Выбрать главу

«Chi sei?»

Era la voce di un uomo, eppure aveva qualcosa di inumano. Era tenebrosa, profonda, come se provenisse dai recessi più bui della notte, la voce dei morti che si levava dal fondo delle cripte. Nihal non rispose.

«Perché sei giunta fin qui, in questo luogo santo?»

Nihal continuò a piangere in silenzio.

«Frena il tuo dolore e parlami» disse la voce.

Nihal ebbe l’impressione che un braccio le cingesse le spalle. Si calmò e si sforzò di aprire gli occhi, ma l’oscurità era completa. Le sembrava di essere immersa nel nulla.

«Sono in un santuario?» chiese alla fine.

«Questo è Goriar, il santuario dell’Oscurità: l’oscurità dell’Oblio, l’oscurità della grande consolatrice, la Morte che seda ogni dolore, l’oscurità di un Sonno senza sogni, in cui l’anima riposa» rispose la voce.

«Allora ho bisogno di te, perché il mio cuore anela al nulla, ora» disse Nihal.

«Qual è il tuo nome?»

«Sheireen» rispose, usando il nome che odiava. «Dammi l’oblio, sono un’assassina.»

Nihal ebbe la sensazione che qualcuno si fosse seduto innanzi a lei. Il braccio si spostò dalle spalle al volto e una mano calda e rassicurante le sfiorò la guancia.

«Ti conosco» disse la voce. Nihal prese in mano l’amuleto, che ora brillava in quella oscurità. «Hai condotto con te mia sorella Glael, strappandola alla sua solitudine.»

«Sei il fratello di Glael?» chiese la ragazza.

«Luce e Ombra sono la stessa cosa, Sheireen. Ella è la mia metà e me stesso, ella mi nega ma al contempo mi afferma. Senza Ombra la Luce non brillerebbe tanto fulgida, ma senza Luce l’Ombra non potrebbe essere così netta.»

Nihal abbassò lo sguardo. «Ero giunta fin qui per la pietra, dovevo implorarti di darmela, ma ora non so più che cosa devo fare. Le mie mani grondano del sangue di innocenti. Non sono più degna di ricevere l’amuleto.»

Le sembrò che l’oscurità l’avvolgesse più stretta.

«Sento che il tuo cuore è colmo di dolore e sento anche che le tue parole sono vere. La tua spada ha visto mille morti e tra queste anche quelle di chi era innocente. Eppure nel profondo il tuo animo conserva la purezza.»

«Io non volevo uccidere Vrašta!» urlò Nihal. «Lo consideravo un amico, stava diventando un compagno, ha salvato Laio. Io non volevo!»

«Questo lo so» disse Goriar.

«Non volevo uccidere i fammin nella foresta, non volevo uccidere degli innocenti!» Le lacrime ripresero a rigarle le guance. «Desidero da te l’oblio. Dammelo.»

Il senso di protezione che aveva provato fino a quel momento cessò. Si sentì sola e abbandonata.

«Ti fu già offerto, presso Thoolan, ma lo rifiutasti» disse la voce.

«Ora quel che voglio è l’incoscienza, e so che puoi darmela» ribatté Nihal.

«Non è questo ciò di cui hai bisogno» disse Goriar.

«Non voglio più sentirmi tanto sporca! Non voglio più sentirmi così crudele, così colpevole!»

La mano le prese il mento e la costrinse ad alzare il capo. Nihal sentì sul volto il soffio di un caldo respiro. Quando Goriar parlò, la sua voce era vicinissima. «Il dolore che senti ora, il senso di colpa, sono indispensabili. Non puoi sfuggirvi. Quando lasciasti Thoolan, ti fu detto che avresti sofferto, ma tu scegliesti di andare avanti. Quel che provi ora è nulla; altro ancora dovrà accadere che dilanierà il tuo cuore, e avverrà presto. Sarà attraverso questo dolore che imparerai la vita.»

«Ora so che sbagliavo, quando credevo di essere nel giusto uccidendo i fammin, ma ormai è troppo tardi» disse Nihal.

«È vero, ma dalle rovine di questa consapevolezza puoi innalzare nuove certezze. Hai compreso che il male permea ogni cosa, che non è stato condotto fin qui dal Tiranno, ma che è una forza da sempre presente nel mondo.»

«Cosa devo fare?» chiese Nihal.

«Questa è la tua ricerca, io non posso dirti nulla.»

«Sono come gli assassini di mio padre...»

