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A parte la chiara età avanzata, la donna era abbastanza attraente. Aveva passo deciso e indossava una comune casacca blu, calzoni di velluto a coste e scarpe alte e pesanti; l’unico tocco d’eccentricità era la mantellina di lana rossa, con un disegno complicato, né a quadri né a motivi astratti. Quando mise piede sulla pedana a pochi passi da loro, Harman notò che teneva nella destra un oggetto metallico scuro.

Come se anche lei notasse per la prima volta l’oggetto, la donna alzò la mano verso di loro. «Sapete che cos’è?»

«No» risposero in coro Daeman, Ada e Hannah.

«Sì» disse Harman. «Un’arma dell’Età Perduta.»

Gli altri tre lo guardarono. Avevano visto armi nel dramma del lino (spade, lance, scudi, archi e frecce) ma niente di così simile a una macchina come quell’oggetto nero e spuntato.

«Giusto» disse la donna. «Si chiama pistola e fa solo una cosa… uccide.»

Ada mosse un passo verso di lei. «Ci ucciderai? Ci hai portato fin qui per ucciderci?»

La donna sorrise e posò sul tavolo l’arma, accanto a un vassoio di arance. «Ciao, Daeman» disse. «È un piacere rivederti, anche se non sono sicura che ti ricordi di me, dopo il nostro ultimo incontro. Eri in uno stato d’ebbrezza piuttosto avanzato.»

«Mi ricordo di te, Savi» disse Daeman, freddo.

«E voi tutti» continuò la donna «Hannah, Ada, Harman… benvenuti. Sei stato molto perseverante, Harman, nel seguire gli indizi.» Si sedette sulle pellicce e indicò agli altri di accomodarsi. I quattro, uno dopo l’altro, si sedettero con lei intorno al tavolo. Savi prese un’arancia, la offrì agli ospiti e, quando quelli declinarono l’offerta, incominciò a sbucciarla con un’unghia affilata.

«Non ci siamo mai incontrati» disse Harman. «Come fai a conoscere il mio… i nostri nomi?»

«Hai lasciato una bella scia dietro di te, Harman… qual è il titolo onorifico in uso attualmente? Uhr

«Scia?»

«Viaggi lontano dai nodi fax, obbligando i voynix a seguirti. Impari a leggere. Cerchi le ultime biblioteche ancora esistenti al mondo… compresa quella di Ada Uhr.» Rivolse un cenno in direzione di Ada, che lo ricambiò.

«Come sai che i voynix mi seguono dappertutto?» chiese Harman.

«I voynix vi sorvegliano» rispose Savi. Divise l’arancia in spicchi, li dispose a due a due su quattro tovaglioli, li offrì in giro e stavolta tutti accettarono. «Io sorveglio te» concluse, guardando Harman.

«Perché?» chiese Harman. Fissò gli spicchi e posò sul tavolo il tovagliolo. «Perché mi spii? E come?»

«Due domande diverse, mio giovane amico.»

Harman non poté fare a meno di sorridere. Nessuno l’aveva più definito giovane da moltissimo tempo. «Allora rispondi alla prima» disse. «Perché mi spii?»

Savi terminò il secondo spicchio d’arancia e si leccò le dita. Harman notò che Ada esaminava, affascinata, la donna, guardando le dita rugose e le mani chiazzate dall’età. Se Savi si accorse dell’esame, non vi badò. «Harman… posso lasciar perdere Uhr?» Non attese la risposta e continuò: «Harman, in questo momento sei l’unico essere umano sulla Terra, in una popolazione di più di trecentomila anime… l’unico oltre me stessa… in grado di leggere un linguaggio scritto. O che vuole saper leggere».

«Ma…» cominciò Harman.

«Trecentomila anime?» lo interruppe Hannah. «Noi siamo un milione. Siamo sempre stati un milione tondo.»

Savi sorrise, ma scosse la testa. «Mia cara, chi ti ha detto che oggi sulla Terra c’è un milione di esseri umani viventi?»

«Be’, nessuno… cioè, lo sanno tutti…»

«Appunto» disse Savi. «Lo sanno tutti. Ma non c’è nessun sistema per contare la popolazione.»

