«Se sto per morire, me lo devi dire» mormorò Laio.
Sennar pensò alla battaglia nella radura, alla sicurezza che aveva notato negli occhi dello scudiero, a come tutto d’un tratto avesse visto in lui un uomo. «Io non posso più fare niente» disse infine.
Il mago vide Laio chiudere le palpebre per scacciare le lacrime, ma una gli sfuggì dalle ciglia e gli scivolò sulla guancia.
«Se fossi davvero un uomo non avrei paura...» disse infine lo scudiero.
«Solo gli stupidi non hanno paura di morire» controbatté Sennar.
«Nihal non ha mai paura di morire.»
«Lei non è certo contenta di questo.»
Laio sorrise debolmente.
«Hai combattuto bene nella radura, per non parlare di tutto quello che hai fatto per noi quando sei stato catturato. La tua paura non può cancellare quello che sei stato capace di fare.»
«Vorrei crederci...» disse Laio. Un nuovo attacco di tosse lo soffocò.
«Nessuno ora può dire che non sei un uomo» concluse Sennar, e stavolta fu lui a ricacciare le lacrime.
Laio sorrise, sembrava quasi calmo. «Non dire a Nihal che ho pianto.»
«Non lo farò.»
Nihal non sapeva più che ora fosse. Doveva essere trascorso poco più di un giorno da quando Laio aveva aperto gli occhi, ma non ne era sicura. Le sembrava di essere rintanata in un quel buco e in quell’oscurità da secoli. Sennar aveva coperto l’apertura della tana con alcune frasche e aveva acceso un fuocherello magico che spandeva una luce azzurrina. Le foglie e i rami ammassati all’ingresso, però, non lasciavano filtrare l’aria e dentro la tana ora faceva un caldo esasperante. Un paio di volte, inoltre, Nihal aveva sentito alcuni passi far tremare la terra sopra di lei. Probabilmente si era trattato solo di qualche animale, ma la mezzelfo non era tranquilla. Non appena qualcuno avesse scoperto la strage nella radura, i nemici si sarebbero messi sulle loro tracce.
Sennar dormiva accoccolato in un angolo; era caduto a terra mentre curava Laio, pallido ed esausto come Nihal non l’aveva mai visto. Avevano applicato un impacco di erbe sulla ferita dello scudiero e continuavano anche con gli incantesimi. Intorno alla ferita era comparso un alone giallognolo che aveva iniziato a diffondersi velocemente su tutta la schiena. Nihal recitava le formule magiche con poca convinzione.
Laio aveva gli occhi chiusi. «Smetti di curarmi» disse a un tratto.
«Cosa...?»
«Basta con gli incantesimi, ti prego» insistette Laio.
«Come fai a guarire se non ti curo?» disse lei, sforzandosi di sorridere.
«Non sento niente dal collo in giù, riesco a malapena a muovere le dita... Ti prego, non mi curare più.»
Nihal obbedì. Tolse le mani dalla ferita e rimase in silenzio.
«Che viaggio inutile è stato il mio...» mormorò Laio.
Nihal era sul punto di piangere. «Non dire sciocchezze.»
«Avrei voluto aiutarti, invece nelle Terre libere sono stato solo un impiccio, poi mi sono fatto catturare e ho rischiato di farvi scoprire dal nemico. Ora vi sto tenendo fermi qui.» Le sue parole finirono in un accesso di tosse e le foglie sotto il suo volto si macchiarono di sangue. Quando riprese a parlare, la sua voce si era affievolita. «Vi ho raggiunti solo per farti assistere alla mia morte.»
«Tu non morirai!»
«Sarei voluto arrivare con te fino alla fine e aiutarti a indossare l’armatura il giorno dell’ultima battaglia, come mi hai scritto nella lettera.» Prese fiato. «Avrei voluto vederti vincere ed essere finalmente felice. Non sono riuscito nemmeno a proteggerti.»
«Tu mi hai salvato la vita, mi hai sostenuta quando ero sola, sei stato un vero amico. Hai fatto tanto... Sennar mi ha detto dei fammin nella radura. Sei un guerriero, un eroe.» Nihal ora piangeva.
Laio sorrise, poi si fece serio. «Dimmi la verità: Vrašta è morto?»
Nihal annuì.
«Lo immaginavo...» disse Laio con tristezza, quindi rimase in silenzio per qualche istante. «Mi abbracci?» chiese infine a Nihal.
