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Nihal avanzò e l’eco dei suoi passi sul pavimento riempì il silenzio.

«Rassen, Sheireen tor Shevrar» disse una voce.

Un uomo avvolto dalle fiamme si inginocchiò innanzi a lei.

Già una volta le avevano parlato in quell’idioma, ma non lo aveva compreso. Ora invece intendeva il saluto del guardiano e gli rispose: «Rassen tor sel, Flaren terphen» per poi meravigliarsi lei stessa delle parole che aveva pronunciato.

Il guardiano alzò la testa e la guardò, poi le sorrise. Era un bellissimo giovane; i suoi occhi rosseggiavano di brace e persino i capelli erano di fuoco. Quando parlò di nuovo, lo fece nella lingua del Mondo Emerso: «Dunque giungesti, infine, Consacrata».

27

FLAREN O DEL DESTINO

Sei un servo di Shevrar, vero?» chiese Nihal. «Anch’io sono a lui consacrato, ma non come te, che resti pur sempre una creatura di questo mondo. Io sono un essere da lui creato per presiedere a questo luogo» rispose il giovane.

Nihal d’un tratto si sentì sciolta dall’incantesimo che l’aveva avvinta mentre avanzava verso il santuario. D’istinto, volle mettere distanza tra sé e quell’essere.

«Sono qui solo per la pietra, non come Consacrata» disse.

«Proprio perché sei Consacrata, Sheireen, sei qui per la pietra» rispose il giovane con un nuovo sorriso.

Nihal lo guardò interrogativa.

«Quando tua madre, al colmo della disperazione, pregò il mio dio perché la salvasse, Shevrar fece di te la predestinata, com’era stato predetto.»

«Io non so chi sia Shevrar» ribatté Nihal. «Reis mi parlò di lui e mi disse che era il dio della Guerra. So solo che è poiché gli sono consacrata che sono abile a combattere.»

Il giovane scosse la testa. «Egli non è solo il dio della Guerra, Reis ti disse male. Nella cecità del suo odio, Reis nel mio dio non vede altro che distruzione, ma egli non è solo fuoco e guerra. Anche Ael te ne parlò, ricordi? Lo fece con altre parole. Ti disse che egli è il principio e la fine, la morte e la vita. Questa è la sua essenza, e in tale essenza vive la tua missione.»

«Mi ha consacrata per la mia missione? Io credevo che volesse che combattessi...»

«Tu, come altri, vedi solo l’odio; è per questo che il mondo sta viaggiando verso la perdizione. In realtà ogni dolore nasconde una gioia, e ogni fine un principio. Quando anni fa il Tiranno prese il potere, un saggio del tempo svelò una profezia, che lanciò su di lui come una maledizione. Egli era l’ultimo dei sacerdoti di Shevrar, perché già allora i mezzelfi stavano dimenticando i loro dèi, gli dèi dei loro padri elfi. Egli disse che il fine che il Tiranno voleva raggiungere non si sarebbe mai avverato, perché il termine ultimo è lungi dal sopraggiungere e non è nella natura di Shevrar. Per questo la Consacrata, una mezzelfo, avrebbe fermato la sua mano sacrilega. La Consacrata sei tu, Sheireen.» Il guardiano tacque.

«Qual è il fine ultimo del Tiranno?» chiese Nihal dopo qualche istante.

Flar scosse il capo. «Non è ora il tempo che tu lo conosca. Sappi solo che egli si è ribellato agli dèi, e a Shevrar per primo, dimenticando l’eterno fluire delle cose.»

Nihal rimase interdetta. «Cosa devo fare, dunque? Perché Shevrar ha salvato me sola fra tutti i mezzelfi?»

«Perché infine giungessi qui e ricevessi dalle mie mani Flar, e con essa abbattessi il Tiranno.»

«Ma perché proprio io?» ribatté Nihal, inquieta. Sentiva l’ombra del destino stagliarsi su di lei, l’ombra della morte e della vendetta che a lungo aveva cercato di sfuggire.

«Perché tua madre impetrò per te.»

«Dunque la mia vita è tutta qui? È questa la risposta che cercavo?»

