Выбрать главу

Il nemico si lanciò su di lui e Ido lo affrontò con tutte le energie che gli erano rimaste. Laddove lo gnomo riusciva a colpirla, l’armatura del nemico mandava strani bagliori.

Ormai però erano entrambi affaticati, i colpi si facevano via via più imprecisi. Deinoforo azzardò un affondo. Ido provò a scartare, ma la spada del Cavaliere cambiò subito direzione.

Lo gnomo vide l’arma venirgli incontro, verso la sua testa, verso i suoi occhi. D’istinto, mosse lateralmente la spada contro la mano nemica.

Vide un lampo e udì un urlo disumano, poi avvertì la sensazione di muscoli, ossa e tendini recisi sotto la sua spada. Al tempo stesso, sentì un dolore lancinante alla testa, una sofferenza indescrivibile, che gli tolse il fiato. Vide rosso, come se l’intero mondo si fosse tinto di sangue, e poi nero, un nulla denso e oscuro. Cercò di aprire gli occhi, mentre si sentiva afferrare e trascinare verso quel nulla. Scorse una mano rossa, la spada ancora in pugno, volare in aria e roteare verso terra. Poi il dolore ebbe il sopravvento e lui scivolò nell’incoscienza.

23

Nell’acqua e al buio

Prima ancora di aprire gli occhi, Nihal sentì il buio che la incalzava, le penetrava in bocca e in gola. Percepì un peso sull’addome e solo allora si chiese che cosa fosse accaduto.

Quando sollevò le palpebre e si guardò intorno ebbe la conferma: buio. Proprio ora che avevano riguadagnato la luce dopo un mese di oscurità. Si toccò il ventre e sentì una mano; tastò intorno fino a quando non incontrò una zazzera arruffata. Sennar.

«Sennar...» chiamò con dolcezza. Lo scosse. «Sennar...»

Lo sentì muoversi.

«Tutto bene?» chiese la voce stanca del mago.

«Io sì e tu?»

Sennar spostò la mano e Nihal udì le sue vesti frusciare nell’oscurità. «Credo che sia tutto a posto» disse il mago. «Hai idea di dove possiamo essere?» chiese dopo qualche istante.

«Fai un po’ di luce e lo sapremo.»

Sennar si appoggiò alla parete rocciosa. «Ma un tempo non sapevi fare anche tu qualche magia? La corsa e l’incantesimo mi hanno stancato... Fai tu un po’ di luce.»

Nihal evocò un timido fuocherello azzurrino. Le avvampò nella mano e un tenue chiarore si sparse per qualche braccio attorno a loro. Erano in una specie di galleria, dovevano aver ruzzolato per un po’ una volta caduti, perché c’era della terra smossa al loro fianco. Il tunnel era basso e stretto, tanto che per percorrerlo sarebbero dovuti avanzare carponi, e non era opera della natura; le pareti erano segnate da colpi di scalpello e di vanga.

«Non può che essere una delle gallerie per l’approvvigionamento dell’acqua» disse Sennar.

«Ma l’acqua non si sente...»

«Ido ha lasciato questa Terra vent’anni fa, da allora possono essere cambiate parecchie cose, magari dei canali si sono prosciugati.»

Nihal si voltò verso Sennar. Il mago era pallido e affaticato. «Forse è meglio che per oggi ci riposiamo qui. Quando ci saremo ripresi un po’ proseguiremo» propose e il mago accettò.

Nihal però riuscì a stare ferma solo per qualche ora, poi decise di andare in avanscoperta. Lasciò Sennar abbandonato in un sonno ristoratore e si diede all’esplorazione della parte di galleria dalla quale erano entrati. Non dovette camminare molto, perché avevano rotolato per non più di una decina di braccia; a quel punto il corridoio sembrava impennarsi e diventava piuttosto ripido. In alto, lei vide il buco nel quale erano caduti e la luce che filtrava le ferì gli occhi.

Nihal fissò per qualche istante la luce, poi tornò nel punto da cui era partita ed esplorò il condotto nell’altra direzione. Avanzò per un lungo tratto e non fu semplice, perché il passaggio si faceva sempre più stretto. Si fermò al primo bivio per timore di perdere la strada e tese l’orecchio. Si udiva un rumore lontano, ritmico, come il chiocciare dell’acqua attraverso il cannello di una fontana. Si sentì rincuorata: dunque, erano davvero arrivati ai canali.

