Con i soldi si può comprare qualsiasi cosa: nuove identità, nuovi passaporti, nuove speranze. Si era scelto un nome greco, Andros Dareios. Andros significa "guerriero" e Dareios "ricco". Le lunghe notti in prigione gli avevano messo paura e Andros aveva giurato a se stesso di non tornarci mai più. Si era tagliato i capelli e aveva smesso di assumere qualsiasi tipo di droga. Aveva cominciato una nuova vita, scoprendo piaceri inimmaginabili. Veleggiare in solitaria nelle acque blu dell’Egeo gli dava più soddisfazione dell’eroina, addentare arni souvlakia direttamente dallo spiedino gli procurava più piacere dell’ecstasy e tuffarsi dalle scogliere più alte di Mykonos gli dava più brivido della cocaina.
Sono rinato.
Aveva acquistato una splendida villa sull’isola di Syros, dandosi alla bella vita nell’esclusiva Posidonia. Quel nuovo ambiente era frequentato da gente facoltosa che apprezzava anche la cultura e la bellezza fisica. Le persone curavano molto sia il corpo sia la mente, e questo atteggiamento era contagioso. Andros faceva jogging sulla spiaggia, prendeva il sole e si dedicava alla lettura. Aveva divorato l’Odissea di Omero rimanendo affascinato dagli epici duelli tra valorosi guerrieri in armatura. Aveva allora cominciato ad allenarsi con i pesi e si era stupito nel vedere quanto si tonificavano e si ingrossavano i suoi muscoli. Ben Presto le donne avevano iniziato a guardarlo in modo diverso. Essere ammirato era una sensazione inebriante. Andros ambiva a diventare ancora più forte, e lo era diventato. Attraverso l’uso massiccio di anabolizzanti e di ormoni della crescita comprati sottobanco, unito a ore e ore di pesi, era riuscito a trasformarsi in quello che mai aveva creduto di poter diventare: un perfetto esemplare di maschio. La massa muscolare del suo corpo, che manteneva costantemente abbronzato, era aumentata.
Lo guardavano tutti, ora.
Lo avevano avvertito che anabolizzanti e ormoni avrebbero agito non solo sui muscoli, ma anche sulle corde vocali. Gli era venuta una strana voce sussurrata, che contribuiva a dargli un’aura di mistero. Il tono sommesso ed enigmatico, il fisico atletico, le risorse economiche e il suo misterioso passato erano irresistibili per le donne, tutte desiderose di gettarglisi fra le braccia: modelle in trasferta di lavoro, studentesse americane in vacanza, mogli frustrate dei vicini… talvolta perfino qualche ragazzo. Andros era l’amante che tutti cercavano.
Sono un capolavoro.
Con il passare degli anni, però, quel genere di avventure aveva cominciato ad annoiarlo. Come tutto il resto, peraltro. Gli squisiti sapori della cucina greca erano diventati insipidi, i libri si erano fatti meno interessanti e perfino i tramonti dalla terrazza della sua villa avevano perso colore. Com’è possibile? Non aveva ancora venticinque anni e già si sentiva vecchio. Cos’altro può offrirmi la vita? Aveva scolpito il proprio corpo trasformandolo in un capolavoro, si era fatto una cultura, era andato a stare in un paradiso e poteva avere tutte le donne che desiderava.
Eppure, incredibilmente, si sentiva vuoto come quando era in prigione in Turchia.
Che cosa mi manca?
Aveva avuto la risposta diversi mesi dopo. Era notte, e Andros, solo nella sua villa, faceva distrattamente zapping quando si era imbattuto in un documentario sulla massoneria. Non era di grande livello e sollevava interrogativi più che dare spiegazioni, ma Andros era rimasto affascinato dalla pletora di teorie e illazioni riguardanti la fratellanza. Il commentatore illustrava leggenda dopo leggenda.
I frammassoni e il nuovo ordine mondiale…
II Gran Sigillo massonico degli Stati Uniti…
La loggia P2…
Il segreto perduto della massoneria… La piramide massonica…
Andros si era fatto più attento. La piramide? Il documentario narrava la storia di una misteriosa piramide di pietra dalle iscrizioni cifrate che sì diceva potesse condurre a formidabili poteri e conoscenze perdute. Benché poco plausibile, quella storia aveva fatto riaffiorare nella memoria di Andros un ricordo, risalente a tempi ben più oscuri. Gli era venuto in mente che Zachary Solomon aveva sentito suo padre parlare di una piramide misteriosa.
