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Non solo nella memoria, amico mio Mahnmut, ma nel tempo.

Decine di metri più lontano, schermato dal quasi invulnerabile e impenetrabile doppio scafo del sommergibile e della nave che lo trasportava, Mahnmut si sentì come se Orphu avesse proteso la mano e l’avesse toccato in un modo personale… profondo.

Il tempo è separato dalla memoria, borbottò, sulla loro linea privata, parlando ora soprattutto a se stesso, ma la memoria è mai separata dal tempo?

Proprio così! rombò Orphu. Proprio così. I protagonisti di Proust, in primo luogo l’"io" o il "Marcel" narrante, ma anche il nostro povero Swann, hanno tre possibilità di fiutare e riordinare il fitto enigma della vita. I loro tre approcci falliscono, ma chissà come la storia stessa ha successo, malgrado i fallimenti dell’io narrante e perfino dell’autore stesso!

Su questo Mahnmut rifletté per un poco in silenzio. Cambiò visuale, da telecamera esterna a telecamera esterna, guardando la complessità della nave stessa e della sua terrificante vela circolare "in basso" verso i sassi, verso la fascia degli asteroidi. Ordinò il massimo ingrandimento dell’immagine.

Un solitario asteroide ruzzolava contro il nero. Non c’era pericolo di collisione. Non solo la nave si trovava centocinquanta milioni di chilometri sul piano dell’eclittica e oltrepassava a velocità terrificante la fascia di pianetini, ma l’asteroide (Mahnmut interrogò i banchi d’astronavigazione di Ri Po e seppe che il sasso si chiamava Gaspra) si allontanava da loro. Tuttavia era un minimondo di dimensioni non trascurabili (i dati in memoria dicevano che Gaspra misurava 20 x 16 x 11 chilometri) e l’ingrandimento, equivalente a un passaggio a circa sedicimila chilometri, mostrava una massa irregolare, una sorta di patata a punta, con un complesso disegno di crateri. Cosa più interessante, l’immagine mostrava chiari elementi artificiali: linee rette scavate nella roccia, bagliori luminosi nei crateri bui, chiari schemi di fonti di luce nel "muso" appiattito dell’asteroide.

Astervec, disse piano Orphu. Era chiaro che guardava la stessa fonte video. Ce ne sono alcuni miliardi sparpagliati nella fascia.

Sono ostili come si dice in giro? chiese Mahnmut e se ne pentì subito: faceva la figura dell’ansioso.

Non so. Secondo me, sono ostili. Hanno scelto di evolversi in una cultura molto più competitiva di quella da noi creata. Corre voce che provino paura e disgusto per i post-umani e semplice odio per noi moravec dei pianeti esterni. Forse Koros sa se le leggende sulla loro ferocia sono vere.

Koros? E perché dovrebbe saperlo?

Pochi ne sono al corrente, ma circa sessant’anni terrestri fa Koros ha guidato una spedizione sui pianetini, per conto di Asteague/Che e del Consorzio delle Cinque Lune. Nove moravec andarono con lui. Solo tre ritornarono.

Mahnmut rifletté per un minuto. Rimpianse di sapere troppo poco di armi; gli astervec, se volevano ucciderli, possedevano armi a energia o missili iperdnetici in grado di colpire la nave? Pareva improbabile, vista la loro attuale velocità di più di 0,193 c. Disse a Orphu: Quali sono i tre modi in cui i personaggi di Proust cercarono di risolvere l’enigma della vita… e fallirono?

L’enorme moravec si schiarì la gola virtuale. Primo, seguirono il proprio naso lungo l’usta che portava a nobiltà, titolo, diritto di nascita e proprietà terriera. Marcel, la voce narrante, tenta questa strada per duemila pagine, all’incirca. Per lo meno, crede che la più importante aristocrazia sia la nobiltà di carattere. Ma è un tentativo a vuoto.

Semplice snobismo, disse Mahnmut.

Mai "semplice" snobismo, amico mio, replicò Orphu sulla loro linea personale, con voce rombante che diventava sempre più animata. Proust considerava lo snobismo come il collante che tiene insieme la società… qualsiasi società, in qualsiasi epoca. Lo studia a ogni livello per tutto il libro. Non si stanca mai delle sue manifestazioni.

Io sì, disse piano Mahnmut, augurandosi che tanta onestà non offendesse l’amico.

Il rombo di Orphu, che vibrò nel subsonico perfino sul cavo diretto, rassicurò Mahnmut: il moravec non si era offeso.

Qual era la seconda via che ha cercato di seguire per rispondere all’enigma della vita? chiese Mahnmut.

L’amore, rispose Orphu.

L’amore? ripeté Mahnmut. Ce n’era in quantità, di amore, nelle tremilacinquecento pagine della Ricerca, ma a lui era parso… amore disperato!

L’amore, tuonò Orphu. Amore sentimentale e desiderio fisico.

Ti riferisci all’amore sentimentale che Marcel e Swann, immagino, provano per la loro famiglia, la nonna di Marcel?

No, Mahnmut. L’attrazione sentimentale verso cose familiari, la memoria stessa e la gente che cade nel reame delle cose familiari.

Mahnmut diede un’occhiata all’asteroide Gaspra. Secondo i dati di Ri Po, Gaspra impiegava circa sette ore standard per una rotazione sul proprio asse. Mahnmut si chiese se un simile luogo avrebbe mai potuto essere fonte di familiarità, di attrazione sentimentale, per lui o per molti esseri senzienti. Be’, i tenebrosi mari di Europa lo sono, mormorò.

Prego?

Mahnmut si sentì prudere gli strati organici, rendendosi conto di avere espresso a voce il pensiero sulla linea privata. Niente, disse. Perché l’amore non portò alla risposta sull’enigma della vita?

Perché Proust sapeva, e i suoi personaggi lo scoprirono, che né l’amore né il suo più nobile parente, l’amicizia, possono sopravvivere alle lame della gelosia, della noia, della familiarità e dell’egoismo, rispose Orphu; e per la prima volta nella loro comunicazione diretta Mahnmut credette di cogliere un tono di tristezza nella voce del grosso moravec.

Mai?

Mai, rispose Orphu, con un rombo che era un profondo sospiro. Ricordi le ultime righe di Un amore di Swann?… "E dire che ho perduto tanti anni della mia vita, che ho voluto morire, che ho provato il mio più grande amore per una donna che non mi piaceva, che non era il mio tipo!"

Questo l’ho notato, disse Mahnmut, ma non sapevo a quel tempo se era in teoria molto divertente oppure terribilmente amaro o indicìbilmente triste. Quale dei tre?

Tutt’e tre, amico mio, trasmise Orphu. Tutt’e tre.

E la terza via dei personaggi di Proust? chiese Mahnmut. Aumentò l’afflusso di O2 nell’ambiente per spazzare le ragnatele di tristezza che minacciavano di accumularglisi nel cuore.

Teniamola da parte per un’altra volta, disse Orphu, intuendo forse l’umore del suo amico. Koros III sta per aumentare il raggio del cucchiaio e potrebbe essere divertente guardare i fuochi d’artificio sugli spettri a raggi X.

Oltrepassarono l’orbita di Marte e non ci fu niente da vedere: il pianeta, ovviamente, era sul lato opposto del Sole. Dopo un giorno, oltrepassarono l’orbita della Terra e non ci fu niente da vedere: la Terra era molto al di là della curva dell’orbita, sul piano dell’eclittica molto più in basso. Mercurio fu il solo pianeta visibile sui monitor, quando lo sorvolarono in un lampo, ma a quel punto il rombo e il bagliore del Sole stesso riempivano tutti gli schermi.