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UN INSEGNAMENTO PREZIOSO E INASPETTATO

Partirono il mattino seguente e Aires mise subito in chiaro che il percorso non sarebbe stato facile e che la strada era lunga. Il viaggio iniziò nel modo peggiore, perché si dovettero infilare in un tunnel lungo e stretto, dove furono costretti ad avanzare carponi.

«Alcuni condotti sono a rischio, sono conosciuti dal Tiranno e dai suoi. Questi più scomodi sono molto più sicuri» spiegò Aires.

Camminavano spediti, Aires era una guida abilissima e si muoveva con agilità fra tunnel e gallerie.

Sembrava conoscere a menadito ogni passaggio e ogni scorciatoia, e non solo nel suo territorio, ma nell’intero acquedotto. Anche dove arrivavano a intersecarsi fino a dieci canali, la donna non esitava un solo istante e procedeva sicura.

Non incontrarono mai nemici, ma più di una volta furono costretti a deviare all’improvviso. Aires si fermava di botto e restava immobile, quasi fiutasse l’aria, oppure si accovacciava a terra e ascoltava la roccia. Poi faceva imboccare loro un’altra strada.

«Di tanto in tanto il nemico manda qualcuno in avanscoperta; abbiamo dovuto distruggere dei canali per questo» spiegò un pomeriggio a Nihal e Sennar.

La mezzelfo scoprì che sopportare Aires era meno difficile del previsto. A parte le volte in cui parlava con Sennar e gli scoccava sguardi infuocati che sembravano fatti apposta per provocarlo, era una compagna di viaggio piacevole. Se nei quattro giorni di permanenza nella cisterna aveva degnato sì e no di uno sguardo Nihal, durante il tragitto iniziò a rivolgersi a lei più di frequente.

Un giorno insistette per battersi con lei con la spada. Nihal accettò con entusiasmo, perché ardeva dalla voglia di sconfiggerla e metterla a posto una volta per tutte.

Il duello ebbe luogo sulla piattaforma di una cisterna. La prima delle due che fosse caduta in acqua o fosse stata ferita avrebbe perso. Fu una lotta accanita e Nihal si scagliò contro la donna con tutta la forza che aveva, cercando di sfruttare ogni trucchetto che aveva imparato sui campi di battaglia. Aires però non era da meno; era dotata di grande agilità, era piena di risorse e soprattutto non esitava a giocare sporco. Nihal capì presto che i duelli a cui era abituata si decidevano grazie alla sorpresa e ai tranelli.

Alla fine, dopo un combattimento lungo e appassionante, Nihal ebbe la meglio. Gettò in acqua Aires, dopo averla messa spalle al muro con una serie di attacchi serrati. La vittoria però non le diede la gioia che aveva sperato. Il duello l’aveva divertita, aveva ammirato la sua avversaria e ora si sentiva quasi rappacificata con quella tizia che le suscitava tanta antipatia.

Il passo decisivo nella trasformazione del loro rapporto fu compiuto una notte. Nihal era di guardia, seduta accanto al fuoco. Era persa nei suoi pensieri, quando sentì Aires avanzare alle sue spalle con il consueto passo felpato.

Spesso, mentre la guardava camminare innanzi a lei, Nihal ripensava a ciò che le aveva spiegato Eleusi sul modo in cui deve incedere una donna. Allora non aveva capito cosa intendesse, ma quando aveva visto per la prima volta Aires ancheggiare, aveva compreso come si muoveva una vera donna e aveva trovato che quel movimento fosse quasi ipnotico.

Nihal non si mosse.

«Il tuo turno è finito, tocca a me» disse Aires stiracchiandosi.

«Se vuoi, dormi pure. Io posso restare ancora un po’» rispose Nihal.

Quella sera non aveva voglia di dormire. Temeva che se avesse chiuso gli occhi i fantasmi sarebbero tornati. Da quando Laio era morto, poi, aveva il terrore di vedere anche lui tra le presenze che turbavano le sue notti.

«Fa’ come vuoi» disse Aires con una scrollata di spalle. «Io ho dormito abbastanza, veglierò con te.»

Estrasse la pipa dalla bisaccia che portava sempre con sé, la accese e iniziò a fumare. Persino quell’atto, che a Nihal era sempre sembrato virile, compiuto da lei aveva un che di sensuale.

