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«Riconosce quel simbolo?» gli domandò Galloway.

«Simbolo?» replicò Langdon. «Riesco a malapena a vederlo.»

«Prema forte.»

Langdon obbedì e premette con forza la punta del dito. Pensa che così lo vedrò meglio?

«Ci tenga il dito ben schiacciato sopra» insistette il decano.

Langdon lanciò un’occhiata a Katherine, che con aria perplessa si sistemò i capelli dietro le orecchie.

Pochi secondi dopo, il decano annuì. «Bene, ora lo tolga. L’alchimia è compiuta.»

Alchimia? Langdon ritrasse la mano e rimase seduto in silenzio, perplesso. Non era cambiato nulla. La scatola era ancora sulla scrivania, esattamente come prima.

«Non è successo niente» commentò.

«Si guardi la punta del dito» replicò il decano. «Dovrebbe vedervi una trasformazione.»

Langdon fece quello che gli era stato detto, ma l’unica differenza che notò era che sul polpastrello era rimasto impresso il segno di un cerchietto con un puntino al centro.

«Lo riconosce?» chiese il decano.

Langdon conosceva quel simbolo, ma più che altro era colpito dal fatto che il decano fosse riuscito a sentire al tatto un particolare tanto minuscolo. Evidentemente, con la pratica si poteva imparare a vedere meglio con il tatto che con gli occhi.

«È un simbolo alchemico» disse Katherine avvicinando la sedia per esaminare il dito di Langdon. «L’antico simbolo dell’oro.»

«Esatto.» Il decano sorrise e batté la mano sulla scatola. «Congratulazioni, professore. È riuscito a ottenere quello che ogni alchimista del passato ha sempre agognato invano: a partire da una sostanza priva di valore, ha creato dell’oro.»

Langdon aggrottò la fronte, per nulla impressionato. Gli sembrava di perdere tempo. «È un’idea interessante, reverendo, ma temo che il punto cerchiato abbia decine di significati diversi. È uno dei simboli più usati al mondo.»

«Ma di che sta parlando?» esclamò il decano, scettico.

Langdon era molto sorpreso del fatto che un massone fosse così poco informato sull’importanza spirituale di quel simbolo. «Il punto cerchiato, padre, ha molteplici significati. Nell’antico Egitto era il simbolo di Ra, il dio del sole, e nell’astronomia moderna è tuttora usato per raffigurare il sole. Nella filosofia orientale rappresenta la conoscenza spirituale del terzo occhio, la rosa divina, ed è il segno dell’illuminazione. I cabalisti lo usano per rappresentare Kether, la prima delle Sephirot, detta anche "la più nascosta di tutte le cose nascoste". Gli antichi mistici lo chiamavano "occhio di Dio" ed è all’origine dell’occhio onniveggente che si trova nel Gran Sigillo degli Stati Uniti. Per i pitagorici, il punto cerchiato simboleggiava la monade, la verità divina, la prisca sapientia, l’unità di mente e anima, e anche…»

«Direi che è abbastanza.» Galloway ora sorrideva. «Grazie professore. Lei ha ragione, naturalmente.»

A quel punto, Langdon capì di essere stato preso in giro. Il decano lo sapeva già.

«Il punto cerchiato è il simbolo per antonomasia degli antichi misteri» proseguì Galloway continuando a sorridere tra sé. «Per questo motivo mi sembra probabile che la sua presenza in questa scatola non sia una semplice coincidenza. La leggenda vuole che i segreti della mappa siano nascosti in dettagli infinitesimali.»

«D’accordo» concesse Katherine. «Supponiamo che questo simbolo vi sia stato messo intenzionalmente: ci serve o no a decifrare la mappa?»

«Poco fa lei ha detto che sul sigillo di ceralacca che ha spezzato c’era l’impronta dell’anello di Peter, vero?»

«Sì.»

«E anche che lo ha con sé. Giusto?»

«Sì.» Langdon estrasse dalla tasca la busta di plastica e tirò fuori l’anello, posandolo davanti al decano.

Galloway lo prese e cominciò a saggiarne la superficie. «Questo anello è un pezzo unico. Fu realizzato insieme alla piramide e, per tradizione, viene portato dal massone incaricato di custodirla. Stasera, quando ho sentito il cerchietto con il puntino al centro sul fondo della scatola, mi sono reso conto che anche l’anello fa parte del symbolon.»