Lo scudiero si sforzava di sorridere, ma Nihal vide la paura nei suoi occhi. Lo sollevò piano dal giaciglio e gli passò le braccia intorno ai fianchi. Laio appoggiò la testa sulla sua spalla.
«Non mi fa male... Ora sto bene» disse lui. Il suo respiro era diventato calmo e regolare.
Nihal lo tenne stretto a sé a lungo, fino a quando sentì il suo corpo immobile tra le braccia.
20
Un motivo per continuare
Nihal avrebbe voluto tributare a Laio gli onori che spettavano ai Cavalieri e bruciare il suo corpo su una pira, com’era stato fatto per Fen. Ma la Terra in cui si trovavano era sede di una oscurità perenne e non era possibile accendere nemmeno un focherello senza essere scoperti, figurarsi un rogo. Così Nihal avrebbe potuto dare a Laio solo una semplice tomba che lo proteggesse dai nemici, in quella che era la sua Terra natale e che lo scudiero aveva fatto appena in tempo a visitare.
Attesero un giorno prima di lasciare il nascondiglio, un po’ perché il dolore toglieva loro le forze e la voglia di rimettersi in marcia, un po’ perché sentivano la terra sopra la tana tremare sotto i passi dei nemici. Erano braccati, gruppi di fammin battevano la foresta alla loro ricerca.
Il giorno seguente Nihal compose il corpo di Laio e strinse fra le mani la spada con cui aveva combattuto da eroe pochi giorni prima. Si recise una ciocca di capelli e gliela depose sul petto, perché una parte di lei restasse con lui.
Quando uscirono circospetti dalla tana, tutto taceva intorno a loro. Evidentemente la caccia si era spostata altrove. Nihal iniziò a smuovere la terra davanti all’ingresso a mani nude. Si graffiò le dita, si ruppe le unghie, ma continuò a scavare e a spostare terra e sassi fino a quando l’apertura non fu celata, a custodire per sempre la tomba di Laio.
«Basta così» disse a un tratto Sennar, prendendola per le spalle. Si sedette innanzi al tumulo, concentrato. «Ci ho pensato a lungo, per tutto il tempo che abbiamo trascorso accanto a lui. Se non faccio qualcosa, diventerà un fantasma.» Abbassò gli occhi. «Non conosco formule per salvare i vivi, ma forse ne conosco una per dare pace allo spirito dei morti. Qualche tempo fa, lessi di una formula proibita che permette di imprigionare con un sigillo l’anima dei defunti. Ne parlai a Flogisto ed egli mi disse di dimenticarla, perché era frutto del male. Ma non posso permettere che Laio diventi un fantasma e combatta per il Tiranno. Proverò a sigillare il suo spirito.»
Alzò lo sguardo su Nihal, come a cercare il suo assenso per quel che si accingeva a fare, ma il volto della ragazza era impenetrabile. «Ci vorrà parecchio tempo e dopo credo che non potrò usare la magia per un po’. Ti chiedo solo di controllare che non arrivi qualcuno.»
Nihal annuì. Sennar si voltò verso la tomba e cercò di riportare alla memoria la formula, che aveva letto una volta soltanto. Dopo aver fatto ricorso alla magia proibita nella radura, era disposto a ripetere quell’errore per salvare lo spirito di Laio.
Quando iniziò a pronunciare la formula, una cantilena che gelava il sangue nelle vene, Nihal abbassò il capo e si coprì le orecchie con le mani. Il mago continuò a recitare, con l’animo colmo di odio e di disperazione. Fu per questo che la formula si piegò al suo volere e la barriera iniziò a tessersi sotto le sue dita. Avrebbe imposto alla tomba un sigillo che si sarebbe rotto solo nel momento in cui il potere del Tiranno fosse stato annientato; allora lo spirito di Laio sarebbe tornato libero. L’incantesimo gli costò un’ora e tutte le sue forze magiche, prosciugando la speranza che l’aveva sostenuto fino a quel punto. D’un tratto Sennar sentì che la magia fuggiva da lui, si ritrovò sperduto e senza meta, le sue mani si fecero fredde e la formula lo abbandonò. Laio era salvo.
«Ho finito» disse mesto.
Nihal non gli rispose.
Rimasero per un po’ innanzi alla tomba. Fu Sennar a riscuotersi per primo. «Ciò che è puro non può resistere a questo mondo» disse, senza sapere se parlava a se stesso, a Nihal o all’amico che stavano per lasciare. «Forse tu eri l’unico a poter salvare il Mondo Emerso, le tue mani erano monde e il tuo spirito innocente.»