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"Tra cosa devo scegliere?"

Il padre aveva preso fiato prima di rispondere: "Tra ricchezza e saggezza".

Zachary l’aveva guardato senza capire. "Tra ricchezza e saggezza?"

Solomon si era alzato in piedi, era tornato alla cassaforte e aveva preso una pesante piramide di granito, su cui erano incisi simboli massonici. Poi l’aveva posata sulla scrivania, accanto alla cartellina nera. "Questa piramide è molto antica e da generazioni la nostra famiglia ha il privilegio di custodirla."

"Una piramide?" Zachary non sembrava particolarmente entusiasta.

"Figliolo, questa piramide è una mappa… una mappa che rivela l’ubicazione di uno dei piu grandi tesori nascosti dell’umanità. Il suo scopo è consentire che un giorno questo tesoro venga riscoperto." Nella voce di Peter c’era una nota di orgoglio. "E stasera, nel rispetto della tradizione, io la offro a te… a certe condizioni."

Zachary l’aveva guardata sospettoso. "Che tesoro è?"

Bellamy aveva intuito che Peter non si aspettava quella domanda tanto rozza. Lui, però, era rimasto imperturbabile.

"Zachary, è difficile da spiegare… Ma questo tesoro, in pratica, è… ciò che chiamiamo gli antichi misteri."

Zachary era scoppiato a ridere. Forse pensava che suo padre stesse scherzando.

Bellamy si era accorto che Peter era sempre più sconfortato.

"È difficile da spiegare, Zach. Per tradizione, quando un Solomon compie diciotto anni, è in procinto di intraprendere un cammino di studio e di…"

"Te l’ho già detto: non voglio andare all’università!" lo aveva interrotto Zachary.

"Non intendevo l’università" aveva ribattuto il padre senza perdere la calma. "Parlavo della massoneria e dello studio dei grandi misteri dell’umana scienza. Se tu avessi intenzione di entrare nella fratellanza, verresti edotto sull’importanza del passo che stai per compiere."

Zachary aveva alzato gli occhi al cielo. "Ti prego, risparmiami l’ennesimo predicozzo sulla massoneria. So che sono l’unico Solomon a non esserci voluto entrare. E allora? Non capisci che non me ne frega niente di mascherarmi insieme a un gruppo di vecchi rimbambiti?"

Suo padre era rimasto a lungo in silenzio, e Bellamy aveva notato che intorno agli occhi ancora giovanili gli si stavano formando rughe sottili.

"Sì, capisco" aveva risposto Peter dopo un po’. "I tempi sono cambiati. Mi rendo conto che la massoneria ti possa sembrare strana, e persino noiosa. Ma voglio che tu sappia che quella porta sarà sempre aperta per te, nel caso cambiassi idea."

"Non contarci troppo" aveva ribattuto il ragazzo.

"Adesso basta!" Peter, spazientito, si era alzato in piedi. "Lo so che hai avuto i tuoi problemi, ma io non posso essere l’unico punto di riferimento per te. Ci sono molte persone fidate che ti aspettano e che sarebbero felici di accoglierti nella fratellanza per mostrarti il tuo vero potenziale."

Zachary aveva lanciato un’occhiata all’amico di suo padre, ridacchiando. "È per questo che lei è qui, signor Bellamy? Per accalappiarmi?"

Bellamy era rimasto zitto e aveva riportato lo sguardo su Peter per ricordare a Zachary chi fosse a comandare lì dentro, e lui aveva fatto altrettanto.

"In questo modo non arriviamo da nessuna parte, Zach" aveva detto Peter. "Mettiamola così: che tu comprenda o no le responsabilità che ti vengono offerte stasera, è un mio dovere proporti la scelta." Aveva indicato la piramide. "Custodire la piramide è un grande onore. Vorrei che riflettessi su questa opportunità prima di prendere una decisione."

"Da quando in qua fare la guardia a un sasso è un’opportunità?"

"In questo mondo ci sono misteri di insondabile profondità, Zach" aveva detto Peter con un sospiro. "Segreti che tu neanche immagini. Questa piramide li protegge, e un giorno, quando verrà decifrata, probabilmente nel corso della tua vita, essi verranno rivelati. Ciò porterà a una grande trasformazione per l’uomo… e tu puoi avere un ruolo in questo evento straordinario. Voglio che ci pensi bene, Zach. La ricchezza è di molti, la saggezza di pochi." Aveva indicato la cartellina, poi la piramide. "Ricorda che la ricchezza, senza saggezza, spesso porta alla rovina."

