«È un vecchio» disse Mahnmut. «Decisamente un maschio umano d’età avanzata, ma non l’ho mai visto nelle banche dati di storia.»
Per alcuni secondi ci furono solo disturbi. «Affascinante» disse Orphu. «Perché un vecchio terrestre dovrebbe meritare migliaia di teste di pietra lungo la costa marziana?»
«Non ne ho idea» disse Mahnmut.
«È della razza di quelli sui cocchi?» chiese Orphu. «Ha l’aspetto di un dio?»
«Non un dio greco» disse Mahnmut. «Più che altro assomiglia a un vecchio, potente, ma dispeptico. Ora posso tornare? Prima che un togato barbagrigia a bordo di un cocchio volante venga da queste parti e mi veda qui a bocca aperta come un turista?»
«Sì» disse Orphu. «Credo che dovresti tornare.»
23
FORESTA DI SEQUOIE, TEXAS
Odisseo non raccontò la storia dei suoi viaggi, quel mattino, durante la colazione nella verde bolla in cima al Golden Gate a Machu Picchu. Nessuno si ricordò di chiedergliela. Tutti parevano distratti, pensò Ada e ben presto capì il motivo.
Lei era distratta perché aveva dormito poco, ma aveva passato con Harman la notte più fantastica della sua vita. Già in altre occasioni aveva "fatto sesso" (quale donna della sua età non l’aveva fatto?) ma, si rese conto, non aveva mai fatto l’amore, prima. Harman era stato mirabilmente tenero eppure insistente, attento ai suoi bisogni e alle sue reazioni, senza lasciarsi dominare da esse; sensibile, ma energico. Avevano dormito un poco, rannicchiati insieme nell’angusto letto contro la ricurva parete di vetro, ma si erano svegliati spesso e i loro corpi avevano rinnovato l’atto amoroso prima che le loro menti fossero del tutto partecipi. Quando il sole aveva superato la guglia, a est di Machu Picchu, Ada si era sentita un’altra. No, non era esatto: si era sentita una persona più importante, più completa, più "giusta".
Anche Hannah, pensò Ada, si comportava in maniera insolita, quel mattino: rossa in viso, estremamente vigile, attenta a ogni commento fatto dall’uomo che si era presentato come Odisseo, le lanciava di tanto in tanto un’occhiata e subito distoglieva lo sguardo, quasi arrossiva. "Oddio, ho capito" pensò Ada verso la fine della colazione, quando erano quasi pronti a partire in volo verso nord per andare a villa Ardis. "Hannah ha dormito con Odisseo."
Per un minuto non riuscì a crederci: mai, durante gli anni della loro amicizia, Hannah aveva accennato a legami sentimentali o a faccende sessuali; ma poi colse le occhiate che Hannah lanciava al barbuto Odisseo e i segnali fisici (la ragazza sedeva di fronte a Odisseo, ma col corpo reagiva ancora a ogni mossa di lui, muoveva nervosamente le mani, si teneva inclinata in avanti) e capì che era stata una notte intensa, nei domi in cima al Golden Gate.
Daeman e Savi erano chiaramente gli unici spaiati. Daeman, dello stesso umore della sera prima, continuava a fare domande sul bacino del Mediterraneo, ansioso di proseguire con Harman e Savi quell’avventura, ma anche nervoso. Savi pareva pensierosa e preoccupata, quasi afflitta, e aveva fretta di partire.
Harman era silenzioso e, pensò Ada, ovviamente ancora concentrato su di lei, anche se agli altri la cosa non risultava altrettanto ovvia. Colse un paio di volte la sua occhiata e si sentì scaldare il cuore quando lui le sorrise. Una volta le mise la mano sulla coscia, sotto il tavolo, e le diede due colpetti.
«Allora, qual è il piano?» chiese Daeman, mentre terminavano la colazione a base di croissant caldi (Ada aveva guardato con stupore Savi metterli in forno, poco prima) e burro, fragole, succo di frutta appena fatto e caffè forte.
