Tutto qui?
Katherine, accanto a lui, teneva la cuspide sotto la luce e scuoteva la testa. «Ci deve essere qualcos’altro» insisteva. Si sentiva tradita. «E mio fratello ha custodito questa cosa per anni?»
Neanche Langdon capiva: Peter Solomon e Warren Bellamy dicevano che la cuspide consentiva di risolvere l’enigma della piramide e lui si aspettava qualcosa di più illuminante, di più utile. Qualcosa di meno ovvio e banale.
Lesse le sei parole delicatamente incise sulla faccia della cuspide:
Il segreto si cela dentro L’Ordine?
A prima vista, sembrava un’ovvietà: le lettere della piramide erano in disordine e il segreto stava nel trovare la giusta sequenza. Ma quella lettura, oltre che essere lapalissiana, era improbabile anche per un altro motivo. «"L’Ordine", con la "L" e la "O" maiuscole» fece notare Langdon.
Katherine annuì. «Sì, ho visto.»
Il segreto si cela dentro L’Ordine. Langdon vedeva un’unica soluzione logica. «L’Ordine deve essere quello massonico.»
«Sì, lo penso anch’io» rispose Katherine. «Ma non mi sembra che saperlo ci sia molto utile.»
Langdon dovette convenirne. Dopotutto, era ovvio che il segreto di una piramide massonica fosse nascosto all’interno della massoneria.
«Robert, Peter n o n ti aveva detto che grazie a questa cuspide saresti stato in grado di vedere ordine dove gli altri vedono solo caos?»
Langdon annuì. Era frustrato e, per la seconda volta quella sera, si sentiva un inetto.
65
Mal’akh finì di occuparsi della sua ospite inattesa, una guardia giurata della Preferred Security, e ritoccò la vernice sul vetro attraverso il quale l’intrusa aveva visto il suo sacro laboratorio.
Uscì dallo scantinato e salì la rampa che conduceva alla porta segreta del soggiorno. Si fermò un istante ad ammirare lo spettacolare dipinto delle Tre Grazie e ad assaporare gli odori e i suoni della sua casa.
Presto me ne andrò per sempre. Mal’akh sapeva che non sarebbe mai più tornato in quel posto. Dopo stasera non ne avrò più bisogno. Quel pensiero lo fece sorridere.
Si chiedeva se Robert Langdon avesse compreso il potere della piramide e l’importanza del ruolo che il destino gli aveva assegnato. Non ha ancora chiamato, pensò dopo aver controllato i messaggi sul telefonino. Erano le 22.02. Gli restano meno di due ore.
Salì di sopra, entrò nel bagno di marmo italiano e accese la doccia a vapore. Si tolse i vestiti e cominciò, metodico, il suo rituale di purificazione.
Bevve due bicchieri d’acqua per calmare i morsi della fame e poi andò a guardarsi allo specchio a figura intera. Dopo due giorni di digiuno, la sua muscolatura era ancora più definita. Non potè fare a meno di ammirarsi. All’alba sarò ancora meglio.
66
«Dobbiamo andarcene da qui» disse Langdon a Katherine. «Non impiegheranno molto a capire dove siamo.» Sperava che Bellamy fosse riuscito a scappare.
Katherine non poteva staccare gli occhi dalla cuspide d’oro. Continuava a leggere l’iscrizione, senza capacitarsi della sua inutilità. L’aveva tirata fuori dalla scatola e l’aveva esaminata da tutti i lati. La rimise al suo posto, facendo attenzione.
Il segreto si cela dentro L’Ordine, pensò Langdon. Bell’aiuto.
Si chiese se Peter avesse capito male: la piramide e la cuspide erano state realizzate molto prima che lui nascesse, e forse si era limitato a fare ciò che i suoi antenati gli avevano detto, ovvero custodire un segreto tanto misterioso per lui quanto per sua sorella e per Langdon.
Che cosa mi aspettavo? Più cose apprendeva riguardo alla leggenda della piramide massonica, meno gli appariva plausibile. Sto cercando una scala a chiocciola
«Robert? Ti dice qualcosa la data 1514?»
Langdon si strinse nelle spalle. Gli sembrava una domanda futile. «No. Perché?»
Katherine gli porse il cubo di pietra. «Guarda. La scatola è datata. Vieni qui alla luce.»
Langdon si sedette alla scrivania e studiò la scatola. Katherine gli posò una mano sulla spalla e si chinò a indicargli la minuscola iscrizione che aveva trovato su una faccia esterna del cubo, nell’angolo in basso.
«C’è scritto: "1514 AD".»
L’iscrizione recava in effetti il numero 1514 e una bizzarra sigla stilizzata, formata da una A e da una D.
«Che sia quello che ci mancava per decifrare la mappa?» chiese Katherine speranzosa. «Questo cubo potrebbe simboleggiare una pietra angolare, la prima pietra di una costruzione massonica. Forse è un modo per indicarne una vera, posata nel 1514 Anno Domini… Ti viene in mente un edificio costruito in quell’anno?»
Ma Langdon non l’ascoltava più, immerso nei propri pensieri.
2514 AD non è una data…
Il simbolo TDT era una sigla molto famosa e qualunque storico dell’arte l’avrebbe riconosciuta all’istante. In passato parecchi filosofi, letterati e artisti si firmavano con un monogramma. Era un modo per aggiungere mistero alle loro opere e per proteggersi dalle persecuzioni, nel caso esse avessero suscitato le ire dei potenti.
La A e la D incise sulla scatola di pietra non stavano per Anno Domini… Non era latino, ma tedesco.
Langdon d’un tratto intuì la soluzione e comprese come decifrare l’enigma della piramide. «Sei un genio, Katherine!» esclamò mettendo tutto nella borsa. «Andiamo. Ti spiego strada facendo.»
Katherine era stupefatta. «Dunque quella data ti dice qualcosa?»
Langdon le strizzò l’occhio e si diresse verso la porta. *AD non è una data, Katherine. È una persona.»
67
Nel giardino protetto da mura vicino al quartiere delle ambasciate, con le rose del dodicesimo secolo e la Shadow House, era tornato il silenzio.
In fondo alla strada di accesso, il giovane aiutava il suo anziano superiore ad attraversare il prato con passo malfermo.
Si lascia guidare da me?
In genere non voleva essere aiutato e preferiva orientarsi a memoria, ma quella sera aveva evidentemente una gran fretta di rientrare e di telefonare a Warren Bellamy.
«Grazie» disse al giovane dopo che. furono entrati nell’edificio dove si trovava il suo studio. «Da qui posso proseguire da solo.»
«Se preferisce che resti e le dia una mano…»
«Per stasera, è tutto» lo congedò il vecchio, lasciandogli il braccio per incamminarsi da solo nel buio. «Buonanotte.»
Il giovane uscì e percorse il giardino per tornare alle proprie modeste stanze. Era roso dalla curiosità. L’anziano superiore si era visibilmente agitato quando lui gli aveva riferito la domanda di Bellamy… Eppure era una domanda strana, quasi senza senso.
Nessuno aiuta il figlio della vedova?
Non riusciva proprio a immaginare che cosa potesse voler dire. Andò al computer e cercò in internet.
Con sua sorpresa, apparvero pagine e pagine di occorrenze. Lesse stupito quelle informazioni e scoprì che Bellamy non era stato il primo a porre quella strana domanda. Erano le parole che re Salomone aveva pronunciato piangendo la morte dell’architetto che aveva costruito il suo tempio, e si diceva che i massoni le usassero come una sorta di richiesta di aiuto cifrata.