L’autopsia e l’assenza di tracce sul corpo avevano rivelato che con ogni probabilità per lui era stata la prima volta. Il suo destino portava scritto che non ce ne dovesse essere una seconda.
La madre era la sorella vedova di Barry Lovito, un avvocato di origine italiana che esercitava a Manhattan ma che aveva scelto di continuare a vivere a Country Club, nel Bronx. Era un uomo ricco, impegnato e scapolo, che nella vita si era battuto duramente per arrivare a occupare uno dei posti in cima alla piramide. E ci era riuscito al punto tale che adesso la piramide era quasi tutta sua.
Quando le circostanze lo avevano richiesto, aveva accolto in casa il nipote con la madre, per quel senso della famiglia proprio degli italiani.
La donna aveva una salute instabile e un carattere tendente a somatizzare e la perdita del marito non era stata di certo una buona medicina per i suoi guai fisici e psichici. Robin dal canto suo era un ragazzo sensibile, malinconico e suggestionabile. Quando si era sentito abbandonato a se stesso, le pessime compagnie come corvi erano volate al suo fianco.
Spesso succede, quando la solitudine non è cercata.
In chiesa c’erano tutti e due, lo zio e la madre. L’avvocato Lovito indossava un abito scuro dalla fattura impeccabile che lo qualificava in mezzo a tutti come una persona facoltosa. Aveva le mascelle serrate e teneva lo sguardo fisso davanti a sé, per il dolore e forse per il senso di colpa. Quel ragazzo per lui era il figlio che non aveva mai avuto e del quale, dopo una vita spesa a inseguire il successo, iniziava a sentire la mancanza. In seguito alla morte di suo cognato si era illuso di poterne prendere il posto, senza sapere che il primo dovere di un genitore è esserci, senza dilazioni e senza deleghe.
La donna aveva il viso scarno e scavato dalla pena. I suoi occhi rossi e infossati dicevano che non aveva più lacrime e la sua espressione che con il figlio stava seppellendo anche ogni desiderio di continuare a vivere. Era uscita seguendo il feretro e appoggiandosi al fratello, il corpo sottile in un tailleur nero che di colpo sembrava divenuto di un paio di taglie troppo grande.
Padre McKean era sul fondo della chiesa, circondato da un gruppo di adolescenti, molti dei quali erano amici di Robin. Aveva assistito alla funzione con quel senso di inadeguatezza che lo prendeva sempre davanti alla perdita immotivata di una giovane vita. Portava da sempre dentro di sé un concetto di luce che apparteneva a un essere umano ancor prima che a un religioso. Quella vita stroncata era una sconfitta di tutti, anche sua, perché non sempre erano in grado di sostituire quello che veniva a mancare con qualcosa di altrettanto valido.
E il mondo intorno era pieno di rami e di serpenti.
Barry Lovito uscendo dalla chiesa aveva girato la testa dalla sua parte e lo aveva visto in mezzo ai ragazzi. Il suo sguardo si era fermato un istante più a lungo del prevedibile sulla figura del reverendo Michael McKean. Poi aveva girato la testa e, sempre sorreggendo la sorella, aveva proseguito la sua triste passeggiata fino alla macchina e fino al cimitero.
Tre giorni dopo il sacerdote se lo era trovato di fronte, accompagnato dal parroco. Dopo le presentazioni di rito, Paul li aveva lasciati soli. Era evidente che il legale era venuto per parlare con lui, anche se ne ignorava il motivo. McKean era a Saint Benedict da poco meno di un anno e aveva scambiato con lui solo dei saluti, fino a quel momento. Come se gli avesse letto nel pensiero, l’avvocato aveva percepito la sua curiosità e si era affrettato a soddisfarla.
«So che si sta chiedendo che cosa sono venuto a fare. E soprattutto che cosa sono venuto a dire. Le ruberò solo un attimo.»
Si era incamminato verso il vicariato, a passo lento.
