«Assolutamente fattibile» ribatté lei lanciando uno sguardo fiducioso verso la piramide sommersa. «I primi alchimisti usavano spesso fosfori organici come indicatori termici. I cinesi realizzavano fuochi d’artificio colorati, e persino gli egizi…» Katherine si interruppe, lasciando la frase a metà. Fissava l’acqua in ebollizione.
«Cosa c’è?» Langdon seguì il suo sguardo, ma non notò nulla.
Katherine si sporse sulla pentola per vedere meglio, poi si voltò di colpo e corse alla porta.
«Cosa stai facendo?» le gridò Langdon.
Katherine si fermò in scivolata accanto a un interruttore. La luce e la ventola si spensero, facendo piombare la cucina nell’oscurità e nel silenzio.
Langdon si voltò a guardare la cuspide nascosta dall’acqua e dal vapore. Quando Katherine tornò al suo fianco, lui stava fissando sbalordito la pentola.
Proprio come Katherine aveva previsto, una piccola parte della cuspide stava cominciando a risplendere dentro l’acqua. Erano comparse delle lettere, e diventavano sempre più visibili a mano a mano che la temperatura dell’acqua saliva.
«Una scritta!» mormorò Katherine.
Langdon annuì, esterrefatto. Le parole si stavano materializzando proprio sotto l’iscrizione incisa sulla cuspide. Sembravano solo tre e, sebbene non riuscisse ancora a leggerle, non potè fare a meno di domandarsi se avrebbero svelato tutto. "La piramide massonica è una mappa reale" aveva detto loro Galloway "che indica un luogo reale."
Poi Katherine spense il fornello e l’acqua smise di bollire. Ora la cuspide era ben visibile sotto la superficie.
E si leggevano chiaramente tre parole.
90
Chini sulla pentola nell’oscurità della cucina del Cathedral College, Langdon e Katherine osservavano la cuspide immersa nell’acqua. Su un lato era comparso un messaggio a lettere brillanti.
Langdon lo lesse, ancora incredulo. Certo, si diceva che la piramide avrebbe rivelato un luogo preciso… ma lui non avrebbe mai immaginato che fosse cosi preciso.
«Un indirizzo» sussurrò sbalordito.
Katherine era meravigliata quanto lui. «Non so cosa ci sia a quell’indirizzo. E tu?»
Langdon scosse la testa. Sapeva che Franklin Square era una delle zone più antiche di Washington, ma non conosceva quell’indirizzo. Guardò la punta della cuspide e lesse il messaggio completo, dall’alto verso il basso.
C’è la sede di qualche ordine in Franklin Square? C’è un edificio in cui si cela l’accesso a una lunga scala a chiocciola? Langdon non aveva idea di che cosa potesse nascondersi a quell’indirizzo. La cosa più importante, a quel punto, era che lui e Katherine avevano decifrato la piramide e ora erano in possesso delle informazioni necessarie a trattare la liberazione di Peter.
Appena in tempo.
Secondo le lancette luminose dell’orologio di Topolino restavano meno di dieci minuti.
«Fa’ quella telefonata» disse Katherine riaccendendo la luce e indicando un telefono sulla parete della cucina. «Svelto!»
La rivelazione era stata così improvvisa che Langdon esitò.
«Sei sicura?»
«Certo.»
«Non ho intenzione di dirgli nulla finché non sapremo che Peter è al sicuro.»
«Ovvio. Ricordi il numero, vero?»
Annuendo, Langdon andò al telefono. Sollevò il ricevitore e compose il numero di cellulare dell’uomo. Katherine gli si avvicinò, accostando la testa alla sua per poter sentire. Quando il telefono dall’altra parte cominciò a squillare, Langdon si preparò all’inquietante sussurro dell’uomo che quella sera lo aveva attirato a Washington con l’inganno.
Finalmente qualcuno rispose.
Ma non si sentì alcun "pronto". Nessuna voce. Solo il respiro di una persona.
