Savi si massaggiò la fronte, come se avesse mal di testa. «Il bacino del Mediterraneo? Non puoi volare là, Harman Uhr.»
«Vuoi dire che è proibito?»
«No. Voglio dire che è impossibile. I sonie e altre macchine volanti non funzionano sopra il bacino.» Esitò e guardò gli ospiti intorno al tavolo. «Ma forse è possibile andarci a piedi. Non ci sono mai stata, in tutti questi secoli, ma ti posso guidare fin là. Se uno dei tuoi amici accetta di ospitare Odisseo per tre settimane.»
«Io voglio venire con te e Harman» disse Ada.
«Anch’io» fece Daeman. «Voglio vedere il bacino Comesichiama.»
Harman lo guardò, sorpreso.
«Al diavolo. Non sono un vigliacco. Scommetto d’essere l’unico che è stato divorato da un allosauro.»
«Meriti un brindisi, allora» disse Odisseo e scolò il bicchiere.
Savi guardò Hannah. «Rimani solo tu, mia cara.»
«Sarei felice di ospitare Odisseo. Ma uso poco i portali fax e vado di rado alle feste. Vivo con mia madre e neanche lei tiene spesso dei ricevimenti.»
«No, così non funzionerebbe, purtroppo» disse Savi. «Odisseo ha solo tre settimane. Dobbiamo iniziare da un luogo ben conosciuto, dove molte persone possono trattenersi per settimane di fila. Villa Ardis sarebbe stata perfetta, in realtà.» Guardò Ada.
«Come conosci villa Ardis, Savi Uhr? Anzi, come sai che Harman ha imparato a leggere e come sai tante altre cose sul nostro mondo, se non puoi farti vedere fra noi e usare i nodi fax?»
«Osservo» rispose la vecchia. «Osservo e aspetto e a volte volo in luoghi dove posso mescolarmi tra voi.»
«Il Burning Man» disse Hannah.
«Sì, anche quello, fra gli altri.» Li guardò e soggiunse: «Sembrate esausti. Vi accompagno nelle vostre stanze e così vi fate una bella dormita. Continueremo la conversazione domattina. Non preoccupatevi dei piatti, sparecchierò e li laverò più tardi».
A nessuno di loro era venuta l’idea di sparecchiare o di lavare i piarti. Ancora una volta Ada si guardò intorno e sentì la mancanza di servitori e di voynix.
Avrebbe voluto protestare per il riposo forzato (ancora non avevano ascoltato il racconto di Odisseo) ma guardò gli amici (Hannah aveva gli occhi gonfi di stanchezza; Daeman, sbronzo, teneva a stento la testa dritta; Harman mostrava in viso i segni dell’età) e pure lei si sentiva sfinita. Era stata una giornata intensissima. Era tempo di dormire.
Odisseo rimase seduto a tavola. Savi guidò gli altri fuori della stanza da pranzo, per corridoi illuminati solo da lampi sempre meno frequenti, su per una scala mobile coperta di vetro che girava intorno alla torre del Golden Gate e poi per un lungo corridoio, fino a una serie di stanze bolla, nel punto più alto della torre nord. Quelle camere da letto non erano fisicamente attaccate alla cima della torre, solo al corridoio di vetro che aveva l’acciaio del ponte come parete sud, e gli stessi cubicoli per dormire sporgevano precariamente nello spazio, come acini di un grappolo.
Savi offrì bolle letto separate e indicò a Hannah la prima stanza del lungo corridoio. Hannah esitò all’ingresso dell’angusto locale. Dentro il cubicolo anche il pavimento era traslucido: Hannah vi mosse un passo e saltò subito indietro nella relativa solidità del corridoio coperto di moquette.
«Non c’è alcun pericolo» lo rincuorò Savi.
«Ah, bene» disse Hannah e riprovò. Il letto era sistemato contro la parete più lontana e c’era anche un angolo riparato con gabinetto e lavabo, contro la parete del corridoio, in modo da garantire la privacy dalle altre bolle letto; per il resto, le pareti ricurve e il pavimento erano così trasparenti che si potevano vedere, duecentocinquanta metri più in basso, le pietre illuminate dai lampi e il pendio della montagna.
Hannah attraversò con cautela la stanza e con un sospiro di sollievo si accomodò sul solido letto. Gli altri tre risero e applaudirono. «Se di notte dovrò andare in gabinetto, forse non avrò il coraggio di attraversare di nuovo la stanza» ammise Hannah.
