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«Come hai evitato il fax finale?» chiese Harman. «Perché i post-umani ti hanno tralasciata?»

«Non lo so. Mi sono fatta la stessa domanda per secoli. Forse perché facessi… da testimone.»

«Testimone?» disse Ada. «Di cosa?»

«Ci furono molti cambiamenti bizzarri in cielo e in terra nei secoli precedenti e successivi al fax finale, mia cara. Forse i post avevano l’impressione che qualcuno, anche solo un decrepito essere umano vecchio stile, dovesse testimoniare tutti quei cambiamenti.»

«Molti cambiamenti?» disse Hannah. «Proprio non capisco.»

«No, mia cara, non puoi capire. Tu e i tuoi genitori e i genitori dei tuoi genitori avete conosciuto un mondo che sembra non cambiare affatto, se non per qualche individuo e solo al ritmo di un secolo a persona. No, i cambiamenti di cui parlo non erano tutti visibili, certo. Ma questa non è la Terra che gli originali vecchio stile e i primi post conoscevano.»

«Qual è la differenza?» chiese Daeman, con un tono che mostrò a tutti quanto poco fosse interessato alla risposta.

Savi puntò su di lui lo sguardo. «Tanto per dirne una — piccola, certo, a confronto di tutte le altre, eppure importante per me — non ci sono altri ebrei.»

Mostrò loro dov’erano le toilette e suggerì che per il viaggio si togliessero le termotute.

«Non ne avremo bisogno?» chiese Daeman.

«Farà freddo, andando al sonie, ma ce la caveremo» disse Savi. «E dopo non vi serviranno.»

Ada si tolse la termotuta e tornò sul divano nella stanza principale; guardava le pareti di ghiaccio e pensava a tutta quella storia, quando Savi uscì da una diversa stanza laterale. La donna indossava calzoni più pesanti, stivali più robusti e più alti, una mantella foderata e un berretto calato sugli occhi; portava i capelli raccolti a coda di cavallo. Aveva in spalla uno zaino cachi sbiadito, che pareva pesante. Ada non aveva mai visto una donna vestirsi in quel modo ed era affascinata dallo stile della vecchia. Anzi, capì, era affascinata proprio da Savi.

Anche Harman pareva affascinato, ma dall’arma ancora nella cintura di Savi. «Pensi ancora di sparare a uno di noi?» chiese.

«No» rispose Savi. «Non subito, almeno. Ma di tanto in tanto ci sono altre creature cui bisogna sparare.»

Nella camminata fuori dall’iceberg fino al sonie sentirono davvero freddo: il vento ululava ancora e la neve cadeva con insistenza. Ma sotto la bolla del campo di forza si stava bene. Savi prese il posto frontale, quello occupato da Harman nel volo precedente, e Ada si sistemò come prima a destra; notò che, quando Savi passò la mano sulla cappottatura nera sotto la manopola, comparve l’ologramma di un quadro di comando.

«E quello da dove spunta?» chiese Harman, che si era sistemato alla sinistra di Savi, lasciando così vuoto il posto fra Daeman e Hannah.

«Non sarebbe stata una buona idea per voi provare a far volare il sonie nel viaggio fin qui» disse Savi. Si accertò che ognuno si fosse sistemato in posizione prona, poi ruotò la manopola; la macchina emise un basso ronzio e si alzarono in verticale a più di duecento metri sul ghiaccio, eseguirono una gran volta inversa (erano tenuti fermi al loro posto dal campo di forza, ma avevano davvero l’impressione che non ci fosse altro che aria fra loro e un’orribile fine contro l’azzurro ghiaccio o più giù nel nero mare) e poi la macchina si raddrizzò, virò a sinistra e salì ripidamente verso le stelle.

Quando la macchina fu in volo verso nordovest a grande velocità e a notevole altezza, Harman disse: «Quest’affare può andare lassù?». Mosse il braccio sinistro e con il dito premette contro l’elastico campo di forza.

«Dove?» disse Savi, concentrata sul display olografico davanti a sé. Alzò gli occhi. «L’anello-p?»