Quando Sennar si svegliò stava meglio e nonostante le proteste di Nihal volle riprendere il cammino. Prima partivano, prima avrebbero rivisto il sole.

All’inizio dovettero avanzare accovacciati a quattro zampe. Una volta giunti al primo bivio, scelsero di dirigersi verso il rumore dell’acqua. Continuarono a proseguire carponi a lungo e alla fatica si aggiunse la preoccupazione, perché non incontravano l’acqua. La sentivano scorrere vicina a loro e cercavano di seguirne il rumore, eppure, nonostante camminassero già da un paio di ore, non ne vedevano traccia. Le pareti erano asciutte e sembrava che la strada si prendesse gioco di loro, conducendoli a un passo dalla meta e divertendosi poi a deviare e ad allontanarli. Procedettero a lungo, in salita e in discesa; in alcuni punti furono costretti a calarsi, in altri invece dovettero arrampicarsi, ma nessuno dei loro sforzi fu premiato, perché per tutto il giorno l’acqua restò un miraggio lontano.

«Non possiamo continuare ad avanzare a caso. Se almeno trovassimo questa dannata acqua potremmo seguirne il corso» disse Nihal, quando si fermarono per riposarsi.

Avevano di nuovo perso il senso del tempo. Come nella Terra della Notte, non avevano idea di che ora fosse, né da quanto fossero in marcia.

Dovettero cercare ancora il giorno seguente e quello successivo, sempre strisciando carponi sulla roccia. Il debole fuocherello magico di Nihal non bastava a illuminare la strada e più di una volta credettero di essersi persi, perché ogni tunnel era uguale a quello precedente.

All’improvviso, Nihal mise una mano in fallo e il mago la sentì gridare mentre precipitava. Raggiunse subito il punto dov’era scomparsa, si sporse e non poté fare a meno di gioire quando sentì che la caduta terminava con un tuffo. L’acqua, finalmente. Sennar si gettò di sotto senza indugi e quando riemerse Nihal era accanto a lui e rideva.

Si trovavano in un ampio salone circolare completamente pieno d’acqua, fatta eccezione per una piccola piattaforma su un lato, alla quale si accedeva da un paio di scalini. L’acqua entrava da un’apertura a una trentina di braccia sopra di loro e si gettava in quella specie di cisterna con una cascata, per poi uscire attraverso cinque larghi canali disposti a stella lungo le pareti. Nihal e Sennar salirono sulla piattaforma per riposarsi.

I viveri scarseggiavano e le radici che avevano raccolto nella Terra della Notte erano bagnate. Le mangiarono ugualmente, cercando di fare economia. Lì sotto l’acqua non mancava di certo, ma il cibo sarebbe stato un problema.

Decisero di seguire uno dei cinque canali. Erano identici e non c’era modo di indovinare dove conducessero. Nihal aveva interrogato il talismano, ma aveva visto solo molta acqua e una specie di isolotto; la direzione non era precisa, forse ovest.

Sennar recitò un incantesimo per orientarsi. Estrasse il pugnale che aveva vinto a Nihal il giorno che si erano conosciuti e recitò poche parole. Dalla punta della lama partì un raggio luminoso che andò a indicare l’ovest. La luce però cadde esattamente a metà fra due canali, così furono costretti a scegliere a caso uno dei due.

Decisero di alternarsi al fuoco magico. Dopo tre giorni di riposo dalle magie, Sennar aveva ripreso le forze e quando il fuoco era tenuto vivo da lui potevano vedere con più chiarezza il luogo dove si trovavano.

Non c’era dubbio che l’opera di fronte a loro fosse notevole: miglia e miglia di canali, grandi e piccoli, nei quali l’acqua scorreva limpida e chiara, tutti con una piccola passerella. Evidentemente un tempo quell’acquedotto veniva curato con un’assidua manutenzione e i corridoi dovevano servire allo scopo. A intervalli regolari c’erano le grandi cisterne; alcune erano maestose, alte e decorate da fregi e bassorilievi. Le più ampie avevano anche dei pozzi che davano verso l’esterno e attraverso i quali filtravano l’aria e la luce, dando un po’ di sollievo a Sennar e Nihal.

In una di quelle costruzioni, dove una lama di luce fendeva il buio e regalava invitanti trasparenze alle acque limpide, decisero di fermarsi e riposare. Si distesero sulla piattaforma e si godettero il tepore dei raggi del sole.