«Ho appena rilevato una proprietà, su verso il parco. È una casa grande, con un bell’appezzamento di terreno. Sei acri, più o meno. Il tipo di abitazione che può accogliere fino a trenta persone. Vista sul mare e sulla costa.»
Padre McKean doveva aver assunto un’espressione interdetta, perché un mezzo sorriso era apparso sul viso del suo interlocutore. Aveva fatto un gesto rassicurante con la mano.
«Non tema. Non sto cercando di vendergliela.»
Lovito aveva riflettuto un attimo, incerto se ampliare il preambolo. Poi aveva deciso che non era necessario.
«Vorrei che quella casa diventasse la sede di una comunità dove ragazzi con i problemi di mio nipote trovassero un aiuto e un conforto. Non è facile, ma vorrei provarci, almeno. So che questo non mi ridarà Robin ma forse mi ridarà qualche ora di sonno senza incubi.»
Lovito aveva girato la testa a guardare altrove. Entrambi sapevano bene che erano tutte e due cose impossibili.
«In ogni caso questo è un mio problema.»
L’avvocato aveva fatto una pausa dalla quale era uscito togliendosi gli occhiali scuri. Si era piazzato davanti a lui con il piglio deciso dell’uomo che non ha paura né di dire né di fare.
Né di ammettere le proprie colpe.
«Padre McKean, io sono un uomo pratico e, qualunque sia la mia motivazione, il risultato è quello che conta e che nel tempo resta in evidenza. È mio desiderio che questa comunità non sia solo un’ipotesi ma diventi una realtà. E desidero che sia lei a occuparsene.»
«Io? Perché io?»
«Mi sono informato su di lei. E le mie informazioni hanno confermato quello che in realtà avevo intuito non appena l’ho vista in mezzo a quei ragazzi. Oltre a tutte le sue qualifiche, so che lei ha un grande ascendente e una grande capacità di comunicare con i giovani.»
Il sacerdote lo aveva guardato come se già stesse vedendo altrove.
L’avvocato, uomo che aveva imparato a conoscere gli uomini, aveva capito. Secondo la logica del suo lavoro, aveva voluto prevenire ogni possibile obiezione.
«Al denaro in massima parte provvederò io. Posso farle avere anche un contributo statale a fondo perduto.»
Gli aveva concesso un istante.
«E se le può interessare ho già parlato con delle persone all’arcidiocesi.
La cosa non avrebbe nessun tipo di obiezione. Può chiamare l’arcivescovo se non mi crede.»
Dopo un lungo colloquio con il cardinale Logan, aveva accettato e l’avventura era partita. La casa era stata ristrutturata ed era stato costituito un fondo per garantire a Joy una cifra mensile che potesse far fronte a gran parte delle spese. Grazie all’influenza dell’avvocato Lovito si era sparsa la voce e i primi ragazzi erano arrivati. E padre Michael McKean era lì ad aspettarli.
Dopo un poco era arrivato lui, trovando tutto perfetto nel suo quotidiano costante divenire. Anche se la perfezione non era di questo mondo e Joy non era un’isola abbastanza lontana per essere un’eccezione a questa regola.
La madre di Robin si era spenta come un fuoco abbandonato sulla spiaggia pochi mesi dopo l’inaugurazione, divorata dal suo stesso dolore.
L’avvocato se ne era andato l’anno successivo, stroncato da un infarto mentre lavorava quattordici ore al giorno per diventare padrone dell’intera piramide. Come spesso succede, aveva lasciato dietro di sé molto denaro e molta avidità. Alcuni lontani parenti erano emersi dalle nebbie dell’indifferenza e avevano impugnato il testamento che assegnava l’intero suo patrimonio a Joy. Le motivazioni della causa legale erano molteplici e diverse fra loro, ma avevano tutte lo stesso intento: quello di concedere agli attori della causa di mettere le mani sul denaro. E in attesa del verdetto, ogni ulteriore emolumento alla comunità era stato congelato. Al presente, la sopravvivenza di Joy era un fatto difficile da pronosticare. Ma, nonostante l’amarezza, un valido motivo per lottare.