Harman si era girato quasi di schiena e fissava l’anello polare in movimento da nord a sud sopra di loro: le decine di migliaia di singoli componenti brillavano di luce incredibilmente vivida nell’aria chiara e rarefatta a quella quota. «Sì» disse.

Savi scosse la testa. «Questo è un sonie, non una nave spaziale. L’anello-p è molto in alto! Perché vorresti andare lassù?»

Harman lasciò perdere la domanda. «Sai dove potremmo trovare una nave spaziale?»

Savi sorrise di nuovo. Guardandola con attenzione, Ada notò la varietà di espressioni della vecchia, i sorrisi che trasmettevano vero calore e altri, come l’attuale, che suggerivano qualcosa di decisamente freddo o ironico.

«Forse» rispose Savi, ma con un tono che non invitava ulteriori domande.

«Hai incontrato davvero i post-umani?» chiese Hannah.

«Sì» rispose Savi, alzando un poco la voce per superare il ronzio del sonie, mentre correvano a nord. «Ne ho incontrati alcuni.»

«Com’erano?» chiese Hannah, con tono lievemente ansioso.

«Tanto per cominciare, erano tutte donne» disse Savi.

Harman batté le palpebre, sorpreso. «Tutte donne?»

«Sì. Parecchi di noi sospettavano che solo pochi post fossero scesi sulla Terra, ma che avessero usato forme diverse. Tutte femmine. Forse non c’erano post-umani maschi. Forse, controllando la loro evoluzione, non avevano mantenuto i generi. Chissà?»

«Avevano nomi?» chiese Daeman.

Savi annuì. «Quella che conoscevo meglio… be’, quella che vedevo più spesso… si chiamava Moira.»

«Com’erano?» chiese di nuovo Hannah. «Personalità? Aspetto?»

«Preferivano librarsi, anziché camminare» rispose oscuramente Savi. «Amavano dare feste per noi del vecchio stile. Erano inclini a parlare per indovinelli delfici.»

Per un minuto ci fu silenzio, a parte il fruscio del vento sulla carena di policarbonio e sulla bolla del campo di forza. Alla fine Ada chiese: «Scendevano spesso dagli anelli?».

Savi scosse di nuovo la testa. «Non molto spesso. Assai di rado, verso la fine, negli ultimi anni prima del fax finale. Ma correva voce che avessero un insediamento nel bacino del Mediterraneo.»

«Il bacino del Mediterraneo?» ripeté Harman.

Savi sorrise e Ada pensò che fosse uno dei suoi sorrisi divertiti.

«Un migliaio d’anni prima del fax finale» spiegò Savi «i post prosciugarono un mare abbastanza vasto a sud dell’Europa, costruirono una diga fra un promontorio detto Gibilterra e la punta del Nord Africa e proibirono l’accesso ai vecchio stile. La maggior parte del bacino fu trasformata in terre coltivabili, così ci dissero i post, ma un mio amico vi entrò di nascosto alcune volte, prima d’essere scoperto e buttato fuori, e disse che lì c’erano delle… be’, città potrebbe essere la descrizione migliore, se si può chiamare città qualcosa di stato solido.»

«Stato solido?» disse Hannah.

«Lascia perdere, bambina.»

Harman, di nuovo prono, reggendosi sui gomiti, scosse la testa. «Non ho mai sentito parlare del bacino del Mediterraneo. Né di Gibilterra. Né di… cos’era? Il Nord Africa?»

«So che hai trovato alcune carte geografiche, Harman, e che hai imparato a leggerle, più o meno» disse Savi. «Ma erano carte scadenti. E vecchie. I pochi libri che i post-umani hanno lasciato sopravvivere in quest’epoca di neoanalfabeti erano vaghi… inoffensivi.»

Harman corrugò di nuovo la fronte. Volarono a nord in silenzio.

Il sonie li portò, dalla notte polare, nella luce del pomeriggio, lontano dall’oceano scuro e sulla terraferma, a un’altezza che potevano solo immaginare e a una velocità che nemmeno si sognavano. L’anello-p svanì mentre il cielo diventava azzurro e a nord fu visibile l’anello-e.