Sennar la afferrò per le spalle. «Vuoi aiutarmi o no?»
Nihal annuì, ricacciò indietro le lacrime, si concentrò e iniziò anche lei a prodigarsi per Laio.
Nihal e Sennar recitarono formule di guarigione per ore. Sennar sembrava infaticabile; il sudore gli scorreva a rivoli sulla fronte, ma il volto restava concentrato, le mani ferme.
Nihal non poté fare a meno di chiedersi che cosa sarebbe successo se non si fosse attardata nella galleria d’alberi. In quelle ore le tornarono alla mente tutti i ricordi che aveva condiviso con il suo scudiero: il giorno in cui si erano conosciuti, i tempi dell’Accademia, il viaggio per raggiungere Pewar e il modo in cui Laio aveva saputo tenere testa al padre. Ricordò ogni battaglia, il momento prima di scendere in campo, quando Laio le porgeva la spada che aveva affilato, o quando le stringeva i lacci dell’armatura e le raccomandava di stare attenta. L’immagine che conservava di lui non aveva nulla a che fare con il ragazzo che giaceva sotto le sue mani. Quello non era Laio, non poteva essere lui.
Nel cuore di quella che doveva essere la notte, se non si fossero trovati in una Terra dove l’oscurità era permanente, Nihal vide che Sennar era stremato. Il suo capo oscillava e le sue mani tremavano. Solo allora si accorse che anche lui era ferito: aveva un braccio insanguinato.
«È meglio che ti riposi» gli disse.
Il mago non rispose e non si fermò. La luce che promanava dalle sue palme si faceva sempre più fioca.
Nihal gli prese una mano. «Non puoi essere utile, se sei così stanco. Riposati.»
«Io...»
«Ci penso io, non preoccuparti.»
Riuscì a convincerlo a scostarsi da Laio. Non appena Sennar posò la testa sul pavimento della tana sprofondò nel sonno.
Il nuovo giorno arrivò senza luce, nell’oscurità che avvolgeva quella Terra. Sennar fu il primo a destarsi e per un attimo gli parve di aver sognato tutto. Poi vide Nihal assopita al fianco di Laio e comprese quanto ineluttabile fosse la realtà. Si sentiva riposato nel fisico, ma vecchio e stanco nell’animo. Scostò Nihal e considerò le condizioni di Laio. Il sangue si era fermato, ma la ferita non era migliorata. Il respiro del ragazzo era irregolare.
In quel momento Sennar comprese quel che sarebbe accaduto ed ebbe il coraggio di accettarlo. Non poteva fare nulla per Laio. Se i suoi incantesimi non avevano effetto, significava che presto il fantasma dello scudiero avrebbe combattuto fra le truppe del Tiranno. Ricominciò a curarlo, perché aveva giurato a se stesso che non avrebbe lasciato nulla di intentato, ma sapeva che era inutile.
Quando Nihal si svegliò, Sennar non ebbe il coraggio di guardarla.
«Come sta Laio?»
«È presto per dirlo» tagliò corto. «Perché non vai a prendere qualche erba medicinale?»
«Quando credi che si sveglierà?» chiese Nihal la sera.
Sennar la osservò. Sembrava che avesse scelto di ignorare la verità e si fosse convinta che Laio era fuori pericolo. Non trovò parole per risponderle.
«Non mi hai ancora detto che cosa è successo nella radura» insistette lei.
«Laio ha ucciso due fammin, poi l’uomo che era con loro lo ha colpito alle spalle» rispose il mago con voce stanca.
«Quando si sveglierà mi toccherà complimentarmi con lui. Ormai è proprio un guerriero provetto» commentò Nihal con un sorriso.
Sennar appoggiò il capo alla parete di terra; quanto sarebbe potuta andare avanti quella finzione?
«Non credi che sarebbe il caso di provare con qualche altro incantesimo?» chiese lei.
«Ho provato di tutto.»
La mezzelfo cambiò espressione. «Che cosa intendi?»
«Non conosco altri incantesimi che possano guarirlo. Ho fatto tutto il possibile. Non c’è nient’altro che possa escogitare.»
«Ma lui ancora non si è svegliato...» protestò Nihal.
In tutta risposta, Sennar le rivolse uno sguardo impotente.