Langdon attese qualche istante, poi si decise a parlare. «Ho le informazioni che cerchi. Ma se le vuoi dovrai prima consegnarci Peter.»
«Chi parla?» chiese una voce di donna.
Langdon trasalì. «Robert Langdon» rispose istintivamente. «Chi è lei?» Per un momento temette di aver sbagliato numero.
«Il suo nome è Langdon?» La donna sembrava sorpresa. «Qui c’è una persona che chiede di lei.»
Cosa? «Scusi, chi parla?»
«Sono l’agente Paige Montgomery della Preferred Security.» La donna aveva una voce tremante. «Forse lei può aiutarci. Circa un’ora fa la mia collega ha risposto a una chiamata del 911… una persona tenuta in ostaggio a Kalorama Heights. Non sono più riuscita a mettermi in contatto con lei, così ho chiamato rinforzi e sono venuta a controllare di persona. Abbiamo trovato la collega morta in giardino. Il proprietario non c’era e abbiamo forzato la porta. Un cellulare stava squillando, sul tavolo, e io…»
«Lei è all’interno della casa?» chiese Langdon.
«Sì, e la segnalazione al 911 era… attendibile» farfugliò la donna. «Scusi, sono un po’ sconvolta, ma la mia collega è morta e abbiamo trovato un uomo trattenuto qui contro la sua volontà. È malridotto e ci stiamo occupando di lui. Continua a chiedere di due persone… un certo Langdon e una certa Katherine.»
«È mio fratello!» esclamò Katherine, premendo la testa contro quella di Langdon. «Sono stata io a chiamare il 911! Sta bene?»
«Veramente, signora, è…» La voce della donna si incrinò. «Non sta bene. È senza una mano e…»
«La prego» insistette Katherine. «Voglio parlargli!»
«In questo momento si stanno occupando di lui. Alterna stati di lucidità a stati d’incoscienza. Ma se lei si trova in zona, farebbe meglio a venire…»
«Siamo a pochi minuti di macchina» disse Katherine.
«Allora le suggerisco di fare in fretta.» Si udì un rumore soffocato in sottofondo. «Mi scusi, hanno bisogno di me. Parleremo quando sarà qui.»
La telefonata si interruppe.
91
All’interno del Cathedral College, Langdon e Katherine si precipitarono su per le scale verso l’uscita. Non si sentiva più il rumore dell’elicottero sopra di loro e Langdon sperava che potessero abbandonare l’edificio senza essere visti per andare subito da Peter a Kalorama Heights.
L’hanno trovato. È vivo.
Appena dopo aver parlato con l’agente del servizio di vigilanza, Katherine era corsa a togliere la piramide e la cuspide dall’acqua. Erano ancora gocciolanti quando le aveva infilate nella borsa di Langdon. Adesso lui sentiva il calore che si irradiava attraverso la pelle.
L’eccitazione per il ritrovamento di Peter aveva per il momento fatto passare in secondo piano qualunque riflessione sul messaggio della cuspide — Otto Franklin Square -, ma per quello ci sarebbe stato tempo dopo.
Mentre svoltavano l’angolo in cima alle scale, Katherine si fermò di colpo indicando una saletta sull’altro lato del corridoio. Attraverso la finestra a bovindo, Langdon vide un elicottero nero affusolato fermo all’esterno. Il pilota era lì accanto e parlava alla radio dando loro le spalle. Parcheggiato vicino c’era anche un SUV Escalade nero con i finestrini oscurati.
Restando nell’ombra, Langdon e Katherine entrarono nella saletta per sbirciare dalla finestra alla ricerca degli altri componenti della squadra. Grazie al cielo, il grande prato davanti alla cattedrale era deserto.
«Devono essere dentro la chiesa» ipotizzò Langdon.
«Sbagliato» disse una voce alle sue spalle.
Langdon e Katherine si voltarono di scatto per vedere chi avesse parlato. Dalla soglia della saletta due figure vestite di nero li tenevano sotto il tiro di fucili dotati di mirini laser. Langdon vide un puntino rosso luminoso danzargli sul petto.