Ada sentì di nuovo divampare la collera. «Ma io voglio venire con te! Voglio vedere questo bacino, trovare una nave spaziale, andare sugli anelli. Per questo ti ho aiutato nelle ultime settimane.»
«Lo so» mormorò Harman. Le toccò il braccio. «E anch’io voglio che tu venga con me. Ma la faccenda di Odisseo può essere importante.»
«Sì, però…»
«Hannah conosce poca gente. E non ha lo spazio per ospitare visitatori.»
«Sì, però…»
«E villa Ardis sarebbe davvero perfetta» mormorò Harman. Allentò la lieve stretta sul braccio di Ada, ma continuò a tenerla bloccata con lo sguardo.
Ada sentì la presenza delle stelle al di là del soffitto curvo e trasparente sopra di loro. «So che villa Ardis sarebbe perfetta» disse. Si sentì triste e lacerata fra imperativi e persone. «Ma non sappiamo nemmeno ciò che vuole, questo Odisseo, né chi è realmente.»
«È vero» mormorò Harman. «Ma il modo migliore per scoprirlo sarebbe che tu lo ospitassi, mentre io cerco una nave spaziale nel bacino del Mediterraneo. Ti prometto che, se ne trovo una in grado di portarci sugli anelli, vengo a prenderti prima di andare lassù.»
Ada esitò. Teneva il viso leggermente sollevato verso quello di Harman e aveva la sensazione che, se fossero rimasti in silenzio, lui l’avrebbe baciata.
All’improvviso balenò un fulmine e il tuono della tempesta in allontanamento scosse la struttura di vetro verde. «E va bene» mormorò Ada. «Ospiterò Odisseo e prenderò Hannah come aiutante a villa Ardis per tre settimane. Ma solo se prometti di portare anche me sugli anelli, se trovi il modo di andarci.»
«Promesso» disse Harman. La baciò, allora, ma solo sulla guancia, come farebbe un padre, pensò Ada, anche se non aveva conosciuto il suo.
Harman si mosse come per andarsene, ma prima che Ada ordinasse alla porta di aprirsi, tornò a girarsi. «Cosa pensi di Odisseo?» le chiese.
«In che senso?» replicò Ada, confusa da quella domanda. «Vuoi sapere se penso che sia realmente Odisseo?»
«No. Cosa pensi di lui. Sei interessata a lui?»
«Interessata alla sua storia, vuoi dire? È un tipo che suscita curiosità. Ma devo sentire che cosa dice, prima di decidere se dice la verità.»
«No, intendevo…» Si bloccò e si strofinò il mento. Parve imbarazzato. «Voglio dire, lo trovi interessante come uomo? Sei attratta da lui?»
Ada non poté fare a meno di ridere. Da qualche parte, a est, il tuono risuonò come un’eco della sua risata. «Che stupido» disse infine Ada e, senza più aspettare, gli andò vicino, gli circondò il collo e lo baciò sulle labbra.
Harman rimase passivo per qualche istante, poi l’abbracciò e le restituì il bacio. Attraverso la seta sottile che li separava, Ada sentì crescere in lui l’eccitazione. Il chiaro di luna imbiancò loro la pelle del viso e delle braccia come latte versato. All’improvviso una forte raffica di vento colpì il ponte e la bolla ondeggiò sotto i loro piedi.
Harman prese in braccio Ada e la portò a letto.
20
MARE TETHYS, MARTE
«Credo sia stato Falstaff a farmi disamorare del Bardo.»
«Come sarebbe?» disse Mahnmut, sul cavo diretto. Era preoccupato: pilotava il sommergibile moribondo verso la costa ancora fuori vista a una velocità di otto nodi, in continua diminuzione, cercando di tenere attive le funzioni nave, e col gavitello periscopico scrutava il cielo alla ricerca di cocchi nemici; intanto rimuginava su quanto fossero scarse le loro probabilità di sopravvivenza. Per più di due ore Orphu era rimasto silenzioso nella stiva del Dark Lady e adesso se ne usciva con quella frase. «Cos’è questa storia su Falstaff?»
«Dicevo soltanto che è stato Falstaff ad allontanarmi da Shakespeare e a spingermi verso Proust» rispose Orphu.
«Pensavo che Falstaff ti sarebbe piaciuto molto. È così buffo.»
