«Riposiamoci qui, per oggi...» disse Nihal piano, con una voce turbata, quasi spaventata.
Finirono di mangiare in silenzio. Per la prima volta da quasi un mese videro un tramonto e l’oscurità calò sul loro imbarazzo.
La sera, dopo una cena parca e silenziosa, fecero il punto della situazione, la mappa spiegata davanti a loro. Si trovavano in prossimità del confine con la Terra del Fuoco; grazie ai racconti di Ido, sapevano che in quella Terra c’era un centinaio di vulcani e che tutti erano fucine. Il popolo del maestro di Nihal aveva costruito le città nelle valli, tra un vulcano e l’altro, e le aveva collegate con ponti e gallerie.
«Tutte le vie di comunicazione saranno sorvegliate e pulluleranno di nemici» osservò Sennar.
Nihal sospirò. «E allora? Cosa possiamo fare?»
Sennar fissò un punto nell’oscurità davanti a lui. «Non ne ho idea.»
Dopo qualche istante di silenzio, Nihal raddrizzò di scatto le spalle. «Il sistema di approvvigionamento dell’acqua!» esclamò.
Sennar la guardò senza capire.
«Me ne ha parlato Ido» continuò lei. «Fu costruito dagli gnomi della Terra delle Rocce, per gli abitanti della Terra del Fuoco. È un sistema di canali sotterraneo che attraversa tutta la regione e la collega alla Terra delle Rocce.»
«Ma non sappiamo dove si trovi l’ingresso» obiettò il mago.
«Invece sì» rispose Nihal con un sorriso. Indicò un punto sulla mappa. «Ido me lo mostrò. È poco distante dal confine con la Terra della Notte.»
Sennar alzò lo sguardo su di lei. «Dobbiamo andare sotto terra, dunque» disse poco entusiasta.
«È l’unico modo» rispose Nihal. «O almeno il più sicuro.»
Fino a quel giorno avevano sempre stabilito turni di guardia, ma quella sera Sennar non resistette. Tra la fatica del viaggio e le emozioni del pomeriggio, era rimasto senza energie. Nel bel mezzo del suo turno, il sonno lo colse e lui si addormentò sereno, con la testa appoggiata a un tronco. Ma era la notte meno indicata per assopirsi.
Furono i sensi acuti di Nihal a salvarli. Fu svegliata all’improvviso da una sensazione di pericolo che non riusciva a identificare. Impugnò subito la spada e svegliò Sennar.
«Che c’è?» chiese lui sbadigliando.
«Non lo so...» rispose la mezzelfo. Si mise in ascolto. «Hai ripreso i tuoi poteri?»
«Non del tutto, ma forse un paio di formule offensive degne di questo nome sono in grado di lanciarle» disse il mago.
Nihal balzò in piedi. «Scappa!» urlò e si diedero entrambi alla fuga.
I nemici uscirono allo scoperto e le loro grida e i loro passi concitati risuonavano con chiarezza nella foresta. Nihal non aveva fatto in tempo a vedere quanti fossero, ma distingueva almeno tre voci e rumori di passi da quattro direzioni.
La mezzelfo raggiunse Sennar e gli prese una mano. Non voleva perderlo, sarebbero fuggiti insieme. Corsero a perdifiato, alla cieca. Ovunque andassero, sembrava che il sentiero fosse sbarrato da grovigli di arbusti. Erano fammin i loro inseguitori, Nihal lo sentiva, per questo aveva terrore di combattere. Non voleva uccidere ancora.
I passi e le grida si fecero sempre più vicini. Nihal si sentì abbrancare per una caviglia, perse il contatto con la mano di Sennar e cadde a terra. Il mago si fermò e in quell’istante un fammin calò l’ascia sulla ragazza. Nihal però fu più rapida. Si voltò, estrasse la spada e colpì in tempo l’avversario. Il fammin si abbatté al suolo e Nihal scattò di nuovo in piedi. La corsa riprese.
«Quanto credi sia lontano l’ingresso alle cisterne della Terra del Fuoco?» chiese Sennar mentre correva.
Una freccia fischiò sopra le loro teste. Nihal evocò una labile barriera che li proteggeva a stento. «Un paio di miglia, forse» rispose affannata.
