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«Lui...?»

«Credo di sì.»

«Questi intrusi devono essere davvero micidiali se persino Lui si è scomodato...»

Sennar sentì il cuore sobbalzargli nel petto e pregò che smettesse di battere con tanta violenza, perché gli pareva che i palpiti fossero così forti che gli gnomi avrebbero potuto udirli.

«Le nostre spie ci hanno riferito che è scomparso un consigliere da Makrat. È successo parecchio tempo fa, tre mesi prima che trovassero quel ragazzo nella Terra dei Giorni. Sembra che sia quello di cui si è parlato parecchio, quello che andò nel mondo sotto il mare.»

«Mi hanno detto che il Tiranno non si aspettava una mossa simile da quel ragazzino.»

«È quello che ho sentito anch’io. Comunque, si sospetta che uno dei fuggitivi sia proprio lui.»

Era braccato. Sennar cercò di ripetersi che andava tutto bene, che l’importante era che non sapessero di Nihal. Cercò la mano della mezzelfo e la trovò stretta sulla spada. La strinse.

«I morti trovati nella foresta erano stati inceneriti da una magia. Chi pensi che possa fare fuori sette fammin e un uomo se non un consigliere?»

«Sarà, ma perché in un mese non siamo riusciti a trovarli?»

«Gli uomini della squadra che li cercava hanno detto di averli visti scomparire sotto i loro occhi nel bel mezzo della foresta. Dev’essere un tipo in gamba, quel mago.»

Si fermarono poco distanti da loro.

«Chi c’era con lui?»

Sennar pregò che non avessero visto Nihal.

«Un tipo strano, un guerriero. Ha fatto fuori quattro fammin.»

«Hanno idea di chi sia?»

«No, nessuna. Non credi che sia ora di rientrare? Il sole sta calando e la base è lontana.»

«Ma sì, in fin dei conti il nostro dovere l’abbiamo fatto.»

Si volsero e tornarono sui loro passi.

Nihal si rilassò e appoggiò la testa a terra. Sennar invece rimase teso come una corda di violino.

«Sanno di noi» disse lei guardandolo.

«Ma non sanno di te.»

Nihal imprecò. «Siamo stati degli stupidi. Ci siamo illusi che avessero smesso di cercarci... E ora? Dobbiamo ancora attraversare la Terra delle Rocce e la Terra del Vento.»

«L’unica cosa sensata da fare è restare calmi. Evidentemente in questa zona c’è una base nemica. Viaggeremo di notte d’ora in poi, e possibilmente camuffati. Dobbiamo uscire di qui il prima possibile.»

Per quel giorno non si fermarono e proseguirono la loro marcia per tutta la notte. La base nemica non era molto distante. Non doveva essere l’unica, poiché da essa si dipartivano varie strade. Perché i nemici fossero stanziati in un territorio tanto desolato restava un mistero.

Quando l’alba iniziò a illuminare l’est cercarono un luogo dove nascondersi e riposare, ma vagarono a lungo senza trovarlo. Solo quando il sole fu alto nel cielo riuscirono a individuare una buca nel terreno che poteva servire da rifugio.

Marciarono per giorni. Sennar impose a Nihal lo stesso incantesimo con il quale aveva cambiato il suo aspetto nella Terra dei Giorni. «A questo punto è di fondamentale importanza che nessuno sappia che sei una mezzelfo» disse.

Più avanzavano, però, più nemici incontravano sulla loro strada. I Campi Morti pullulavano di accampamenti e costruzioni di ogni genere: torrioni che dominavano la piana, città molto simili a quelle che avevano visto nella Terra dei Giorni, cittadelle fortificate, ma soprattutto strani campi recintati, circondati da alti muri di cristallo nero oltre i quali non si riusciva a scorgere nulla. Mentre li oltrepassavano, attenti a tenersi il più lontani possibile, più di una volta Sennar e Nihal udirono ruggiti riempire l’aria e sentirono il terreno tremare sotto i loro piedi, come scosso da passi pesanti.

«Mi sembrano suoni familiari» disse una volta Nihal. «Potrebbero essere draghi.»

Una notte, sentirono un insolito trambusto provenire da uno di quei recinti, voci concitate e ruggiti selvaggi. Videro un enorme animale stagliarsi sul buio della notte e levarsi maestoso sulla recinzione del campo. Lanciò una fiammata verso il cielo e spalancò le sue ampie e diafane ali nella densa aria di quel luogo. Un drago nero. Ecco spiegata la presenza di tutti quegli accampamenti: quello era il luogo dove i draghi neri venivano creati.

