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Quella sera, seduto al tavolo di cucina, Langdon era rimasto a fissare il pacchetto chiedendosi cosa mai potesse contenere. Alla fine, aveva deciso che doveva trattarsi di una delle tante bizzarrie di Peter, l’aveva chiuso nella cassaforte a muro nella sua biblioteca e se n’era dimenticato.

Per lo meno… fino a quella mattina.

La telefonata. L’uomo con l’accento del Sud.

"Ah, professore, quasi dimenticavo!" aveva detto l’assistente di Peter dopo avere comunicato a Langdon i dettagli del programma di viaggio. "Ci sarebbe un’ultima richiesta da parte del signor Solomon."

"Sì?" aveva domandato Langdon, già concentrato sulla conferenza che aveva appena accettato di tenere.

"Il signor Solomon mi ha lasciato un appunto per lei." L’uomo aveva cominciato a leggerlo con difficoltà, come se stesse cercando di decifrare la scrittura di Peter. "Ter favore chieda a Robert… di portare… il pacchetto sigillato che gli ho affidato molti anni fa.’" L’uomo aveva fatto una pausa. "Le dice qualcosa?"

Sorpreso, Langdon si era ricordato del pacchetto chiuso da tempo nella sua cassaforte. "Sì… sì, so a cosa si riferisce."

"E può portarlo con sé?"

"Certo. Dica a Peter che lo porterò."

"Ottimo." L’assistente era parso sollevato. "Si goda la sua conferenza, questa sera. E faccia buon viaggio."

Prima di partire, Langdon aveva recuperato il pacchetto dal fondo della cassaforte e lo aveva messo nella borsa.

E ora era lì, all’interno del Campidoglio, con una sola certezza. Peter Solomon sarebbe inorridito nell’apprendere come lui aveva tradito le sue aspettative.

25

Mio Dio, Katherine aveva ragione. Come sempre.

Trish Durine fissava stupita l’esito della metaricerca che si stava materializzando sulla parete al plasma davanti a lei. Pensava che i suoi sforzi non avrebbero dato alcun risultato e, invece, erano usciti più di dieci riscontri. E continuavano ad aggiungersene altri.

Uno, in particolare, sembrava promettente.

«Katherine, vieni a vedere!» gridò voltandosi verso la biblioteca.

Erano passati due anni dall’ultima volta che Trish aveva lanciato una metaricerca simile, e i risultati di quella sera la lasciavano stupefatta. Qualche anno fa, questa interrogazione sarebbe stata senza speranza. Ora, invece, sembrava che la quantità di documenti su supporto digitale disponibili in rete fosse esplosa al punto che si poteva davvero trovare qualunque cosa. Incredibilmente, una delle parole chiave era un termine che Trish non aveva mai sentito, eppure la ricerca aveva scovato anche quella.

Katherine entrò di corsa nella sala controllo. «Cos’hai trovato?»

«Un gran numero di riscontri.» Trish indicò la parete al plasma. «Ognuno di questi documenti contiene tutte le tue stringhe, parola per parola.»

Katherine si sistemò i capelli dietro l’orecchio e scorse l’elenco.

«Prima che ti entusiasmi troppo, però» aggiunse Trish «devo avvertirti che la maggior parte di questi documenti non è ciò che stai cercando. In gergo si chiamano "buchi neri". Guarda le dimensioni dei file. Sono enormi. Sono archivi zippati contenenti milioni di e-mail, giganteschi siti di enciclopedie in edizione integrale, gruppi di discussione attivi da anni e così via. A causa delle dimensioni e dei contenuti più disparati, questi file includono così tante potenziali parole chiave da attirare qualunque motore di ricerca gli si avvicini.»

Katherine indicò una delle occorrenze verso l’inizio dell’elenco. «Cosa mi dici di questo?»

Trish sorrise. Katherine era sempre un passo avanti a tutti e aveva trovato subito l’unico file della lista di dimensioni contenute. «Che occhio! Sì, in effetti questo è il nostro unico risultato valido per il momento. Anzi, è così piccolo che non può trattarsi che di una o due pagine.»

«Aprilo.» Il tono di Katherine era eccitato.