«Infatti, mi piaceva. Diavolo, vedevo me stesso, in Falstaff. Volevo essere Falstaff! Per un certo periodo ho pensato addirittura di avere l’aspetto di Falstaff.»
Mahnmut cercò d’immaginarsi la scena. Impossibile. Tornò a badare alle funzioni nave e a scrutare dal periscopio. «Cosa ti ha fatto cambiare idea?»
«Ricordi quella scena nell’Enrico IV, Parte I, quando Falstaff trova il corpo di Henry Percy… Hotspur… sul campo di battaglia?»
«Sì» rispose Mahnmut. Dal periscopio e dal radar vedeva che il cielo era sgombro di cocchi. Nella notte aveva dovuto spegnere il reattore danneggiato; le batterie di riserva, ridotte al quattro per cento, permettevano ora solo una velocità di sei nodi, e l’energia calava ancora. Mahnmut capì che presto avrebbe dovuto riportare in superficie il Dark Lady: ogni volta che emergevano, faceva entrare aria marziana per sé, nella nicchia ambientale, e la respirava finché non diventava viziata, in modo da incanalare giù a Orphu tutta quella prodotta dalla nave. Il sottomarino non era progettato per far entrare l’"atmosfera" di Europa e quindi lui doveva infrangere una decina di protocolli di sicurezza per utilizzare l’aria marziana.
«Falstaff infilza nella coscia il cadavere solo per accertarsi che Hotspur sia morto» disse Orphu. «Poi lo porta via di peso, con l’idea di prendersi il merito d’averlo ucciso.»
«Giusto» assentì Mahnmut. Il sonar diceva che erano nel raggio di trenta chilometri dalla costa, ma col periscopio non si vedeva traccia di terraferma e Mahnmut non voleva puntare il radar da quella parte. Si preparò a svuotare le casse di zavorra e a riemergere, ma aveva pronti i piani d’immersione per un’emergenza, se sul radar compariva qualcosa. «"Il migliore ingrediente del valore è la prudenza, grazie alla quale ho conservato la vita"» citò. «Tutti i commentatori scespiriani che ho letto, Bloom, Goddard, Bradley, Morgann, Hazlitt e perfino Emerson, dicono che Falstaff è forse uno dei massimi personaggi creati da Shakespeare.»
«Sì» disse Orphu e rimase in silenzio per un minuto, mentre il sommergibile vibrava e rombava per l’apertura delle casse di zavorra. Quando tornò il silenzio, a parte il rumore dell’oceano che scorreva sullo scafo, riprese: «Ma trovo Falstaff spregevole».
«Spregevole?» Il sommergibile emerse in superficie. Era appena spuntata l’alba e il sole (molto più grande del puntino luminoso che Mahnmut era abituato a vedere da Europa) cominciava a staccarsi dall’orizzonte. Mahnmut aprì le bocchette e inspirò la fresca aria salmastra.
«"In che può esser destro, se non che nel mostrarsi un gran furbastro? E in che può esser egli un gran furbastro, se non nel compiere ribalderie? E in che è ribaldo, se non sempre e in tutto?"» citò Orphu.
«Ma il principe Hal scherzava, quando pronunciò quelle frasi» replicò Mahnmut. Decise di navigare in superficie. Era molto più pericoloso (col radar, mentre erano in profondità, aveva rilevato un cocchio volante ogni paio d’ore) ma poteva arrivare a otto nodi di velocità e prolungare le riserve d’energia sempre più ridotte.
«Scherzava?» disse Orphu. «Nell’Enrico IV, Parte II, respinge il vecchio fanfarone.»
«E Falstaff ne muore» disse Mahnmut, respirando l’aria fresca e pensando a Orphu giù nella stiva buia e allagata, legato alla vita solo dal tubo di O2 e dall’intercom. La prima volta che era riemerso, aveva capito che sarebbe stato impossibile portare fuori dalla stiva il moravec di Io prima di raggiungere la terraferma. «"Il re gli ha ucciso il cuore"» soggiunse, citando comare Quickly.
«Ho deciso che meritava di essere respinto» disse Orphu. «Quando ricevette l’ordine di reclutare soldati per la guerra contro Percy, Falstaff accettò bustarelle per lasciare fuori gli abili e reclutò solo dei perdenti. Uomini che definì "carne da cannone".»
Sentendo il Dark Lady avanzare più velocemente nelle onde basse, Mahnmut continuò a controllare sonar, radar e periscopio.