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E questo, per il momento, gli bastava.

La chiesa di Saint Benedict era al centro di un quartiere residenziale del Bronx chiamato Country Club, popolato per la massima parte da gente di origine italiana e ispanica, le cui caratteristiche fisiche erano facilmente riconoscibili nella maggior parte dei presenti. Nell’ingresso della chiesa, attaccate al muro intorno alla statua della Santa Vergine, c’erano delle targhe in ottone poste in memoria di defunti della parrocchia. In prevalenza i cognomi erano italiani o spagnoli. Infatti, nell’arco della giornata, per favorire le due etnie venivano celebrate messe in entrambe le lingue.

Al momento della comunione, padre McKean si avvicinò all’altare e ricevette l’ostia direttamente dalle mani del parroco, che non mancò di rivolgergli uno sguardo di compiacimento per il suo sermone. Fra la magia della musica che sottolineava lo scambio di un segno di pace e l’odore dell’incenso che si spargeva nell’aria, la voce del reverendo Paul Smith condusse in preghiera la messa fino alla fine.

Poco dopo, come consuetudine, i sacerdoti si trovarono all’uscita della chiesa per salutare i fedeli e scambiare qualche impressione, per sentire le loro storie o discutere le nuove iniziative della parrocchia. Durante i mesi invernali questo incontro avveniva nell’atrio ma in quella bella giornata di fine aprile i portoni erano spalancati e si ritrovarono tutti sparsi sui gradini all’esterno.

Padre McKean ricevette i complimenti per il suo commento al Vangelo ed Ellen Carraro, la sorella più anziana della loro cuoca, non mancò di presentarsi con gli occhi ancora lucidi per esprimergli la sua commozione e ricordargli la sua artrite. Roger Brodie, un falegname in pensione che a volte prestava gratuitamente la sua opera alla parrocchia, gli promise che il giorno dopo sarebbe stato a Joy per una riparazione al tetto. A poco a poco i gruppi si sciolsero e tutti ritornarono verso le loro macchine e le loro case. Molti erano venuti a piedi, vista la vicinanza delle loro abitazioni.

Il parroco e padre McKean si ritrovarono da soli.

«Sei stato emozionante oggi. Sei una grande persona, Michael. Per quello che dici e per come lo dici. Per quello che fai e come lo fai.»

«Grazie, Paul.»

Il reverendo Paul Smith girò la testa e rivolse uno sguardo a John Kortighan e ai ragazzi che erano sul marciapiede in fondo alla scalinata e stavano aspettando per tornare a Joy. Quando girò la testa verso di lui, McKean gli lesse negli occhi l’imbarazzo.

«Ti devo chiedere un sacrificio, se la cosa non ti è di troppo peso.»

«Dimmi.»

«Angelo non sta bene. So che la domenica è un giorno importante per te e i tuoi ragazzi ma non te la sentiresti di sostituirlo per la messa delle dodici e trenta?»

«Non è un problema.»

I ragazzi avrebbero sentito la sua mancanza ma in quella giornata così particolare sapeva di non essere dell’umore giusto per condividere la compagnia della tavola. Quel senso di oppressione non lo aveva abbandonato del tutto e riteneva fosse meglio non esserci piuttosto che essere un corpo d’umore estraneo.

Scese gli scalini e raggiunse i ragazzi in attesa.

«Mi spiace, ma temo che dovrete pranzare senza di me. Ho un impegno qui in parrocchia. Vi raggiungerò dopo. Dite alla signora Carraro che mi tenga qualcosa in caldo, se non avrete spazzolato tutto.»

Lesse la delusione sul viso di alcuni di loro. Jerry Romero, il più anziano del gruppo, quello che da più tempo era ospite di Joy e che per molti suoi compagni era un punto di riferimento, si fece portavoce del malcontento comune.

«Mi sa che per farti perdonare questa sera dovrai concedere una seduta di Fastflyx.»

Fastflyx era un servizio di noleggio postale di film in DVD che Joy aveva avuto gratuitamente dalla compagnia grazie alle arti diplomatiche di John. In quel posto di fatica e di rinunce che era la comunità, anche un film visto insieme risultava essere un piccolo lusso.

McKean puntò il dito contro il ragazzo.

«Questo è un bieco ricatto, Jerry. E lo dico a te e ai tuoi complici.