«Il piano è di portare a villa Ardis Odisseo, Hannah e Ada… siamo in ritardo, se vogliamo arrivarci prima che sia buio… e poi di andare al bacino del Mediterraneo, tu, Harman e io» disse Savi. «Sei sempre pronto a partecipare alla spedizione, Daeman Uhr?»
«Pronto» confermò Daeman. A Ada non parve pronto, ma stanco o con i postumi della sbornia o tutt’e due.
«Allora raccogliamo la nostra roba e muoviamo le chiappe» disse Savi.
Partirono con lo stesso sonie su cui erano arrivati, anche se Hannah disse a Ada che c’erano altre macchine volanti in una delle stanze agganciate alla torre sud del ponte. Il piccolo sonie aveva nella parte posteriore un sorprendente numero di scomparti, utili per gli zaini di Savi e l’altro loro equipaggiamento; ma era Odisseo quello che portava più bagagli, compreso un fodero con una corta spada, lo scudo, cambi d’abito e due giavellotti come quelli che aveva usato nella caccia agli Uccelli Terrore. Savi si distese nell’incavatura centrale anteriore e si mise ai luminosi comandi virtuali, con Ada alla sinistra e Harman alla destra. Daeman, Odisseo e Hannah occupavano le incavature posteriori; Ada girò la testa per dare un’occhiata e vide la sua amica tenere per mano Odisseo.
Volarono a est, sopra alte montagne, e poi si abbassarono e virarono di nuovo a nord, passando su una fitta giungla e un ampio fiume marrone che Savi chiamò Rio delle Amazzoni. La giungla era una foresta pluviale, un baldacchino interrotto solo qua e là da una piramide erbosa il cui vertice s’innalzava per trecento metri, dividendo lente nubi cariche di pioggia. Savi non disse cosa fossero le piramidi e gli altri parevano troppo stanchi o preoccupati da altri pensieri per chiederlo.
Mezz’ora dopo essersi lasciati alle spalle l’ultima piramide, Savi virò bruscamente a sinistra e il sonie proseguì a ovest-nordovest, di nuovo sopra alte montagne. A quell’altezza l’aria era così rarefatta che la bolla a campo di forza entrò in funzione, anche se la distanza apparente dal terreno non superava i centocinquanta metri; l’aria nella bolla fu di nuovo pressurizzata, con un più alto contenuto d’ossigeno.
«Non andiamo fuori rotta?» chiese Harman, dopo un lungo silenzio.
Savi annuì. «Devo girare alla larga dai monoliti di Zorin che corrono lungo lo zoccolo costiero di quelli che un tempo erano Perù, Ecuador e Colombia» disse. «Alcuni sono ancora armati e automatizzati.»
«Cosa sono i monoliti di Zorin?» chiese Hannah.
«Niente di cui dobbiamo preoccuparci oggi» rispose Savi.
«A che velocità viaggiamo?» chiese Ada.
«Non alta» rispose Savi. Diede un’occhiata al display virtuale che le circondava i polsi e le mani. «Circa cinquecento chilometri all’ora, in questo momento.»
Ada provò a immaginare quella velocità. Non ci riuscì. Prima del volo col sonie non aveva mai viaggiato in un mezzo più veloce delle troike tirate da voynix e non aveva idea della velocità di una troika. Probabilmente meno di cinquecento chilometri all’ora, si disse: le montagne e le creste in basso cambiavano molto più in fretta della campagna nella corsa in troika o in carrozzella dal portale fax a villa Ardis.
Volarono per un’altra ora. A un certo punto Hannah disse: «Mi fa male il collo a furia di inarcare la testa per guardare dal bordo del sonie e la bolla è troppo bassa per mettermi a sedere. Vorrei…». Mandò un urlo. Ada, Daeman e Harman la imitarono.
Savi aveva mosso la mano sul pannello virtuale di controllo e il sonie sotto di loro era semplicemente scomparso. Nell’istante prima di serrare gli occhi, Ada vide la perfetta illusione di sei umani e i loro bagagli e le lance di Odisseo volare a mezz’aria, senza niente che li sostenesse.
«Avvisaci, se hai intenzione di farci di nuovo uno scherzo del genere» disse Harman, scosso, a Savi.