La vecchia borbottò qualcosa.
Ada trascorse un paio di minuti a toccare il freddo metallo del cofano davanti a lei, a sentire il contatto morbido e solido come cuoio del contorno dell’incavatura sotto le gambe, il ventre e il petto, prima di trovare il coraggio di riaprire gli occhi. "Non sto cadendo, non sto cadendo" continuò a ripetersi. "Sì che cadi!" le dissero gli occhi e l’orecchio interno. Ada chiuse di nuovo gli occhi e li aprì solo quando, sorvolati gli altopiani, costeggiarono una penisola che dalla terraferma correva verso nordovest.
«Credevo che avresti gradito lo spettacolo» disse Savi a Harman, come se gli altri non fossero coinvolti.
Davanti a loro l’oceano tagliò l’istmo, una distesa d’acqua per un varco di almeno centocinquanta chilometri. Savi prese quota e virò a nord in mare aperto.
«Secondo le carte geografiche che ho visto, l’istmo fra il Nord e il Sud America era sopra il livello del mare» disse Harman, protendendosi dall’incavatura per guardarsi indietro.
«Quelle tue carte sono inutili» disse Savi. Mosse le dita e il sonie accelerò e salì ancora.
Dopo mezzodì fu visibile un’altra linea costiera. Savi ridusse la quota e in breve sorvolarono acquitrini che poco dopo lasciarono posto a chilometri e chilometri di sequoie (così le chiamò Savi) che arrivavano anche a ottanta o novanta metri d’altezza.
«Chi vuole sgranchirsi le gambe sulla terraferma mentre ci fermiamo per pranzo?» chiese Savi. «O appartarsi se gli scappa il bisognino?»
Quattro passeggeri su cinque votarono sì a gran voce. Odisseo sorrise. Fino a quel momento aveva sonnecchiato.
Pranzarono in una radura su una collinetta, circondati da alberi maestosi come cattedrali. Gli anelli equatoriale e polare si muovevano appena nel pezzetto di cielo azzurro visibile fra i rami.
«Ci sono dinosauri qui intorno?» chiese Daeman, scrutando le zone buie sotto gli alberi.
«No» rispose Savi. «Preferiscono le parti centrali e settentrionali del continente.»
Daeman si appoggiò, rilassato, a un ceppo e mangiucchiò frutta, fette d’arrosto e pane, ma si raddrizzò quando Odisseo disse: «Forse Savi Uhr in realtà voleva dire che qui ci sono predatori più feroci che tengono lontano i dinosauri ricombinanti».
Savi lanciò a Odisseo un’occhiataccia e scosse la testa, come se sospirasse sulle malefatte di un incorreggibile ragazzino. Daeman guardò di nuovo nelle ombre di mezzodì sotto gli alberi e si spostò più vicino al sonie per terminare il pranzo.
Hannah, che staccava di rado gli occhi da Odisseo, trovò il tempo per estrarre di tasca il lino e metterselo sugli occhi. Rimase distesa per diversi minuti, mentre gli altri mangiavano in silenzio nel caldo ombroso e silenzioso. Finalmente Hannah si alzò a sedere, si tolse il lino ricamato a microcircuiti e disse: «Odisseo, ti piacerebbe vedere che cosa succede a te e ai tuoi compagni nella guerra sotto le mura della città?».
«No» rispose il greco. Con i denti strappò un pezzo di carne di Uccello Terrore rimasto dalla sera prima e masticò lentamente, poi bevve vino dall’otre che aveva portato con sé.
«Zeus è furioso e ha spostato l’equilibrio verso i troiani guidati da Ettore» proseguì Hannah, senza badare alla reticenza di Odisseo. «Hanno respinto i greci oltre la loro linea di difesa, il fossato e le palizzate, e combattono intorno alle nere navi. Sembra che la tua parte sia sul punto di perdere. Tutti i grandi sovrani, tu compreso, si sono dati alla fuga. Solo Nestore è rimasto a combattere.»
Odisseo brontolò. «Quel vecchio chiacchierone. È rimasto perché gli hanno ammazzato il cavallo e si è ritrovato a piedi.»
Hannah lanciò un’occhiata a Ada e rise. Si era riproposta di trascinare Odisseo in una discussione, era chiaro; ed era altrettanto chiaro che era convinta d’esserci riuscita. Ada ancora non credeva che quell’uomo fin troppo reale, abbronzato, pieno di rughe e di cicatrici, così diverso dai maschi rinnovati nello spedale ai quali erano abituate, fosse lo stesso Odisseo del dramma. Come molte persone intelligenti che lei conosceva, era convinta che il lino fornisse uno spettacolo virtuale, probabilmente scritto e registrato durante l’Età Perduta.
