«Ma deve esistere. Abbiamo appena trovato un documento contenuto nel suo archivio!»
Vero. Eppure, chiunque fosse, il proprietario di quel documento preferiva non divulgare la propria identità. «Non so cosa dirti. Tracciare percorsi di rete non è esattamente il mio campo e, a meno che tu non voglia chiedere aiuto a un informatico con competenze da hacker, non saprei cos’altro tentare.»
«Ne conosci qualcuno?»
Trish si voltò a guardare il suo capo. «Scherzavo. Non è una buona idea.»
«Ma si può fare?» Katherine guardò l’orologio.
«Be’, sì… lo fanno tutti. Tecnicamente, non è difficile.»
«Chi conosci?»
«Di hacker?» Trish fece una risatina nervosa. «Praticamente la metà delle persone che lavoravano con me prima lo è.»
«C’è qualcuno di cui ti fidi?»
Sta dicendo sul serio? Trish vide che Katherine era assolutamente seria. «Be’, sì» si affrettò a rispondere. «Conosco un ragazzo. Era il nostro esperto in sicurezza dei sistemi… uno in gamba. Voleva uscire con me, e questo non mi andava, ma è un tipo a posto e mi fido di lui. E poi lavora anche come consulente.»
«Sa tenere la bocca chiusa?»
«È un hacker. Naturale che sa tenere la bocca chiusa. È il suo mestiere. Ma sono sicura che chiederà almeno mille dollari anche solo per guardare…»
«Chiamalo. Offrigli il doppio se mi farà avere una risposta in fretta.»
Trish non avrebbe saputo dire cosa la mettesse più a disagio, se aiutare Katherine Solomon a ingaggiare un hacker… o chiamare un tizio che probabilmente non aveva ancora accettato che un’esperta in metasistemi grassottella e con i capelli rossi respingesse le sue avance. «Sicura?»
«Usa il telefono della biblioteca. È un numero non rintracciabile. E ovviamente non fare il mio nome.»
«D’accordo.» Trish stava già andando verso la porta quando si bloccò, sentendo il trillo dell’iPhone di Katherine. Con un po’ di fortuna, il messaggio in arrivo avrebbe potuto contenere le informazioni che l’avrebbero esentata da quella sgradevole incombenza. Attese che Katherine estraesse l’iPhone dalla tasca del camice e guardasse il display.
Katherine Solomon provò un’ondata di sollievo nel vedere il nome sul display.
Finalmente.
PETER SOLOMON
«È un messaggio di mio fratello» annunciò lanciando un’occhiata a Trish.
Lei si illuminò, speranzosa. «Forse dovremmo chiedere spiegazioni a lui… prima di chiamare un hacker?»
Katherine guardò il documento segretato sulla parete al plasma e sentì di nuovo la voce del dottor Abaddon. Quello che suo fratello ritiene sia
Scosse la testa. «Voglio sapere chi ha scritto questa cosa e dove si trova. Fa’ quella telefonata.»
Trish si diresse verso la porta, accigliata.
Che quel documento fosse in grado o no di spiegare il mistero di ciò che Peter aveva raccontato al dottor Abaddon, se non altro quel giorno era stato risolto un altro problema: suo fratello aveva finalmente imparato a mandare messaggi di testo con l’iPhone che Katherine gli aveva regalato.
«E avverti la stampa» disse lei alzando la voce per farsi sentire da Trish. «Il grande Peter Solomon ha appena mandato il suo primo SMS.»
Nel parcheggio di un piccolo centro commerciale sull’altro lato della strada rispetto all’SMSC, Mal’akh si sgranchì le gambe fuori dalla sua limousine mentre aspettava la telefonata che, sapeva, non avrebbe tardato. Aveva smesso di piovere e la luna cominciava a fare capolino tra le nuvole. Era la stessa luna che aveva illuminato Mal’akh attraverso il lucernario della House of the Tempie tre mesi prima, durante la sua iniziazione.
Quella sera il mondo sembrava diverso.
Mentre aspettava, nella gelida aria invernale, il suo stomaco emise un altro brontolio. I due giorni di digiuno, per quanto spiacevoli, erano fondamentali per la sua preparazione. Era così che si faceva nell’antichità. Presto tutti i disagi fisici sarebbero diventati irrilevanti.
Mal’akh si lasciò sfuggire una risatina nel vedere che il fato lo aveva portato, ironicamente, proprio davanti a un luogo sacro. Stretta fra uno studio dentistico e un piccolo supermercato c’era una chiesetta.
LORD’S HOUSE OF GLORY.
Mal’akh fissò la bacheca in cui erano esposte alcune note dottrinali: NOI CREDIAMO CHE GESÙ CRISTO SIA STATO GENERATO DALLO SPIRITO SANTO, SIA NATO DALLA VERGINE MARIA E SIA VERO UOMO E DIO.
Mal’akh sorrise. Sì, Gesù è tutt’e due le cose, uomo e Dio… ma nascere da una vergine non è un requisito indispensabile per la divinità. Non è così che funziona.
Lo squillo di un cellulare lacerò l’aria della notte, facendogli aumentare le pulsazioni. Quello che adesso stava suonando era il suo, un apparecchio usa e getta da pochi soldi che aveva acquistato il giorno prima. L’identificativo del numero chiamante gli confermò che si trattava della telefonata che stava aspettando.
Una chiamata locale, rifletté Mal’akh guardando la sagoma a zigzag di un tetto che spuntava oltre gli alberi, illuminata dalla luna.
«Dottor Abaddon» rispose dando alla voce un tono più profondo.
«Sono Katherine» disse una voce di donna. «Finalmente ho avuto notizie da mio fratello.»
«Oh, ne sono felice. Come si sente?»
«Sta venendo al laboratorio» lo informò Katherine. «Anzi, ha proposto che lei ci raggiunga.»
«Prego?» fece Mal’akh fingendosi esitante. «Nel suo… laboratorio?»
«Deve fidarsi davvero di lei. Non ha mai invitato nessuno lì dentro.»
«Forse è convinto che una mia visita possa agevolare i nostri colloqui, ma a me sembra quasi un’intrusione.»
«Se mio fratello dice che lei è il benvenuto, lo pensa sul serio. Inoltre, Peter ha molte cose da raccontarci e gradirei arrivare in fondo a questa faccenda.»
«Molto bene. Dove si trova esattamente il laboratorio?»
«Allo Smithsonian Museum Support Center. Sa dov’è?»
«No» rispose Mal’akh guardando il complesso al di là della strada. «Ma in questo momento sono in macchina e ho un navigatore. Qual è l’indirizzo?»
«4210 Silver Hill Road.»
«Okay, un momento che lo inserisco.» Mal’akh attese qualche secondo, poi disse: «Ah, bene. A quanto pare è più vicino di quanto pensassi. Il navigatore indica che sono a una decina di minuti da lì».
«Ottimo. Chiamo subito la sicurezza e li avverto che sta arrivando.»
«Grazie.»
«Ci vediamo tra poco.»
Mal’akh si infilò in tasca il cellulare e guardò l’SMSC. Sono stato maleducato ad autoinvitarmi? Con un sorriso, prese l’iPhone di Peter Solomon e osservò compiaciuto il messaggio che aveva inviato a Katherine parecchi minuti prima.
Ricevuto tuoi messaggi. Tutto a posto. Sono stato molto occupato. Dimenticato appuntamento con dottor Abaddon. Scusa se non te ne ho parlato prima. Una storia lunga. Sto venendo al laboratorio. Chiedi al dottor Abaddon di raggiungerci se può. Mi fido pienamente di lui e ho molte cose da dire a entrambi. Peter