Tuttavia mi sento costretto a cedere sotto il peso della volontà comune.

Inoltre credo che proprio ieri sia arrivata una sorpresa. Anzi, una doppia sorpresa.»

Fece un gesto con le mani per prevenire le richieste dei ragazzi.

«Ne parliamo dopo. Adesso andate che gli altri vi stanno aspettando.»

Discutendo fra loro i ragazzi si mossero verso la Batmobile, il soprannome che avevano dato al pulmino. McKean li guardò mentre si allontanavano. Erano una massa colorata di vestiti e un groviglio di problemi troppo grandi per la loro giovane età. Alcuni erano dei soggetti non facili con cui relazionarsi. Ma erano la sua famiglia e per un tratto della loro vita Joy sarebbe stata la loro.

John si trattenne un istante prima di raggiungerli.

«Vuoi che torni a prenderti?»

«Non ti preoccupare, mi farò dare un passaggio da qualcuno.»

«Okay. A dopo, allora.»

Rimase in strada finché il mezzo non si avviò e sparì svoltando l’angolo.

Poi salì i gradini e rientrò in chiesa, che in quel momento era deserta. Solo una coppia di donne si era trattenuta in un banco vicino all’altare, per un prosieguo personale di quel contatto collettivo con Dio che era stata la messa.

Sul lato destro, subito dopo l’ingresso, c’era il confessionale. Era in legno chiaro e lucido, con i due ingressi coperti da tende di velluto bordeaux. Una luce rossa, accesa o spenta, indicava la presenza del sacerdote all’interno e una più piccola, di lato, se era libero o meno. La parte riservata al confessore era uno spazio angusto con l’unico conforto di una sedia di vimini, sotto una applique schermata che dall’alto diffondeva una luce tenue sulla tappezzeria azzurra. La parte del penitente era molto più spartana, con l’inginocchiatoio e la griglia che permetteva una riservatezza di cui molti necessitavano in un momento così intimo.

Qui padre McKean si rifugiava a volte, senza accendere la luce né segnalare in alcun modo la sua presenza all’interno. Rimaneva per qualche tempo a riflettere sulle necessità economiche della sua opera, a raccogliere le idee quando erano uccelli migratori, a concentrarsi sul caso di un ragazzo particolarmente difficile. Per arrivare alla conclusione che tutti lo erano e che tutti meritavano la stessa attenzione, che con il denaro che avevano a disposizione compivano degli autentici miracoli e che avrebbero continuato a compierli. E che le idee, anche le più difficili da seguire, prima o poi mostravano il posto dove avevano fatto il nido.

Quel giorno, come tanti altri, scostò la tenda, entrò e si sedette, senza accendere la piccola luce sopra la sua testa. La sedia era vecchia ma comoda e la penombra un alleato. Il sacerdote stese le gambe e appoggiò la testa contro il muro. Le immagini che erano uscite dalla televisione a sconvolgere gli occhi e le coscienze avevano un prezzo per chiunque, anche per chi non era stato toccato direttamente dalla tragedia. Per il solo fatto di esistere. C’erano giorni come quello in cui la sua vita saliva su una bilancia e la difficoltà maggiore era capire. Nonostante quello che aveva detto durante la messa, non solo di capire gli uomini ma anche la volontà del Dio che serviva. Di tanto in tanto si chiedeva come sarebbe stata la sua esistenza se non avesse seguito il richiamo di quella che il mondo ecclesiastico definiva vocazione. Avere una moglie, dei figli, un lavoro, una vita normale. Aveva trentotto anni e tanti anni prima, al momento della scelta, gli avevano detto a cosa rinunciava. Tuttavia era un avvertimento e non un’esperienza. Ora a volte sentiva un vuoto a cui non sapeva dare un nome, ma nello stesso tempo era certo che un vuoto simile facesse parte del vissuto di ogni essere umano che camminava sulla terra. Lui aveva la sua rivalsa giornaliera sul nulla vivendo ogni giorno a contatto con i suoi ragazzi e aiutandoli a non farne mai più parte. In definitiva, si disse che la cosa più difficile non era capire, ma dopo aver capito continuare, nonostante la fatica, a percorrere la strada. In quel momento, era la cosa più vicina alla Fede che potesse offrire a se stesso e agli altri.