi a Salidar con gli altri bambini e senza provare paura, ridevano e gridavano forte come gli altri.
Nynaeve fu colpita da un pensiero improvviso. Marigan si occupava ancora di loro, anche se malvolentieri: si accertava che facessero il bagno e che mangiassero, ma adesso che parlavano di nuovo potevano dire in ogni momento che quella donna non era la loro mamma. Forse lo avevano già fatto. Forse la cosa non avrebbe scatenato domande, ma forse sì e le domande potevano far crollare proprio sulle loro teste la casa di ramoscelli che avevano costruito. Lo stomaco le si gelò di nuovo. Perché non ci aveva pensato prima?
Nynaeve sobbalzò quando Birgitte le toccò un braccio. «Cosa c’è che non va, Nynaeve? Sembra quasi che ti sia morta la migliore amica, maledicendoti mentre esalava l’ultimo respiro.»
Areina si stava allontanando con la schiena dritta, e lanciava occhiate alle sue spalle verso le due donne. Era capace di guardare Birgitte bere e amoreggiare con gli uomini senza scomporsi minimamente, addirittura cercando di imitarla, però si infuriava ogni volta che la donna voleva rimanere da sola con Elayne o Nynaeve. Gli uomini non erano una minaccia; secondo i criteri di Areina solo le donne potevano essere amiche, e lei sola poteva essere amica di Birgitte. L’idea di avere due amiche le pareva assurda. Be’, Nynaeve ne aveva abbastanza di pensare a lei.
«Potresti procurarti dei cavalli per noi?» Nynaeve cercò di rendere ferma la voce. Non era ciò che era venuta a chiedere, ma Seve e Jaril l’avevano trasformata in una domanda eccellente. «Quanto ci vorrà?»