«Vi ho detto tutto quello che so» sospirò Nynaeve. «Be’, l’ho detto alle Aes Sedai.» Aveva dovuto. Nulla di quanto sapeva poteva fare del male a Rand — non più della consapevolezza di cosa fosse — e poteva aiutarlo in qualche modo se fosse riuscita a convincere le Sorelle a vederlo come un uomo. Non uno capace di incanalare, solo un uomo. Un compito difficile con il Drago Rinato. «Non so altro.»
«Non mettere il broncio» scattò Delana. «E non agitarti.»
Nynaeve appoggiò la tazza e si asciugò il polso con la gonna.
«Bambina,» disse Janya, con la voce piena di compassione «lo so che pensi di averci detto tutto, ma Delana... Non posso credere che tu ci nasconda qualcosa di proposito.»
«Perché non dovrebbe farlo?» ringhiò Delana. «Sono nati nello stesso villaggio. Lo ha visto crescere. Potrebbe essere più leale nei suoi confronti che non in quelli della Torre Bianca.» Lo sguardo tagliente si posò di nuovo su Nynaeve. «Dicci qualcosa che non hai già raccontato. Ho sentito tutte le tue storie, ragazza, quindi so tutto.»
«Prova, bambina. Sono sicura che non vuoi far arrabbiare Delana. Perché...» Janya si interruppe nel sentire l’altra donna che si schiariva di nuovo la gola.
Nynaeve sperava che le due interpretassero la tazza che le tremava fra le mani come segno di timore. Trascinata lì e terrorizzata — be’, non terrorizzata ma preoccupata — su quanto potessero essere arrabbiate con lei, e adesso questo. Stare con le Aes Sedai insegnava ad ascoltare con attenzione. Forse non si riusciva a interpretare cosa intendessero veramente, ma si avevano maggiori possibilità che distraendosi, come faceva di solito la maggior parte della gente. Nessuna delle due aveva detto apertamente che ritenevano stesse nascondendo qualcosa. Volevano solo spaventarla nel caso fosse vero. Ma Nynaeve non aveva paura di loro. Non molta. Era furiosa.
«Quando era bambino,» rispose con cautela «accettava le punizioni senza discutere se pensava di meritarle, ma se era del parere opposto combatteva energicamente.»
Delana sbuffò. «Lo hai detto a tutte. Qualcos’altro, veloce!»
«Puoi guidarlo, o convincerlo, ma non si lascerà spingere. Punta i talloni se pensa che...»
«E anche questo.» Con le mani sugli ampi fianchi, Delana si piegò su Nynaeve, che desiderò quasi avere di nuovo Nicola che la fissava. «Qualcosa che tu non abbia detto a tutte le cuoche e le lavandaie di Salidar.»
«Prova, bambina» disse Janya, per una volta senza provare ad aggiungere altro. La stavano tartassando, Janya mostrandole comprensione e Delana senza pietà; Nynaeve raccontò loro tutto ciò che riuscì a ricordare. Non ottenne tregua; tutto era stato già detto in precedenza, come le aveva fatto presente Delana. Non gentilmente. Nel frattempo Nynaeve riuscì a bere un sorso di tè ormai stantio e talmente dolce da dare il voltastomaco. Janya voleva credere davvero che alle giovani piacesse il miele. La mattina passò lentamente. Molto lentamente.
«Questa conversazione non ci sta portando da nessuna parte» concluse Delana, guardando male Nynaeve come se fosse colpa sua.
«Posso andare, allora?» chiese lei stancamente. Ogni goccia di sudore che la inzuppava pareva fosse stata strizzata via. Era esausta. Aveva anche voglia di prendere a schiaffi quelle due Aes Sedai.
Delana e Janya si scambiarono delle occhiate. La Grigia si strinse nelle spalle e si diresse verso la credenza per prendere un’altra tazza di tè. «Certo che puoi» le rispose Janya. «So che tutto questo deve essere stato difficile per te, ma abbiamo davvero bisogno di conoscere Rand al’Thor meglio di come si conosce lui stesso, se dobbiamo decidere cosa fare. Altrimenti tutto potrebbe rivelarsi una catastrofe. Oh, sì. Ti sei comportata molto bene, bambina. Ma in fondo da te non mi aspettavo di meno. Chiunque sia in grado di fare le tue scoperte, anche con il tuo svantaggio... be’, da te non mi aspetto meno che risultati eccellenti. E pensare...»