Zachary lo guardava come se fosse impazzito. "Avrai anche ragione, papà, ma non esiste che io rinunci alla mia eredità per ’sta cosa" aveva detto indicando la piramide.

Peter aveva incrociato le braccia. "Se sceglierai di accettare questa responsabilità, io conserverò per te sia la piramide sia il denaro finché non avrai completato la tua istruzione nella massoneria. Ci vorranno anni, ma un giorno sarai maturo per ricevere entrambe. Saggezza e ricchezza. Una miscela portentosa."

"Cristo!" era sbottato Zachary. "Non ti arrendi mai, eh, papà? Non capisci che non me ne frega niente dei massoni, delle loro piramidi e dei loro antichi misteri?" Aveva allungato la mano e preso la cartellina nera, sventolandola sotto il naso del padre. "Io ho diritto a questo, come tutti gli altri Solomon prima di me! Non posso credere che tu abbia cercato di fregarmi l’eredità con delle stupide mappe del tesoro!" Si era messo la cartellina sotto il braccio ed era uscito.

"Zachary, aspetta!" Peter gli era corso dietro. "Qualunque cosa tu decida, ricorda che non dovrai parlare con nessuno della piramide che hai visto!" Gli si era incrinata la voce. "Con nessuno, capito? Mai!"

Ma Zachary lo aveva ignorato ed era scomparso nel buio.

Solomon era tornato alla scrivania e si era seduto sulla poltrona di pelle, gli occhi grigi pieni di rammarico. Dopo un lungo silenzio, aveva alzato lo sguardo e, con un sorriso forzato, aveva detto: "Poteva andare peggio"

Anche Bellamy era addolorato. "Peter, non vorrei infierire, ma… ti fidi di Zachary?"

Solomon fissava il vuoto.

"Voglio dire…" aveva insistito Bellamy. " S i a m o sicuri che n o n parlerà della piramide?"

Solomon aveva lo sguardo assente. "Non ne ho idea, Warren. Non lo riconosco più."

Bellamy si era alzato e aveva camminato avanti e indietro per un po’. "Peter, hai fatto il tuo dovere come vuole la tradizione di famiglia, ma ora, alla luce di quello che è successo, penso sia il caso di prendere alcune precauzioni. Ti restituirò la cuspide, in maniera che tu possa affidarla a qualcun altro."

"Perché?" aveva domandato Solomon.

"Se Zachary dovesse mai lasciarsi sfuggire della piramide… e che io ero presente stasera… ’

"Non sa della cuspide ed è troppo immaturo per comprendere il valore della piramide. Non occorre che le affidiamo a qualcun altro. Io continuerò a tenere la piramide nella mia cassaforte e tu terrai la cuspide dove l’hai sempre conservata. Resterà tutto come prima."

Alcuni giorni dopo l’irruzione dell’assassino di Zachary in casa Solomon, sei anni più tardi, Peter aveva convocato Bellamy nel suo studio. Aveva preso la piramide dalla cassaforte e l’aveva posata sulla scrivania. "Avrei dovuto darti ascolto."

Bellamy sapeva che Peter era roso dai sensi di colpa. "Non sarebbe cambiato niente."

Solomon aveva sospirato. "Hai portato la cuspide?"

Bellamy aveva tirato fuori dalla tasca un pacchetto. Era a forma di cubo, avvolto in carta marrone sbiadita e legato con un cordino. Recava il sigillo dell’anello dei Solomon. Bellamy l’aveva posato sulla scrivania e aveva pensato che le due metà della mappa erano troppo vicine l’una all’altra, quella sera. "Trova qualcun altro a cui affidarla. E non dirmi il suo nome"

Solomon aveva annuito.

"Conosco un luogo adatto a nascondere la piramide" aveva aggiunto Bellamy, suggerendo il sotterraneo del Campidoglio. "Non c’è posto più sicuro, a Washington."

Solomon si era dichiarato subito d’accordo, perché anche dal punto di vista simbolico non c’era luogo migliore del centro della nazione. Tipico di Solomon, aveva pensato Bellamy, essere idealista anche nei momenti di crisi.