«A nulla ti varrà crogiolarti in questo dolore. Devi trovare la via per uscirne, la via che ti condurrà fuori da questa oscurità, verso la luce.»

Nihal iniziava a calmarsi. «È tutta la vita che non so dove andare...» mormorò.

«Questa è l’essenza della ricerca che ti sei proposta di fare. Se non ci si sente sperduti, non si può trovare la via.»

«E ora?»

«Ora devi riflettere, su di te, sul mondo e sulla tua missione. Io posso solo dirti che la tua anima non è perduta ed è per questo che sento di poterti dare la mia pietra.»

Nihal si asciugò gli occhi e le guance. D’un tratto, vide delinearsi innanzi a sé la pallida figura di un uomo. Spiccava come un bagliore grigiastro sul fondo oscuro della caverna e sorrideva maestoso e composto. Al centro del petto aveva una macchia scura.

«Se oggi tu non avessi compreso quel che ti è costato tanto dolore, io non avrei potuto darti questa.» La macchia scura si staccò dal petto e si sollevò in aria verso Nihal.

«Questa è la pietra che cercavi, la quinta pietra, e l’hai pagata a prezzo della sofferenza che nasce dalla consapevolezza. Essa è come la fiammella che ti condurrà fuori da queste tenebre. Fanne buon uso e falla crescere dentro di te.»

Nihal allungò la mano verso la pietra.

«Non dimenticare mai il dolore di oggi. Non ti resta che compiere il rito» disse Goriar. Il suo sorriso era diventato benevolo.

Nihal prese in mano la pietra e mentre la deponeva nell’alveo recitò la formula. La tenebra si dissolse e il talismano brillò di una luce nuova. La mezzelfo si trovò d’un tratto sola, in mezzo a una galleria di alberi morti.

Nihal restò nella galleria per un po’. Era esausta, come se in quelle poche ore avesse vissuto lunghi anni. Aveva bisogno di quiete. D’improvviso, fu cosciente del tempo che era passato e si ricordò di Sennar e Laio. Erano in pericolo. Sennar non era un guerriero e Laio era solo uno scudiero ferito.

Balzò in piedi e iniziò a correre con la spada in pugno.

La foresta era immersa nel silenzio. Quando Nihal arrivò nella radura dove tutto era cominciato, si fermò e guardò attonita davanti a sé.

Non aveva mai visto una distruzione tale. Nel raggio di dieci braccia gli alberi erano scomparsi, come se fossero stati carbonizzati da una fiammata. A terra giacevano otto corpi irriconoscibili, anneriti dalle fiamme. Il buio non permetteva di distinguere le loro fattezze, ma Nihal era sicura che sette fossero fammin, mentre l’ultimo sembrava un uomo.

Si gettò su di lui, con il dubbio che potesse essere uno dei suoi amici, ma intravide subito una corazza che non era né di Laio né di Sennar. Nel mezzo c’era uno squarcio. Nihal capì che quella strage era opera di Sennar. Lui e Laio dovevano essere in salvo. Una furia simile, però, sembrava estranea al Sennar che conosceva. Il mago non si era solo difeso dal nemico, aveva sterminato i fammin. Nihal ebbe un brutto presentimento.

Fu allora che si accorse del fumo bluastro che la avvolgeva. Un messaggio. Tirò fuori dalla bisaccia le pietre per l’incantesimo e lo lesse. Era breve e lapidario: "Alla tana nel bosco. Presto".

Nihal si alzò di scatto e cercò le orme dei suoi amici. Trovò un solo paio di impronte, profonde e scomposte, come di chi ha trascinato i piedi. Iniziò a correre.

Non le ci volle molto per trovare la tana. Una volta lì, sporse il capo all’interno. «Siete qui?»

Nessuna voce le rispose, ma Nihal scorse in un bagliore funereo l’immagine di Sennar accovacciato su Laio. Tutti gli indizi si composero nella sua mente e divennero terribilmente chiari. Si gettò dentro la tana.

«Che cosa è successo?» urlò. Ma la domanda fu superflua, perché vide la ferita sulla schiena di Laio e il suo volto livido.

«Non c’è tempo per le spiegazioni, aiutami!» esclamò Sennar.

Nihal era come imbambolata, non riusciva a staccare gli occhi dalla macchia di sangue sulla casacca del suo scudiero.

Nihal, là fuori ti attende altro dolore, se esci accadranno cose che ti faranno molto soffrire, lo so perché l’ho visto... Altro ancora dovrà accadere che dilanierà il tuo cuore, e avverrà presto... Le parole di Thoolan e Goriar le turbinavano nella mente.