«Ricordi la battaglia vicino alle nere navi?» lo incitò Hannah.
Odisseo brontolò di nuovo. «Ricordo il banchetto la sera prima di quel miserabile giorno da cani. Dall’isola di Lemno giunsero trenta navi cariche di vino, mille misure piene, abbastanza da annegarci gli eserciti troiani, se non avessimo avuto un modo migliore di usarlo. Euneo, figlio di Giasone, lo mandò come dono agli Arridi, Agamennone e Menelao.» Guardò di traverso Hannah e gli altri. «Ecco, il viaggio di Giasone, quella è una storia che vale la pena ascoltare.»
Tutti, tranne Savi, osservarono con espressione vacua il massiccio vecchio in tunica e cintura.
«Giasone e gli Argonauti» ripeté Odisseo. Guardò da uno all’altro. «Di sicuro avete sentito quella storia.»
Savi ruppe l’imbarazzato silenzio. «Questi qui non hanno sentito nessuna storia, figlio di Laerte. I nostri cosiddetti umani vecchio stile non hanno passato, né miti, né storie di qualsiasi genere, a parte il dramma del lino. Non sanno più leggere e scrivere, esattamente come tu e i tuoi compagni non sapevate ancora leggere e scrivere.»
«Non avevamo bisogno di scarabocchi su corteccia o pergamena o fango per essere uomini degni di considerazione» brontolò Odisseo. «La scrittura fu provata in epoca precedente alla nostra e abbandonata come inutile.»
«Esattamente» disse Savi, ironica. «"L’attrezzo di un illetterato sta forse meno eretto?" Credo l’abbia detto Orazio.»
Odisseo le lanciò un’occhiataccia.
«Ci parlerai di questo Giasone e gli… gli cosa?» disse Hannah e arrossì in un modo che convinse Ada: la sua amica aveva davvero dormito con Odisseo, la notte prima.
«Ar-go-nau-ti» compitò lentamente Odisseo, calcando su ogni sillaba come se parlasse a un bambino. «E, no, non ve ne parlerò.»
Ada si trovò a guardare dalla parte di Harman e a tornare con la mente a ricordi della lunga notte appena trascorsa. Voleva allontanarsi con lui e parlargli in privato di ciò che avevano condiviso o, in mancanza di questo, voleva solo chiudere gli occhi nel caldo umido della radura chiazzata dal sole e appisolarsi, forse per sognare del loro amore. "Meglio ancora" pensò, scrutando Harman da sotto le ciglia "potremmo allontanarci di nascosto nel buio della foresta e fare l’amore di nuovo, anziché sognarlo."
Ma Harman pareva non accorgersi delle sue occhiate ed era chiaro che aveva spento il ricevitore telepatico. L’amante di Ada pareva invece interessato e divertito dai commenti di Odisseo. «Ci racconterai una storia sulla tua guerra del dramma del lino?» chiese a Odisseo.
«Era chiamata guerra di Troia e ’fanculo il vostro straccio» disse Odisseo, ma aveva bevuto forte dall’otre e pareva essersi addolcito. «Però posso raccontarvi una storia che il vostro caro pannolino non conosce.»
«Sì, per favore» disse Hannah, spostandosi più vicino a Odisseo.
«Dio ci liberi dai cantastorie» brontolò Savi. Si alzò, ripose nel bagagliaio del sonie le stoviglie del pranzo e andò nella foresta.
Daeman la guardò allontanarsi e parve chiaramente ansioso. «Credi davvero che ci siano animali da preda più pericolosi dei dinosauri?» chiese, a nessuno in particolare.
«Savi sa badare a se stessa» rispose Harman. «Ha l’arma pistola.»
«Ma se una creatura la divora» disse Daeman, continuando a fissare la foresta «chi piloterà il sonie?»
«Sta’ zitto» disse Hannah. Con le lunghe dita marrone chiaro toccò il polso a Odisseo. «Raccontaci la storia che nel lino non compare. Per favore.»
Odisseo corrugò la fronte, ma vide che Ada e Harman annuivano per appoggiare la richiesta di Hannah; allora si spazzò dalla barba le briciole e iniziò.