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Capitolo Quattro: "Il mondo diventerà come un unico libro e tutte le contraddizioni della scienza e della teologia si risolveranno".

Capitolo Sette: "Prima della fine del mondo, Dio illuminerà gli spiriti e allevierà le sofferenze dell’umanità".

Capitolo Otto: "Prima della rivelazione, il mondo dovrà smaltire l’ebbrezza, essendosi abbeverato al calice venefico della falsa teologia".

Galloway sapeva che la Chiesa si era smarrita da molto tempo e aveva dedicato tutta la sua vita a cercare di rimetterla in carreggiata. Quella sera si rese conto che il momento era molto vicino.

L’ora più buia è quella prima dell’alba.

Quando il Sikorsky si posò sul prato gelato, l’agente della CIA Turner Simkins era già pronto a scendere. Saltò giù, seguito dai suoi uomini, e fece immediatamente cenno al pilota di rialzarsi in volo per sorvegliare dall’alto tutte le uscite.

Nessuno lascerà questa chiesa.

Mentre l’elicottero riprendeva quota, Simkins e la sua squadra salirono di corsa la scalinata che portava all’ingresso della cattedrale. Ancora prima di avere il tempo di decidere a quale delle sei grandi porte bussare, se ne spalancò una.

«Sì?» disse una voce calma nell’ombra.

Simkins riuscì a malapena a distinguere la figura curva, in abito talare, che aveva parlato.

«Il reverendo Galloway?»

«Sono io» confermò il vecchio.

«Sto cercando Robert Langdon. Lo ha visto?»

Il vecchio si fece avanti e, fissando nel vuoto oltre le spalle di Simkins con gli occhi velati, rispose: «Questo sì che sarebbe un miracolo».

88

Il tempo stringe…

L’analista della CIA Nola Kaye era già abbastanza agitata, e il terzo caffè le stava facendo venire i nervi a fior di pelle.

Sato non si è più fatta sentire.

Finalmente il telefono squillò e lei si affrettò a rispondere. «Office of Security. Nola Kaye.»

«Ciao, Nola, sono Rick Parrish della sicurezza dei sistemi informatici.»

Nola si scoraggiò: sperava che fosse Sato. «Ciao, Rick. Cosa posso fare per te?»

«Ti chiamo per dirti che il nostro dipartimento potrebbe avere informazioni relative alle ricerche che hai condotto in queste ore.»

Nola posò il caffè. £ come fa il tuo dipartimento a sapere quali ricerche sto facendo? «Come hai detto?»

«Scusa, dimenticavo: è il nuovo programma di IC che stiamo collaudando» spiegò Parrish. «Continua a segnalarci la tua postazione.»

Nola capì: la CIA stava testando un nuovo software di "interazione collaborativa" finalizzato a inviare segnalazioni in tempo reale ai dipartimenti che stavano elaborando gli stessi campi dati. In quel periodo di lotta al terrorismo, spesso per prevenire un disastro bastava segnalare che qualcun altro stava analizzando proprio i dati che interessavano a te. Nola riteneva che quel software fosse soprattutto motivo di distrazione. Secondo lei, più che per "interazione collaborativa", IC stava per "interruzione continua".

«Ah, già, dimenticavo» disse. «E cosa ti risulta?» Era abbastanza sicura che nessuno dei suoi colleghi fosse al corrente della crisi in corso e non credeva affatto che qualcun altro ci stesse lavorando. L’unica volta che Nola aveva usato il computer quella sera era per la ricerca richiesta da Sato su temi massonici ed esoterici. Ma non poteva mandare Parrish a quel paese.

«Mah, non sarà niente, però stasera abbiamo bloccato un hacker, e il software di ic continua a segnalarmi che ti devo informare.»

«Un hacker?» Nola bevve un altro sorso di caffè. «Va bene, racconta.»

«Sì. Abbiamo beccato un certo Zoubianis che cercava di accedere a un file dei nostri database interni. Ha detto che stava lavorando su commissione e che non aveva la più pallida idea che si trovasse nel server della CIA né del perché al suo cliente interessasse quel particolare file.»

