Mentre guardava, Nunez si sentì male. Sapeva benissimo che era solo una questione di minuti prima che trovassero il video giusto e scoprissero la verità. Li ho aiutati io a scappare. Come se non bastasse, era arrivata una squadra operativa composta da quattro uomini della CIA che scalpitava per lanciarsi all’inseguimento di Langdon e Bellamy. Quei tizi non assomigliavano affatto ai poliziotti del Campidoglio. Erano veri e propri soldati: mimetica nera, visori notturni, armi dall’aspetto futuristico.
A Nunez si strinse lo stomaco. Dopo aver preso finalmente una decisione, si avvicinò a Anderson. «Posso dirle due parole, capo?»
«Cosa c’è?» Anderson seguì Nunez nel corridoio.
«Capo, ho commesso un terribile errore» confessò Nunez sudando. «Mi dispiace e do le dimissioni.» Tanto mi licenzieresti comunque fra qualche minuto.
«Scusa?»
Nuñez deglutì a fatica. «Prima ho visto Langdon e l’architetto Bellamy nel centro visitatori mentre uscivano dall’edificio.»
«Cosa?» sbottò Anderson. «E perché non mi hai avvisato subito?»
«L’architetto mi ha ordinato di non dire una parola.»
«Tu lavori per me, maledizione!» La voce di Anderson rimbombò lungo il corridoio. «Bellamy mi ha fatto sbattere la testa contro un muro!»
Nuñez gli consegnò la chiave che gli aveva dato l’architetto.
«E questa cos’è?» gli chiese.
«La chiave del nuovo tunnel sotto Independence Avenue. Ce l’aveva l’architetto Bellamy. È da lì che sono scappati.»
Anderson rimase a fissare la chiave, ammutolito.
Sato sporse la testa nel corridoio, gli occhi indagatori. «Cosa succede qui fuori?»
Nuñez sentì di essere impallidito. Anderson teneva ancora in mano la chiave e Sato naturalmente la vide. Mentre quella donnetta terribile si avvicinava, Nuñez improvvisò meglio che potè per parare le spalle al suo superiore. «Ho trovato una chiave per terra nel sotterraneo. Stavo giusto chiedendo al mio capo se sa quale porta apra.»
Sato si avvicinò e studiò la chiave. «E il tuo capo lo sa?»
Nuñez lanciò un’occhiata a Anderson, che stava evidentemente soppesando tutte le alternative prima di parlare. Alla fine scosse la testa e rispose: «Non così su due piedi. Dovrei controllare il…».
«Lasci stare» disse Sato. «Questa chiave apre l’accesso a un tunnel che parte dal centro visitatori.»
«Davvero?» esclamò Anderson. «E lei come fa a saperlo?»
«Abbiamo appena trovato la registrazione della sorveglianza. L’agente Nuñez qui presente ha aiutato Langdon e Bellamy a scappare e poi ha richiuso a chiave il tunnel alle loro spalle. È stato Bellamy a dare la chiave a Nuñez.»
Anderson si rivolse a Nuñez fulminandolo con lo sguardo. «E’ vero?»
Nuñez annuì energicamente, facendo del proprio meglio per tenergli il gioco. «Mi dispiace, capo. L’architetto mi ha ordinato di non dirlo ad anima viva!»
«Non mi importa un accidente di cosa ti ha ordinato l’architetto!» gridò Anderson. «Mi aspetto che…»
«Ma stia zitto!» lo interruppe Sato. «Siete tutti e due dei bugiardi schifosi. Risparmiate il fiato per l’indagine disciplinare che farà la cia.» Strappò la chiave del tunnel di mano a Anderson. «Non avete più niente da fare qui.»
49
Langdon chiuse il telefono sentendosi sempre più in pensiero. Katherine non risponde al cellulare! Gli aveva promesso di chiamarlo non appena si fosse messa in salvo fuori dal laboratorio e fosse salita in macchina per raggiungerlo, ma non l’aveva più sentita.
Bellamy era seduto di fianco a Langdon alla scrivania nella sala di lettura. Anche l’architetto aveva appena fatto una telefonata a un tizio che, secondo lui, avrebbe potuto ospitarli in un posto segreto dove sarebbero stati al sicuro. Sfortunatamente, anche questa persona non rispondeva e così Bellamy aveva lasciato un messaggio in cui chiedeva di richiamare subito sul cellulare di Langdon.