«Ti immaginavo diversa» esordì Aires. «Dalla descrizione di Sennar mi ero fatta un’altra idea di te.»

«E come mi immaginavi?»

«Molto più... decisa. Mi aspettavo di vedere una furia, e invece ho trovato una ragazzina spaurita.»

Nihal mise il broncio. Quella descrizione la infastidiva: lei era un guerriero, non una ragazzina.

«Non è una critica» continuò Aires. «Una donna è sempre una donna, è bene che mantenga la sua femminilità. Ma io mi aspettavo che fossi una specie di gigantessa tutta muscoli.»

Tra loro scese di nuovo il silenzio. Nihal era a disagio, Aires invece continuava a fumare tranquilla e disinvolta.

«Perché non me lo chiedi?» disse d’un tratto la donna.

Nihal voltò la testa. «Che cosa?»

«Lo sai. Di chiarirti il dubbio che ti rode.»

«Non c’è nessun dubbio» rispose la mezzelfo, ma si accorse di essere arrossita.

Aires sospirò. «Per tutto il tempo che abbiamo vissuto insieme sulla nave io avevo un amante, l’uomo di cui ho parlato con Sennar il giorno che i miei uomini vi hanno trovati. Ero così stupida da non avere occhi che per lui, quindi non avevo tempo per pensare al tuo ragazzo.»

«Scusa?» sbottò Nihal, rossa come un peperone.

«Sennar» disse Aires con calma. «Il tuo ragazzo.»

«Sennar è il mio migliore amico, nient’altro.»

«Un tuo amico?» ripeté Aires scettica.

«Il mio unico amico» precisò Nihal, con una nota di tenerezza nella voce.

«A vedervi insieme non si direbbe...»

«Non ho tempo per cose del genere, devo pensare solo alla mia missione» rispose Nihal guardando il fuoco.

«Non sono d’accordo» ribatté Aires. Tirò una lunga boccata dalla pipa. «Per gli uomini c’è sempre tempo.»

«Non per me» disse Nihal. «Questa non è solo la mia missione. È la mia vita.»

«Sennar mi aveva detto che la tua vita era combattere.»

«Forse non più...» mormorò Nihal. «Ci dev’essere qualcosa d’altro, qualcosa che dia forma a tutto il resto, che gli dia un senso.»

«Un motivo che spinge a vivere...» commentò Aires.

Nihal annuì.

«È questo che cerchi, un motivo?»

«Quando hai parlato della libertà, il primo giorno» cercò di spiegare Nihal «mi è piaciuto quello che hai detto. Ne eri davvero convinta. Anch’io vorrei credere tanto in qualcosa, avere un punto fermo a cui appigliarmi.»

«Non capisco» disse Aires. «Tu sei un guerriero, combatti contro il Tiranno. Un motivo ce l’hai eccome, no?»

«No» rispose Nihal sconsolata. «Sto facendo questo viaggio perché devo, non perché lo voglia. Combatto perché non so fare altro. Vado avanti nella speranza di trovare qualcosa, ma non trovo mai nulla. Tutti i punti fermi che credevo di aver individuato erano malsicuri e sono crollati sotto i miei piedi. Forse non c’è nulla a cui appigliarsi, o almeno non per me.» Alzò gli occhi, imbarazzata da quella confessione involontaria, e vide che Aires la guardava con un’espressione sconcertata.

«Forse hai cercato male» disse.

«Tu come hai trovato quello in cui credi?»

«Non so spiegarlo. A un tratto la sua verità mi si è imposta, con tanta forza che non potevo rifiutarla. Probabilmente era già dentro di me da tempo e a un certo punto è venuta alla luce. Hai sempre combattuto, se non sbaglio» continuò Aires. «Ti sei mai chiesta se il senso della tua vita sia davvero nella lotta? E se fosse altrove? Se ti fosse accanto e non te ne fossi mai accorta?»

Nihal rimase interdetta e fissò il fuoco, senza rispondere.

«Non devi credere che ciò che spinge gli uomini a vivere siano solo gli ideali alti e magniloquenti. A volte è dalle piccole certezze che si deve partire per costruire grandi convinzioni, e i piccoli desideri spingono verso grandi imprese. Hai mai pensato a questo?»