«Capito.»

«L’abbiamo interrogato: è a posto. Ma la cosa strana è che quello stesso file era stato richiamato anche su un motore di ricerca interno. Pare che un software gli avesse delegato la ricerca di una serie di parole chiave. Il fatto è che sono parole piuttosto strane. Una in particolare viene segnalata dall’ic come massima allerta: è solo sui nostri dataset.» Dopo un attimo di silenzio, Parrish aggiunse: «Tu sai che diavolo è un… symbolon?».

Nola fece un salto sulla sedia, rovesciando il caffè sulla scrivania.

«Ma anche le altre parole chiave sono a dir poco inconsuete» continuò Parrish. «Piramide, portale…»

«Rick, vieni subito nel mio ufficio!» ordinò Nola pulendo la scrivania con un fazzoletto di carta. «E porta tutto quello che hai.»

«Vuoi dire che è un’informazione importante?»

«Corri!»

89

Il Cathedral College, un elegante edificio che ricorda un castello, sorge nei pressi della cattedrale. Il Collegio dei Predicatori, come era stato originariamente concepito dal primo vescovo episcopale di Washington, fu fondato allo scopo di fornire istruzione ai religiosi anche dopo la loro ordinazione. Oggi, il college offre un’ampia gamma di corsi di studio su teologia, spiritualità, giustizia globale e guarigione spirituale.

Langdon e Katherine si erano lanciati di corsa attraverso il prato, ed erano appena entrati servendosi della chiave di Galloway quando l’elicottero tornò a sorvolare la cattedrale, illuminandola a giorno con i suoi fari. Una volta dentro, si fermarono ansanti a osservare l’atrio. Dalle finestre entrava chiarore sufficiente, e Langdon ritenne più prudente non accendere le luci per evitare di tradire la loro presenza lì. Imboccarono il corridoio centrale e oltrepassarono una serie di sale conferenze, aule e aree comuni. A Langdon quel luogo ricordava gli edifici neogotici dell’università di Yale, grandiosi all’esterno ma sorprendentemente funzionali all’interno grazie alle modifiche apportate agli eleganti saloni per renderli adatti al viavai giornaliero di insegnanti e studenti.

«Laggiù» disse Katherine indicando l’estremità opposta del corridoio. Non aveva parlato a Langdon della sua intuizione a proposito della piramide, ma evidentemente era stato il riferimento a Isaacus Neuutonus a innescarla. Gli aveva detto soltanto che la piramide poteva essere trasformata con l’aiuto della scienza più elementare. Era convinta di riuscire a trovare tutto ciò di cui aveva bisogno in quell’edificio. Langdon non aveva idea di cosa servisse a Katherine, né di come intendesse trasformare un blocco di granito e d’oro ma, considerato che aveva appena assistito al mutamento di un cubo in un simbolo rosacrociano, era disposto a crederle.

Quando arrivarono in fondo al corridoio, Katherine si fermò di colpo, perplessa. Non aveva trovato ciò che cercava. «Hai detto che in questo edificio ci sono dei dormitori?»

«Sì, per docenti e studenti che risiedono qui.»

«Dunque, da qualche parte dev’esserci anche una cucina, giusto?»

«Hai fame?»

Lei lo guardò con aria di disapprovazione. «No, ho bisogno di un laboratorio.»

Ovvio. Langdon individuò una scala che scendeva contrassegnata da un simbolo che faceva ben sperare. Il pittogramma più amato d’America.

La cucina nel seminterrato era di dimensioni industriali ma senza finestre, tutta acciaio inossidabile e grandi pentoloni, evidentemente studiata per rispondere alle esigenze di gruppi numerosi. Katherine chiuse la porta e accese le luci. Immediatamente entrarono in azione anche le ventole di aspirazione.

Katherine cominciò a frugare sotto i piani di lavoro alla ricerca di ciò che le serviva. «Robert, ti dispiacerebbe mettere la piramide sul bancone?»