«Ci sono molti maghi da queste parti, li sento distintamente» disse Sennar, e tremò, perché se era in grado di percepire la presenza dei maghi, allora anche loro avrebbero potuto percepire la sua.

Da quel momento, il loro viaggio si trasformò in una fuga. Sentivano di continuo l’alito del nemico sul collo e non trovarono più pace, né di giorno né di notte.

Una sera, mentre avanzavano guardinghi nella piana illuminata soltanto dal rosso incandescente della lava, Nihal udì un rumore. Si bloccò e portò la mano alla spada. Anche Sennar si fermò, in ascolto. L’aria era piena di suoni, su tutti il rombo dei vulcani, ma Nihal aveva sentito qualcosa di diverso. Un rumore metallico... Chiuse gli occhi e le sembrò di percepire un ritmico tremore della terra sotto i suoi piedi. Passi probabilmente. O forse no. Era comunque un segnale di pericolo.

Nihal sguainò la spada. «Credo che stia arrivando qualcuno» disse.

Sennar si guardò intorno. «Non ci sono ripari.»

«Non ci resta che la magia» disse Nihal.

«Sarebbe meglio evitarla. Proprio ora che potremmo essere sotto lo sguardo del nemico.»

«Non abbiamo altra scelta» tagliò corto Nihal.

Sennar si concentrò e recitò la formula. Subito dopo, Nihal assunse l’aspetto di un fammin e Sennar quello di un semplice soldato. La mezzelfo rinfoderò la spada. I suoi sensi non si erano sbagliati, i passi ora erano più distinti; Nihal percepiva addirittura il rumore metallico dell’armatura indossata dai nemici.

Ripresero a marciare, col cuore in gola. I passi si facevano a mano a mano più vicini. Alla luce della lava incandescente apparvero alcune figure, quattro forse. Tre erano chine a terra e non potevano che essere fammin. Nihal sussultò. Stavano fiutando il terreno. Vrašta lo faceva spesso mentre era con loro, quando andava a caccia.

Le figure si avvicinarono. Il quarto era uno gnomo, forse più di un semplice soldato, almeno a giudicare dall’armatura elaborata e dal mantello.

Lo gnomo rallentò non appena li vide. Quando li ebbe raggiunti, Nihal notò che aveva un’espressione stupita. Sennar si tirò il cappuccio sul volto.

«Fatevi riconoscere» intimò lo gnomo.

Brividi freddi iniziarono a scendere per la schiena di Nihal. Pregò che l’amico riuscisse ancora una volta a inventarsi una buona scusa.

«Veniamo dall’accampamento, siamo in ricognizione per trovare i due fuggiaschi» disse Sennar.

Nihal si accorse che la sua voce tremava. Nel frattempo, uno dei fammin si era levato in piedi e aveva iniziato ad annusare l’aria rivolgendo al mago uno sguardo truce.

«Stasera sono io di pattuglia e, a quel che mi risulta, non sono stati mandati altri in avanscoperta» disse lo gnomo.

«È stata una decisione dell’ultimo minuto, per questo non ne siete stato informato» replicò Sennar.

Il fammin iniziò a ringhiare, gli altri sollevarono le asce.

«Come vi chiamate?» chiese lo gnomo. La sua mano era già sulla spada.

Fu allora che Nihal afferrò Sennar e lo trascinò via di corsa. I fammin scattarono dietro di loro.

«Cosa diavolo...?» chiese Sennar, mentre fuggivano attraverso la pianura.

«Non ti ha creduto, non ci restava che scappare» rispose Nihal.

I loro inseguitori guadagnavano rapidamente terreno. I respiri affannosi e le grida gutturali erano sempre più vicini.

«Non ha senso scappare!» urlò Sennar. «Sanno chi siamo, ci saranno addosso!»

Nihal continuò a correre stringendogli la mano.

«Dobbiamo combattere» disse Sennar.

«Tu non vuoi farlo, so cosa significherebbe per te.»

Sennar lasciò la mano di Nihal e si fermò nella piana, quindi si voltò verso i nemici.

A Nihal non restò altro da fare che fermarsi a sua volta e predisporsi alla battaglia. Affrontò lo gnomo, mentre Sennar se la vedeva con i fammin. Di nuovo, com’era accaduto nella radura, fu una strage. Per qualche tempo avevano creduto di poter dimenticare la guerra, ma la morte li aveva seguiti e, mentre guardavano i corpi dei nemici riversi a terra, sentivano che niente era cambiato. Erano di nuovo soli e perduti.