«Lei crede?»

«Ne sono sicuro. Peter è il mio più caro amico e ha portato questo anello per molti anni. Lo conosco bene.» Porse il gioiello a Langdon. «Lo osservi anche lei.»

Langdon lo prese e lo esaminò, facendo scorrere le dita sulla fenice a due teste, sul numero 33, sulle parole ordo ab chao e anche sul motto "Tutto sarà rivelato al trentatreesimo grado". Non trovò nulla. Poi, mentre accarezzava il lato esterno della fascia d’oro, si fermò di colpo. Sorpreso, girò l’anello e ne guardò la parte inferiore.

«L’ha trovato?» chiese Galloway.

«Credo di sì. Sì!» esclamò Langdon.

Katherine avvicinò ancora di più la sedia. «Che cosa?»

«Il segno del grado» rispose Langdon mostrandoglielo. «È così piccolo che quasi non si vede, ma al tatto si sente benissimo. Come una specie di incisione circolare.» Era al centro, nella parte inferiore della fascia e… sembrava proprio della stessa dimensione del simbolo in rilievo che si trovava sul fondo della scatola quadrata.

«Coincidono?» Katherine si avvicinò ancora di più, emozionata.

«C’è un solo modo per scoprirlo.» Langdon prese l’anello, lo mise nella scatola e lo allineò al cerchio. Premette leggermente e il cerchio in rilievo della scatola si incastrò nell’incavo dell’anello. Si sentì un clic, lieve ma distinto.

Trasalirono tutti e tre.

Langdon aspettò, ma non successe nulla.

«Allora?» domandò il decano.

«Niente» rispose Katherine. «L’anello si è incastrato nella scatola. Tutto qui.»

«Nessuna grande trasformazione?» Galloway era perplesso.

Non abbiamo ancora finito, pensò Langdon osservando la decorazione a sbalzo dell’anello, che comprendeva una fenice a due teste e il numero 33. Tutto sarà rivelato al trentatreesimo grado. Pensò a Pitagora, alla geometria sacra, agli angoli e ai triangoli. Si chiese se la parola "grado" non andasse intesa in senso matematico.

Lentamente, ma con il cuore che batteva più in fretta, infilò la mano nella scatola, afferrò l’anello e cominciò a ruotarlo lentamente verso destra. Tutto sarà rivelato al trentatreesimo grado.

Lo ruotò di dieci gradi… venti gradi… trenta gradi…

Quello che successe subito dopo Langdon non avrebbe mai potuto immaginarlo.

85

Trasformazione.

Galloway sentì, e quindi non ebbe bisogno di vedere.

Seduti di fronte a lui, ammutoliti dallo stupore, Langdon e Katherine stavano senza dubbio guardando il piccolo cubo di pietra che, con un rumore secco, aveva appena cambiato aspetto sotto i loro occhi.

Il decano non potè fare a meno di sorridere. Si aspettava qualcosa del genere e, sebbene ancora non sapesse che ruolo poteva avere quello sviluppo nella soluzione dell’enigma della piramide, era pronto a cogliere al volo l’occasione di insegnare qualcosa a un esperto di simbologia venuto nientemeno che da Harvard. «Professore» disse «pochi sanno che i massoni venerano la forma del cubo. Noi lo chiamiamo ashlar, "pietra squadrata", perché è la rappresentazione tridimensionale di un altro simbolo, molto più antico, bidimensionale.» Non c’era bisogno di chiedere all’illustre accademico se avesse riconosciuto il simbolo che si trovava ora sulla scrivania. Era uno dei più famosi al mondo.

La mente di Robert Langdon era affollata da mille pensieri, mentre osservava il nuovo aspetto della scatola. Non avevo idea… Un attimo prima vi aveva infilato la mano e aveva ruotato delicatamente l’anello massonico. Arrivato a trentatré gradi di rotazione, il cubo si era trasformato all’improvviso sotto i suoi occhi, aprendosi di colpo: le cerniere nascoste che tenevano insieme la scatola si erano sganciate e le facce del cubo erano cadute rumorosamente sul piano della scrivania.