«Ti ci abituerai, Hannah Uhr» disse Savi. «Puoi aprire e chiudere la porta con un ordine: la porta ubbidisce solo alla tua voce.»
«Porta, chiuditi» fece Hannah.
La porta si chiuse come un diaframma a iride. Savi accompagnò gli altri alle rispettive bolle letto: prima Daeman, che barcollò fino al letto senza paura del vuoto sotto i piedi; poi Harman, che augurò la buonanotte prima di ordinare alla porta di chiudersi; infine Ada.
«Dormi bene, mia cara» le disse Savi. «Il sorgere del sole è piuttosto bello e mi auguro che domattina tu ti goda lo spettacolo. Ci vediamo a colazione.»
Sul letto era pronta una camicia da notte pulita, di seta. Ada andò nell’area gabinetto, rimase qualche minuto sotto una doccia calda, si asciugò i capelli, lasciò i vestiti sul ripiano accanto al lavandino, indossò la camicia da notte e andò a letto. Appena sotto le coperte, girò il viso verso la parete e guardò i picchi montani e le nubi. La tempesta ormai si era spostata a est, i fulmini illuminavano dall’interno le nubi sempre più lontane e ora i vicini picchi e la sella erbosa erano rischiarati dalla luna. Ada guardò in basso il piano stradale e le rovine di pietra. Cosa aveva detto Odisseo di quel posto? Che era abitato solo da giaguari, scoiattoli e fantasmi? Guardando le antiche pietre grigio chiaro sotto la luce della luna, Ada quasi credette ai fantasmi.
Bussarono piano alla porta.
Ada scese dal letto, percorse in punta di piedi il freddo pavimento e posò le dita sulla porta a iride. «Chi è?»
«Harman.»
Ada sentì un colpo al cuore. Si era augurata, aveva silenziosamente desiderato che Harman venisse da lei quella notte. «Porta, apriti» ordinò sottovoce, con un passo indietro, notando nel riflesso della parete quanto pallide apparissero al chiaro di luna le sue braccia e la camicia da notte.
Harman passò appena la soglia e si fermò, mentre Ada ordinava alla porta di chiudersi. Indossava solo un pigiama blu di seta. Ada aspettò che Harman l’abbracciasse, la prendesse di peso e la portasse al morbido letto contro la trasparente parete curva. "Cosa si proverebbe" si chiese "a fare l’amore come se si galleggiasse sopra quelle nubi, sopra quelle montagne?"
«Dovevo parlarti» disse piano Harman.
Ada annuì.
«Ritengo importante che nelle prossime settimane Odisseo sia ospitato nel posto giusto. E non credo che il piccolo appartamento della madre di Hannah lo sia.»
Sentendosi sciocca, Ada piegò le braccia sul seno. Immaginò di sentire, attraverso il vetro sotto i piedi, la fredda aria notturna delle alte montagne. «Non sai cosa vuole fare Odisseo e perché» rispose in un bisbiglio.
«No, ma se lui è veramente Odisseo, la faccenda potrebbe essere molto importante. E Savi ha ragione: villa Ardis è il posto perfetto per incontrare gente.»
Ada sentì crescere l’ira. Chi era, quell’uomo, per dirle cosa fare o non fare? «Se ritieni così importante che lui sia ospitato da qualche parte, perché non lo inviti a casa tua, come tuo ospite?»
«Io non ho casa» disse Harman.
Ada, sorpresa, si sforzò di capire. Non ci riusciva: tutti avevano una casa!
«Viaggio da molti anni» spiegò Harman. «Possiedo solo ciò che porto con me, a parte i libri che ho raccolto e che conservo in un locale vuoto a Cratere Parigi.»
Ada aprì bocca, ma non trovò niente da dire. Harman si avvicinò di un passo, così vicino che Ada sentì l’odore di maschio e di sapone. Anche lui aveva fatto la doccia, prima di venire nella sua stanza. "Faremo l’amore, dopo questa conversazione?" si domandò Ada e sentì l’ira scivolare via con la stessa rapidità con cui era giunta.
«Devo andare con Savi nel bacino del Mediterraneo» disse Harman. «Da più di sessant’anni, Ada, cerco un modo per andare sugli anelli. Essere così vicino alla meta… Be’, devo andarmene.»