«Continuerò a provare» disse a Langdon «ma per il momento dobbiamo cavarcela da soli. E dobbiamo elaborare un piano per questa piramide.»
La piramide. Per Langdon, lo scenario spettacolare della sala di lettura si era come dissolto e il suo mondo si era ristretto fino a includere soltanto ciò che aveva di fronte: una piramide di pietra, un pacchetto sigillato contenente una cuspide e un elegante afroamericano che si era materializzato dal buio per salvarlo da un sicuro interrogatorio da parte della CIA.
Langdon si era aspettato un briciolo di buonsenso da parte dell’architetto del Campidoglio, invece adesso gli sembrava che Warren Bellamy non fosse molto più razionale di quel folle che sosteneva che Peter era in purgatorio. Bellamy insisteva infatti che quella piramide di pietra fosse, in realtà, la piramide massonica della leggenda. Un’antica mappa che ci guida verso conoscenze straordinarie?
«Warren» disse Langdon in tono cortese «questa idea che esista una specie di antica sapienza in grado di dare agli uomini un grande potere… io sinceramente non riesco a prenderla sul serio.»
Negli occhi dell’architetto c’era un’espressione tanto delusa quanto sincera che rendeva lo scetticismo di Langdon ancora più imbarazzante. «Sì, Robert, avevo immaginato che potessi avere un atteggiamento del genere, ma suppongo che non dovrei esserne sorpreso. Tu consideri la questione dall’esterno. Esistono verità massoniche che percepisci come attinenti al mito perché non sei stato iniziato e preparato a comprenderle.»
Langdon si sentiva trattato con sufficienza. Io non facevo parte dell’equipaggio di Ulisse, ma sono sicuro che quello dei ciclopi è un mito. «Warren, anche se la leggenda fosse vera… questa piramide non può essere la piramide massonica.»
«No?» L’architetto fece scorrere un dito lungo il cifrario sulla pietra. «A me sembra che corrisponda perfettamente alla descrizione. Una piramide di pietra con una cuspide in metallo lucente che, stando alla radiografia di Sato, è proprio quella che ti ha affidato Peter.» Bellamy prese in mano il pacchetto a forma di cubo, soppesandolo.
«Questa piramide di pietra è alta meno di trenta centimetri» ribatté Langdon. «Ogni versione della storia che conosco, invece, descrive la piramide massonica come una struttura enorme.»
Era chiaro che Bellamy aveva previsto quell’obiezione. «Come sai, la leggenda parla di una piramide che si eleva così in alto che Dio stesso può allungare una mano e toccarla.»
«Esattamente.»
«Posso capire il tuo dubbio, Robert, però sia gli antichi misteri sia la filosofia massonica celebrano le potenzialità di Dio all’interno di ognuno di noi. Parlando per simboli, si potrebbe affermare che qualsiasi cosa alla portata di un uomo illuminato… è alla portata di Dio.»
Langdon non fu impressionato da quel gioco di parole.
«Anche la Bibbia concorda su questo» proseguì Bellamy. «Se noi accettiamo, come dice la Genesi, che Dio abbia creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, allora dobbiamo anche accettarne le implicazioni, cioè che l’umanità non è stata creata inferiore a Dio. In Luca 17,20 leggiamo che "il regno di Dio è dentro di voi".»
«Mi dispiace, ma non conosco un solo cristiano che si consideri pari a Dio.»
«Certo che no» disse Bellamy in tono più tagliente. «Perché la maggior parte dei cristiani tiene il piede in due scarpe: vuole poter dichiarare con orgoglio di credere nella Bibbia e al tempo stesso ignorare quelle parti che trova troppo difficili o troppo scomode da osservare.»
Langdon non commentò.
«Comunque» continuò Bellamy «la secolare descrizione della piramide massonica che la raffigura tanto alta da poter essere toccata da Dio ha portato a interpretazioni sbagliate circa le sue dimensioni. Oltretutto, ci fa comodo che induca studiosi come te a insistere che la piramide sia solo una leggenda, così nessuno la cerca.»