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«Mi è stato chiesto di dirti di andare da loro, Ammessa, e l’ho fatto.» Calma come acqua ferma in una brocca da una settimana.

«Che cosa hanno detto? Le parole esatte.»

«Le parole esatte, Ammessa? Non so se riuscirò a ricordarle, ma ci proverò. Tieni a mente che lo hanno detto loro, io lo ripeto e basta. Janya Sedai ha detto qualcosa come: ‘Se quella sciocca ragazza non si fa vedere presto, giuro che non sarà in grado di sedersi comodamente fino a quando non sarà abbastanza vecchia da essere una nonna.’ E Delana Sedai invece ha detto: ‘Avrà raggiunto quell’età prima che decida di farsi viva. Se non arriva nel prossimo quarto d’ora la riduco a uno straccio per spolverare.’» Gli occhi di Nicola erano l’immagine dell’innocenza. E al tempo steso molto attenti. «Lo hanno detto circa venti minuti fa, Ammessa, forse qualcosa di più.»

Nynaeve rimase quasi senza fiato. Solo perché le Aes Sedai non potevano mentire, non significava che tutto ciò che dicevano andasse preso alla lettera, ma a volte un passerotto sarebbe morto di fame prima di capire la differenza fra le due cose. Con chiunque altra tranne Nicola, avrebbe gridato: «Oh, Luce!» e sarebbe corsa via. Ma non in sua presenza. Non davanti a una donna che pareva prendere nota di tutte le sue debolezze. «In questo caso ritengo non ci sia bisogno che tu corra davanti a me. Vai a fare quello che devi.» Dando le spalle a Nicola che le faceva la riverenza come se non ci fosse nulla al mondo che le importasse, si rivolse a Birgitte. «Ti parlerò di nuovo più tardi. Ti suggerisco di non fare nulla sino ad allora.» Se avesse avuto fortuna, l’avrebbe tenuta lontana da Uno. Molta fortuna.

«Penserò al tuo suggerimento» rispose seria Birgitte, ma l’espressione non era affatto tale, piuttosto divertita e compassionevole. La donna conosceva le Aes Sedai, a modo suo ne sapeva più delle Aes Sedai stesse.

Nynaeve non poté fare altro che accettare e sperare. Mentre s’incamminava per strada, Nicola la affiancò. «Ti ho detto di andare a fare quello che devi.»

«Mi hanno chiesto di ritornare da loro quando ti avessi trovata, Ammessa. Quella è una delle tue erbe? Perché le usi? È perché non puoi... Perdonami, Ammessa. Non avrei dovuto parlarne.» Nynaeve guardò il sacchetto con la menta dell’oca che aveva in mano — non si ricordava di averlo preso — e lo ripose. Aveva voglia di masticarne l’intero contenuto. Ignorò le scuse e la loro ragione; erano false quanto l’altra era deliberata. «Uso le erbe perché non sempre è necessaria la guarigione.» Le Gialle avrebbero disapprovato se quella frase le avesse raggiunte? Disprezzavano le erbe, parevano interessate solo alle malattie che avevano bisogno della guarigione. Ma perché si preoccupava che quanto aveva detto a Nicola venisse riferito alle Aes Sedai? La donna era una novizia, indipendentemente da come guardava lei ed Elayne. Non era importante. «Fai silenzio» le disse irritata. «Voglio pensare.» Nicola rimase zitta mentre si incamminavano verso le strade affollate, ma a Nynaeve sembrò che rallentasse il passo. Forse era solo la sua immaginazione, ma le facevano male le ginocchia per lo sforzo di non superarla. Non avrebbe permesso in nessuna circostanza di far vedere a Nicola che aveva fretta.

La situazione la fece infuriare. Fra tutte quelle che avrebbero potuto mandare a cercarla, le era difficile immaginare qualcuna peggiore di Nicola. Birgitte probabilmente era andata alla ricerca di Uno. Le Adunanti probabilmente stavano dicendo a Tarna che erano pronte a inginocchiarsi e baciare l’anello di Elaida. Seve e Jaril probabilmente stavano dicendo a Sheriam che non conoscevano Marigan. Era proprio quel tipo di giornata, e il sole cocente era solo a un quarto della risalita nel cielo senza nuvole.