«Ma quando uno passa agli anelli…» continuò Hannah, confusa.

«Si permette la nascita di un altro bambino» terminò per lei Savi. «Sì. L’ho notato, nell’ultimo millennio circa. Ma non siete un milione. Siete molto meno.»

«Perché i post dovrebbero mentirci?» chiese Daeman.

Savi inarcò il sopracciglio. «I post. Ah, sì… i post. Hai parlato di recente con un post-umano, Daeman Uhr

Di sicuro Daeman considerò retorica la domanda: non rispose.

«Io ho parlato con i post-umani» disse con calma Savi.

A quell’ammissione, gli altri rimasero in silenzio. Aspettarono. Una simile idea era, almeno per Harman e per Ada, sconvolgente.

«Ma accadde molto tempo fa» soggiunse Savi, a voce così bassa che gli altri si sporsero per sentire meglio. «Molto, moltissimo tempo fa. Prima del fax finale.» I suoi occhi, di un sorprendente azzurro l’attimo prima, ora parevano rannuvolati, perplessi.

Harman scosse la testa. «Io sono quello che udì la storia su di te, l’Ebrea Errante, l’ultima dell’Età Perduta… ma non capisco. Come hai potuto vivere oltre la quinta Ventina?»

Ada batté le palpebre alla villania di Harman, ma Savi parve non badarci. «Prima di tutto» disse «questo periodo di vita di cento anni è un’aggiunta relativamente recente alla razza umana, miei cari. È una cosa che i post hanno escogitato solo dopo il fax finale. Solo dopo aver rovinato ogni cosa — il nostro futuro, il futuro della Terra — in quel disastroso fax finale. Solo secoli dopo il mio novemilacentotredicesimo anno i miei simili umani del dopo rubicon furono faxati nel flusso di neutrini… per non tornare mai più, anche se i post promisero che sarebbero tornati; solo dopo quel… genocidio… i vostri preziosi post-umani hanno ricostruito il nucleo di popolazione dei vostri antenati e hanno tirato fuori quest’idea dei cento anni e un teorico gregge di un milione di persone…»

Si fermò e riprese fiato. Era chiaramente agitata. Inspirò a fondo e indicò le caraffe sul tavolo. «Lì c’è del tè, se vi va. Oppure vino molto forte. Io prendo un po’ di vino.» Se ne versò un bicchiere, con mani che tremavano un poco. Indicò i bicchieri. Daeman scosse la testa. Hannah e Ada presero del tè. Harman accettò un bicchiere di vino rosso.

«Harman» riprese Savi, ora più tranquilla «hai fatto due domande, prima che io divagassi. Primo, perché ti ho notato. Secondo, come sono sopravvissuta così a lungo. La risposta alla prima domanda è che m’interessa ciò che interessa ai voynix e li allarma; e i voynix si interessano al tuo comportamento negli ultimi decenni e ne sono allarmati…»

«Ma perché i voynix dovrebbero interessarsi a me e preoccuparsi di me…» cominciò Harman.

Savi alzò un dito. «Per la tua seconda domanda, posso dire che resto viva per tutti questi secoli dormendo gran parte del tempo e tenendomi nascosta quando non dormo. Quando mi sposto, uso i sonie — come quello su cui avete fatto una bella corsa oggi — o mi faxo in segreto, muovendomi fra le pareti dei nodi correnti, usando le vecchie matrici del campo fax.»

«Non capisco» disse Ada. «Come puoi faxarti segretamente?»

Savi si alzò. I quattro la imitarono. «Avete avuto una giornata faticosa, miei giovani amici, ma c’è molto da fare, se deciderete di seguirmi. Altrimenti il sonie vi riporterà al più vicino padiglione fax, in quello che un tempo era il Sud Africa, credo. A voi la scelta.» Guardò Daeman. «Ognuno di voi deve fare la sua scelta.»

Hannah bevve gli ultimi sorsi di tè e posò la tazza. «E cosa ci mostrerai, se decideremo di seguirti, Savi Uhr

«Molte cose, bambina mia. Ma prima di tutto vi mostrerò come volare e faxarsi in luoghi di cui non avete mai sentito parlare, luoghi che non vi sognate nemmeno.»