Il giovane si alzò e la fissò negli occhi. Il suo era uno sguardo di infinita saggezza e condiscendenza. «Quando fosti salvata, nel sangue di tua madre e di tuo padre, gli dèi, e Shevrar per primo, vollero donare con te una speranza a questo mondo ferito. La tua missione è la speranza in una nuova era, la speranza nella pace.»

«Alla fine, tutto è come mi disse Reis nella sua capanna nemmeno un anno fa: io sono l’arma con cui questi dèi che nessuno venera più prenderanno la loro rivincita sul Tiranno» disse Nihal con amarezza, lo sguardo rivolto a terra.

«Sarà vendetta solo se tu vorrai che lo sia. Gli dèi non posseggono il cuore degli uomini, e neppure il destino ha pieno potere su di loro. Tu sei l’unica, Sheireen, a poter ridare la luce a questo mondo, ma la decisione finale spetta a te. Quando sarai di fronte al Tiranno, nessuno potrà dire quel che farai. Il tuo destino non è una gabbia, solo il sentiero che ti è indicato.»

«Ma essere rimasta l’ultima mi ha tolto la possibilità di scegliere» ribatté Nihal.

Flar sorrise. «Thoolan vide bene in te: tu non senti la tua missione, tu non vuoi fare quel che stai facendo.»

«Io devo farlo, l’hai detto anche tu. Sono Sheireen, a questo consacrata.»

«In parte è vero, ma fosti tu ad alzarti in Consiglio e a prendere su di te tale fardello» ribatté il giovane continuando a sorridere. «Il senso della tua esistenza non si esaurisce nel tuo destino, e non credere che il mio dio non voglia la gioia anche per te. In quanto Consacrata, quel che stai facendo è giusto, ma lo scopo del tuo agire, quello non posso dirtelo io, né il mio dio. Esso è in te e in ciò che ti circonda, ed è l’essenza della tua ricerca.»

Nihal era scoraggiata. Dunque non era finito il suo girovagare, la sua ricerca non era giunta al termine. Neppure la certezza appena enunciata da Flar doveva bastarle? Il guardiano aveva detto che da anni era scritto che avrebbe intrapreso quel viaggio, che avrebbe preso le pietre e infine sarebbe andata a sconfiggere il Tiranno. Era questa la risposta. Eppure l’aveva sempre saputo, lo sentiva nel cuore, e dunque non poteva essere quel che cercava.

«Pensi bene» disse Flar. «Ciò che altri hanno deciso per te non può essere lo scopo del tuo agire. La tua missione era stabilita prima ancora che tu nascessi, prima che tua madre e tuo padre vedessero la luce di questo mondo. Perciò l’essenza della tua vita non è in questo viaggio.»

Nihal sospirò. «È scritto anche che batterò il Tiranno?» chiese.

Stavolta il guardiano rise e la sua bellezza splendette ancora più fulgida. «Sheireen, il cuore e la mente delle creature di questo mondo sono tanto profondi che neppure il mio Dio può saggiarli fin nell’intimo. Io non so cosa accadrà il giorno in cui ti leverai innanzi al Tiranno. So solo questo.» Tacque un istante, quindi si volse verso la pira e chiamò a sé Flar. La pietra galleggiò a mezz’aria nella sua mano, brillando rossa e sanguigna.

«Questa pietra era destinata a te da tempo. Altri prima di te l’hanno presa fra le loro dita, altri consacrati. Ora è tua, insieme alla vita della gente di questa terra.»

Nihal era insoddisfatta, non riusciva a comprendere appieno il significato delle parole del giovane.

«Prendila» la incoraggiò lui.

Nihal tese la mano e afferrò la pietra. Era rossa come il sangue e migliaia di fiamme animavano il suo interno; le sembrava di stringere fra le dita l’essenza stessa del fuoco. Trasse il medaglione fuori dal corpetto; anch’esso brillava.

Era sul punto di compiere il rito, quando Flar si inginocchiò davanti a lei. «Il giorno dell’ultima battaglia ci rivedremo» disse.

Nihal recitò le parole del rito e, come le altre volte, sembrò che l’intero santuario venisse risucchiato nel medaglione. D’un tratto il luogo dov’era divenne buio e oscuro, e il caldo si fece insopportabile. La mezzelfo capì che non poteva restare troppo a lungo in quel posto, l’aria era pregna di vapori velenosi, e uscì di corsa.