Possibile? Andros si era sforzato di ricordare.
Alla fine del documentario, era uscito sulla terrazza per prendere una boccata d’aria e concentrarsi meglio. Più ci pensava, più quella leggenda assumeva consistenza. Se la sua intuizione era giusta, Zachary Solomon, benché morto da tempo, aveva ancora qualcosa da offrirgli.
Cosa ho da perdere?
Tre settimane più tardi, dopo aver pianificato tutto con cura, Andros spiava dalla vetrata del giardino d’inverno della villa dei Solomon in Potomac, nel freddo intenso. Peter Solomon chiacchierava e rideva con sua sorella Katherine. Avete fatto presto a dimenticare Zachary, pensò.
Prima di calarsi il passamontagna sul volto, Andros si era fatto una pista di coca, la prima dopo tantissimo tempo, e si era sentito invadere da una familiare sensazione di invincibilità. Impugnata la pistola, aveva aperto la porta con una vecchia chiave ed era entrato nel giardino d’inverno. "Salute a voi, Solomon."
Purtroppo, la serata non era andata come Andros aveva previsto: anziché ottenere la piramide che cercava si era beccato una scarica di pallettoni e aveva dovuto darsi alla fuga, attraversando il prato innevato per rifugiarsi nel bosco. Con sua sorpresa, Peter Solomon lo aveva inseguito, con la pistola in mano. Andros si era infilato fra gli alberi e aveva imboccato un sentiero che correva lungo un burrone. In quel punto il fiume formava una cascata. Aveva oltrepassato un gruppetto di querce e aveva preso il sentiero alla sua sinistra. Pochi secondi dopo, si era fermato appena in tempo sull’orlo del precipizio, rischiando di scivolare sul ghiaccio.
Oh, mio Dio!
Il sentiero finiva lì. Parecchi metri più in giù scorreva il fiume, coperto da uno strato di ghiaccio. Su un masso, lì vicino, era incisa una scritta con mano infantile:
Dall’altra parte del fiume, il sentiero proseguiva. Dov’è il ponte? L’effetto della cocaina si era esaurito. Sono in trappola! In preda al panico, Andros si era voltato per tornare sui propri passi, ma si era ritrovato di fronte Peter Solomon, con il fiato grosso e la pistola in mano. Vedendolo, Andros aveva fatto un passo indietro. Il fiume doveva essere almeno quindici metri più sotto. Dalla cascata si alzava una nebbia sottile.
"Il ponte di Zach è marcito tanti anni fa" aveva detto Solomon, ansante. "Lui era l’unico a venire fin quaggiù." Solomon teneva la pistola con mano sorprendentemente ferma. "Perché hai ucciso mio figlio?"
"Non valeva niente" aveva risposto Andros. "Era un drogato. Gli ho fatto un favore."
Solomon si era avvicinato, puntandogli la pistola al petto. "Forse dovrei fare lo stesso favore anche a te." Lo aveva detto in tono spietato. "L’hai massacrato di botte. Come può un essere umano fare una cosa del genere?"
"Gli uomini fanno le cose più impensabili quando vengono spinti al limite."
"Tu hai ucciso mio figlio!"
"No" aveva risposto Andros, accalorandosi. "Sei stato tu a ucciderlo. Che razza di padre lascia il proprio figlio a marcire in galera quando ha la possibilità di farlo uscire? È stata colpa tua, non mia."
"Tu non sai niente!" aveva urlato Solomon, la voce piena di dolore.
Ti sbagli, aveva pensato Andros. Io so tutto.
Peter Solomon si era avvicinato ancora di più. Ormai era a pochi metri di distanza da lui, la pistola sempre puntata al suo petto.
Andros provava un bruciore fortissimo al torace e sanguinava. Sentiva scorrere il sangue sull’addome. Aveva guardato il burrone alle sue spalle. No, saltare era impensabile. Si era voltato verso Peter Solomon. "So più cose sul tuo conto di quanto non immagini" aveva sussurrato. "So che non sei uomo da uccidere a sangue freddo."