«Non ce la faremo mai...»
Una scarpata interruppe la loro corsa e caddero rovinosamente per qualche braccio. Nihal riuscì ad aggrapparsi al volo a una radice sporgente e afferrò Sennar. Sentirono i passi avvicinarsi sopra di loro.
«Posso tentare...» mormorò Sennar.
«Cosa?» ansimò Nihal.
«L’Incantesimo del Volare» rispose il mago.
«Ce la fai?»
«Non abbiamo molta scelta. Devo riuscire a concentrarmi sul confine e ricordare il punto che mi hai indicato sulla mappa.»
Sennar chiuse gli occhi. I passi erano sempre più vicini e le grida incalzavano. Il mago recitò la formula e in un attimo i due giovani scomparvero.
Si ritrovarono in un luogo inondato di luce, una piana desertica senza traccia di vegetazione. Dopo giorni e giorni di buio completo, il sole li accecò.
Fu Nihal la prima ad aprire gli occhi. Si volse indietro e vide la foresta. Era a un centinaio di braccia alle loro spalle. Sentì Sennar respirare faticosamente al suo fianco.
«Stai bene?» gli chiese.
Il mago riprese fiato. «Abbastanza, ma per oggi ho chiuso con gli incantesimi.»
«Non siamo ancora abbastanza lontani, dobbiamo scappare.» La mezzelfo si rialzò e costrinse Sennar a fare lo stesso.
Ricominciarono a correre. Il luogo dove si trovavano era anche più pericoloso di quello dal quale erano fuggiti; non c’erano ripari, niente dietro cui nascondersi, il terreno era piatto e riarso e loro erano un facile obiettivo.
«Avrei voluto fare di meglio, ma non ricordavo il punto esatto e non conosco la zona» si scusò Sennar, senza fiato.
«Almeno ci siamo allontanati da lì» replicò Nihal.
I pozzi che consentivano l’accesso ai canali sotterranei della Terra del Fuoco non dovevano essere molto distanti, ma quando si guardava intorno Nihal vedeva i contorni delle cose stemperarsi in quella luce insopportabile e scomparire in un’unica vampata di calore. A un tratto, notò qualcosa che si stagliava all’orizzonte, nubi nere e dense, e monti altissimi. Sennar arrancava dietro di lei, sfinito.
«Quanto credi che manchi?» chiese il mago.
«Non ne ho la più pallida idea...» rispose Nihal in un soffio.
All’improvviso, la mezzelfo sentì aprirsi la terra sotto i suoi piedi. Lei e Sennar caddero e sprofondarono nell’oscurità. L’ultima cosa che Nihal sentì fu una forte fitta alla nuca, poi più nulla.
Verso il fondo
Nella città di roccia ogni cosa è del colore della montagna. Qui, più che altrove, si dimostra l’ingegnosità e la grandezza dell’arte degli gnomi. Le vie sono piene del cicaleccio dei bambini, colme di gente festante, e a mezzodì il re fa rintoccare una campana, il cui suono si diffonde rapido per ogni angolo della città.
21
I guerrieri di Ido
Ido e i suoi allievi arrivarono al campo in una settimana e scoprirono che il fronte era arretrato ancora. Come previsto, i ragazzi rimasero sconvolti. Il sangue, i feriti, le cataste di morti, le spade spuntate dal troppo uso, la paura... erano tutte cose che nell’ambiente ovattato dell’Accademia non avevano mai avuto modo di immaginare.
«Questa è la guerra, è quella cosa sporca che all’Accademia vi passano per un lindo balletto di spade. Non ci sono regole, quando combatti, né lealtà. Ci sono la vita o la morte. Dimenticatevi l’onore, scordatevi i manuali di scherma e tenete bene a mente per che cosa combattiamo» disse agli allievi che lo guardavano spauriti.
Portò in giro il suo plotone anche per i villaggi, tra le macerie fumanti e i cadaveri lasciati a marcire lungo le vie. Mostrò ai ragazzi la disperazione dei sopravvissuti, gli orfani, le vedove, gli occhi spalancati sul nulla di chi ha perso tutto.