Trish non riusciva a immaginare un documento di una pagina che contenesse tutte le strane stringhe di ricerca che Katherine le aveva fornito. Quando lo aprì, però, le stringhe erano lì… chiarissime e facili da individuare all’interno del testo.

Katherine si avvicinò, con gli occhi incollati alla parete al plasma. «Questo documento è… segretato?»

Trish annuì. «Benvenuta nel mondo dei testi digitalizzati.»

La segretazione automatica è una prassi comune nel mercato dei documenti digitalizzati, un procedimento mediante il quale un server permette a un utente di effettuare ricerche su tutto il testo, ma lascia in chiaro soltanto una piccola parte di esso — una specie di anteprima — e solo quella immediatamente vicina alle parole chiave indicate.

Omettendo la stragrande maggioranza del testo, il server evita violazioni di copyright e manda all’utente un messaggio allettante: "Ho le informazioni che stai cercando, ma se le vuoi dovrai acquistarle da me".

«Come vedi» disse Trish, scorrendo la pagina abbondantemente oscurata «il testo contiene tutte le stringhe inserite nella ricerca.»

Katherine fissava la pagina in silenzio.

Trish le diede un minuto, poi tornò all’inizio della pagina. Tutte le stringhe indicate da Katherine, riportate in maiuscolo e sottolineate, erano accompagnate da poche parole che le precedevano e le seguivano nel testo.

Trish non riusciva a immaginare a cosa potesse riferirsi quel

documento. E cosa diavolo era un symbolon?

Katherine si avvicinò impaziente allo schermo. «Da dove viene questo documento? Chi lo ha scritto?»

Trish ci stava già lavorando. «Dammi un secondo. Sto cercando di risalire alla fonte.»

«Devo sapere chi lo ha scritto» ribadì Katherine a voce più alta. «Ho bisogno di vedere il resto del documento.»

«Ci sto provando» disse Trish, allarmata dal tono di Katherine.

Stranamente, l’indirizzo del file non era indicato nella forma classica di una pagina web, ma somigliava di più alla sequenza numerica di un indirizzo IP. «Non riesco a risalire all’IP» annunciò Trish. «E il nome del dominio non compare. Però, aspetta un momento. Provo a lanciare un programma per tracciare il percorso del file.»

Trish batté la sequenza di istruzioni per identificare tutti i passi" per risalire al server.

«Partito» disse lanciando la ricerca.

Questo tipo di applicazione era estremamente veloce e stilla parete al plasma comparve quasi all’istante un lungo elenco di dispositivi di rete. Trish cominciò a scorrere il percorso dei router che collegavano il suo computer a…

Che diavolo? La traccia si era interrotta prima di arrivare al server da cui era partito il documento. Per qualche motivo, il segnale generato dal programma era giunto a un dispositivo che l’aveva fagocitato anziché rimbalzarlo indietro. «Sembra che il segnale sia stato bloccato» disse Trish. Ma com’è possibile?

«Riprova.»

Trish lanciò nuovamente l’applicazione, ma ottenne lo stesso risultato. «Niente da fare. Siamo a un punto morto. È come se questo documento fosse in un server non rintracciabile.» Guardò gli ultimi due router prima del punto di arresto. «Però posso dirti che si trova all’interno del Distretto di Columbia.»

«Stai scherzando?»

«Non mi sorprende» osservò Trish. «Questi programmi allargano progressivamente il campo di ricerca su base geografica, quindi i primi risultati si riferiscono sempre a indirizzi locali. Inoltre, una delle nostre stringhe era "Washington, DC".»

«E se tu facessi una ricerca sui nomi di dominio?» suggerì Katherine. «Non capiresti chi è il proprietario?»

Non molto sofisticata come idea, ma neanche da scartare. Trish entrò nel database anagrafico dei domini e lanciò una ricerca per l’indirizzo IP, nella speranza di trovare una corrispondenza tra la sequenza dei numeri e un reale nome di dominio. Adesso la sua delusione era mitigata da una crescente curiosità. Chi diavolo è il proprietario di questo documento? I risultati relativi al "chi" comparvero in fretta, però senza dare alcun riscontro. Trish alzò le mani in segno di sconfitta. «È come se questo indirizzo IP non esistesse. Non riesco a rintracciare nessuna informazione al riguardo.»