Ci mise un po’ a finire il discorso e lasciare che Nynaeve andasse via, barcollante sulle ginocchia instabili. Tutti parlavano di lei. Ma certo. Avrebbe dovuto ascoltare il consiglio di Elayne e cominciare a lasciare qualcuna di quelle ‘scoperte’ a lei. Moghedien aveva ragione. Prima o poi avrebbero indagato su come riusciva a fare tali conquiste. Quindi dovevano decidere cosa fosse meglio fare per evitare la catastrofe. Nessun indizio su come intendessero agire nei confronti di Rand.
Un’occhiata al sole quasi a picco le disse che era già tardi per l’appuntamento con Theodrin. Se non altro, stavolta aveva una buona scusa.
La casa di Theodrin — sua e di altre due dozzine di donne — si trovava oltre la Piccola Torre. Nynaeve rallentò quando fu accanto alla vecchia locanda. Il gruppo di Custodi sul lato anteriore insieme a Gareth Bryne erano la prova evidente che la riunione era ancora in corso. Un residuo di rabbia le fece vedere i flussi della protezione, una cupola fatta in prevalenza di Fuoco e Aria con dei tocchi di Acqua, che risplendeva ai suoi occhi sopra tutto l’edificio; il nodo che la manteneva chiusa era molto seducente. Toccarlo sarebbe equivalso a offrire la propria pelle per una conceria; c’erano molte Aes Sedai nelle strade affollate. Di tanto in tanto, alcuni dei Custodi facevano avanti e indietro attraverso lo scudo brillante, invisibile ai loro occhi, quando un gruppo si scioglieva e se ne formava uno nuovo. La stessa protezione che Elayne non era riuscita a penetrare. Uno schermo contro eventuali persone tentate dall’origliare. Ricorrendo al Potere.
La casa di Theodrin era a circa cento passi di distanza in fondo alla strada, ma Nynaeve svoltò in un cortile accanto a una casa con il tetto di paglia, proprio dietro la vecchia locanda. Un recinto di legno instabile circondava la piccola chiazza d’erba secca dietro la casa, ma c’era un cancello sostenuto da un solo cardine semi arrugginito. Quando lo aprì fece un rumore terribile. Nynaeve si guardò intorno — nessuno affacciato alle finestre, nessuno in strada in un punto da dove potessero vederla — tirò su la gonna e scattò nel vicolo che giungeva alla stanza divisa con Elayne.
Esitò per un istante, si asciugò le mani sudate sul vestito e rammentò quanto le aveva raccontato Birgitte. Sapeva di essere codarda, di nome e di fatto. Un tempo si era creduta coraggiosa. Non un’eroina, come Birgitte, ma coraggiosa. Il mondo le aveva dato una lezione differente. Il solo pensiero di cosa le avrebbero potuto fare le Sorelle se l’avessero presa le faceva venire voglia di girarsi e correre da Theodrin. La possibilità di trovare una finestra nella stanza dov’erano riunite le Adunanti era molto remota. Fin troppo.
Cercò di eliminare l’arsura dalla bocca — come poteva essere tanto secca quando tutto il resto era umido? — e si avvicinò. Un giorno le sarebbe piaciuto sapere cosa si provava a essere coraggiose, come Birgitte o Elayne.
La protezione non vacillò quando la oltrepassò. Non le diede alcuna sensazione. Ma quello lo sapeva già. Toccarla non scatenava conseguenze, ma si appiattì comunque contro la parete di pietra. Dei pezzetti di rampicante le sfiorarono il viso. Si diresse lentamente verso una finestra a battenti, facendo quasi per andarsene. Era ben chiusa e senza vetri, rimpiazzati da un pezzo di tela oleata che lasciava passare la luce ma non le permetteva di vedere. O sentire. Se c’era qualcuno dall’altra parte, non le giungeva alcun rumore. Sospirando si fece avanti verso la finestra successiva. Uno dei vetri era stato sostituito, e il rimanente mostrava un vecchio tavolo coperto di carte, boccette per l’inchiostro, qualche sedia, ma nient’altro.
Borbottando un’imprecazione che aveva sentito da Elayne — la ragazza ne conosceva una quantità sorprendente — andò avanti. La terza finestra era spalancata. Si avvicinò e saltò indietro. Non credeva che avrebbe davvero trovato qualcosa, ma in quella stanza c’era Tarna. Non con le Adunanti, ma con Sheriam, Myrelle e le altre del gruppo. Se il cuore non le avesse battuto tanto forte, prima di guardare avrebbe sentito parte della conversazione sommessa.