«Non devi abbatterti. Sono sicura che andrà tutto bene» disse lei, ma la sua voce non aveva più la sicurezza di prima.
«Nihal, non ha senso sperare in qualcosa che non può avvenire» mormorò Sennar.
«Come puoi dirlo? Non ricordi tutte le volte che mi hai salvato la vita? La mia ferita, a Salazar, era ben più grave di quella di Laio.»
«La tua ferita non era come questa e poi ti sbagli, Laio sta molto peggio di quanto stavi tu.»
Nihal afferrò Sennar per la casacca e lo scosse. «Tu sei un consigliere, uno dei maghi più potenti di questa terra. Ci deve pur essere qualcosa che puoi fare! Conosci migliaia di incantesimi!»
Sennar non cambiò espressione. «La sua ferita non può essere guarita» disse piano.
Nihal lo colpì con uno schiaffo. «Lui è il mio scudiero, mi ha salvato la vita! È mio amico! Non posso permettere che muoia!»
Sennar non rispose e guardò altrove.
Nihal riprese, con più furia: «Tu devi fare qualcosa! Finché avrà respiro devi curarlo. Non puoi lasciarlo morire!».
«Lo vorrei con tutto me stesso, ma più recito formule più sento che la sua vita fugge. È come cercare di arginare un fiume in piena con le mani.»
Nihal iniziò a piangere. «No... non voglio...» mormorò con una voce che non sembrava più la sua.
La speranza rifiorì il terzo giorno. Non appena si svegliò, Nihal vide due punti luminosi nel buio della tana. La mano corse rapida alla spada, nel timore che qualche nemico li avesse scoperti, poi capì che le luci erano il riflesso negli occhi di qualcuno, il riflesso del chiarore che penetrava nel nascondiglio attraverso l’apertura della tana.
«Laio!» urlò. Si fiondò su di lui e gli accarezzò la testa. Un debole sorriso animò le labbra del ragazzo.
«Nihal...»
Anche Sennar si svegliò e anche lui credette che non tutto fosse perduto, non appena vide il ragazzo vivo e cosciente. Per qualche istante tutti e tre si confortarono in quella speranza.
Laio era molto debole e parlava a fatica. Spesso lo coglievano attacchi di tosse che gli mozzavano il fiato in gola. Per prima cosa chiese di Vrašta.
Nihal non seppe cosa rispondere. Anche Sennar la guardava interrogativo, così lei disse che l’aveva mandato a controllare che non vi fossero nemici nei dintorni e che presto sarebbe tornato. Laio sembrò crederci, ma Sennar assunse un’espressione sospettosa. Per fortuna di Nihal, non vollero perdere tempo in chiacchiere.
Nihal e Sennar ripresero a formulare incantesimi di guarigione, convinti che il peggio fosse passato e che presto il loro amico si sarebbe ripreso. La ferita però non diede alcun segno di miglioramento, anzi, cominciò a infettarsi.
«Ricordi quali erbe hai usato quando Nihal era ferita?» chiese il mago a Laio.
Lo scudiero sussurrò un paio di nomi e chiuse gli occhi, come per ritrovare le forze.
«Valle a cercare e portane quante più puoi, insieme a dell’acqua. Sta’ attenta, potrebbero esserci nemici in giro» disse il mago a Nihal.
La ragazza uscì furtiva dalla tana.
Sennar riprese il suo lavoro, ma vide che Laio si era fatto pensieroso.
«Come sto?» chiese a un tratto.
Il mago temeva quella domanda. Tacque.
Dopo un breve silenzio, la flebile voce di Laio si fece sentire di nuovo. «Sono già stato ferito, nella prigione in cui mi hanno torturato. Ora però è diverso...» Fece una pausa per riprendere fiato. «È come se non avessi più il mio corpo, non mi fa nemmeno male la ferita... Mi sembra di essere sul punto di addormentarmi.»
Sennar continuava a tacere.
«Dimmi come sto» insistette Laio, cercando di alzare un po’ la voce. «Voglio sapere la verità.»
Sennar non smise di curarlo. «La tua ferita è lunga e profonda, non riesco a farla guarire. Si sta infettando e non ho più incantesimi da recitare.»
Laio tacque per qualche istante. Il suo volto era ancora più serio di prima. «Mi salverò?» chiese alla fine.
«Non lo so, credo di sì» disse Sennar con un sorriso forzato.