Janya e Delana aspettavano nella sala della piccola casa che condividevano con le altre Aes Sedai. Ognuna con la propria camera da letto. Ogni Ajah aveva una casa per le riunioni, ma le Aes Sedai erano sparpagliate nel villaggio a seconda di quando erano arrivate. Con lo sguardo rivolto a terra mentre si umettava le labbra, Janya pareva inconsapevole del loro arrivo. Delana dai capelli biondi però — erano talmente chiari che non si poteva dire se ve ne fossero anche di bianchi — concentrò gli occhi azzurro chiaro su di loro non appena entrarono. Nicola sobbalzò. Nynaeve se ne sarebbe rallegrata, se non avesse fatto anche lei lo stesso. Di solito gli occhi della robusta Grigia non erano diversi da quelli delle altre Aes Sedai, ma quando si concentrava su qualcuna sembrava non esistesse nessun altro. C’era chi sosteneva che Delana avesse successo come mediatrice perché tutti avrebbero acconsentito a qualsiasi cosa pur di evitare il suo sguardo. Sotto gli occhi di quella donna, ci si chiedeva quali fossero i propri errori anche se non se ne erano commessi. La lista che Nynaeve aveva in mente la fece inchinare profondamente quanto Nicola.

«Ah,» si lasciò sfuggire Janya battendo le palpebre, come se fossero spuntate dal pavimento «eccovi.»

«Perdonatemi il ritardo» disse in fretta Nynaeve. Che Nicola pensasse ciò che voleva. Delana la fissava, lei, non Nicola. «Ho perso la cognizione del tempo e...»

«Non importa» la voce di Delana era profonda per essere quella di una donna, l’accento un’eco gutturale di quello shienarese di Uno. Era stranamente melodiosa per una persona della sua corporatura, ma in fondo anche i suoi movimenti aggraziati lo erano. «Nicola, vai pure. Farai le commissioni per Faolain fino alla prossima lezione.» Nicola non perse tempo nel rivolgerle un’altra riverenza e scattare. Forse voleva sentire cosa avrebbero detto le Aes Sedai a Nynaeve per essersi presentata in ritardo, ma nessuno oltrepassava i limiti con le Aes Sedai.

A Nynaeve in quel momento non sarebbe importato se a Nicola fossero spuntate le ali. Si accorse che sul tavolo non c’era la boccetta d’inchiostro, o il contenitore con la sabbia, la penna o la carta. Niente di ciò di cui aveva bisogno. Che dovesse portarli lei? Delana ancora la fissava. Non lo faceva mai con nessuna per tutto quel tempo. A meno che non avesse un motivo preciso.

«Gradiresti un tè freddo alla menta?» chiese Janya, e stavolta fu il turno di Nynaeve di battere le palpebre. «Credo che il tè sia di conforto, facilita le conversazioni, a mio parere.» Senza attendere la risposta, la Sorella Marrone iniziò a riempire delle tazze scompagnate da una teiera a righe azzurre appoggiata sulla credenza. Al posto di una delle zampe del mobile c’era una pietra. Le Aes Sedai avevano più spazio, ma i mobili erano altrettanto brutti. «Io e Delana abbiamo deciso che gli appunti possono aspettare. Parleremo. Miele? Io lo preferisco senza. Tutta quella dolcezza rovina il sapore. Ma le giovani lo vogliono sempre con il miele. Avete fatto cose meravigliose finora. Tu ed Elayne.» Delana si schiarì la gola, attirando la sua attenzione. Dopo un istante, Janya aggiunse: «Oh, sì.»

Delana aveva sistemato una delle sedie in mezzo alla stanza. Una sedia di canne intrecciate. Dal momento in cui Janya aveva parlato di conversazione Nynaeve aveva capito che non si sarebbe trattato solo di quello. Delana le fece cenno di accomodarsi, e Nynaeve eseguì, sedendosi in bilico. Accettò una tazza da Janya mormorando: «Grazie, Aes Sedai.» Non dovette aspettare a lungo.

«Dicci di Rand al’Thor» chiese Janya. Sembrava pronta ad aggiungere qualcos’altro, ma Delana si schiarì di nuovo la gola. Janya batté le palpebre e tacque, sorseggiando il tè. Si sedettero una da un lato e una dall’altro di Nynaeve. Delana la guardò, quindi sospirò e incanalò per prendere una terza tazza di tè per lei. Fluttuò nella stanza. Delana ritornò a fissarla in quel modo che pareva perforarle la testa, mentre Janya era apparentemente persa in pensieri privati e non pareva notare altro.