Era uscito dal confessionale pallido in viso e quando Paul, il parroco, era venuto a cercarlo era rimasto interdetto di fronte al suo aspetto sofferente.
«Che hai Michael, non ti senti bene?»
Aveva ritenuto inutile mentire. Inoltre dopo quell’esperienza non aveva davvero le forze necessarie a sostenere la messa di fronte ai fedeli di mezzogiorno. Il rito era un momento di gioia e di aggregazione e gli sembrava un peccato contaminarlo con ì pensieri che aveva dentro.
«No. A dirti la verità non mi sento bene per niente.»
«Okay. Vai a casa. Alla funzione ci penso io.»
«Ti ringrazio, Paul.»
Il parroco aveva ricevuto una visita di gente da fuori e gli aveva trovato un passaggio fino a Joy. Una persona che non conosceva e che si era presentata come Willy Del Carmine gli aveva indicato una grossa macchina della quale non ricordava quasi il colore. Per tutto il breve tragitto era rimasto in silenzio, guardando fuori dal finestrino, uscendo dai suoi pensieri solo per fornire le indicazioni al suo autista. Vece quasi fatica a riconoscere la strada che aveva già percorso mille volte.
Quando si era trovato nel cortile con il rumore dell’auto che si allontanava, si era accorto di non avere nemmeno ringraziato e salutato la persona che era stata così gentile con lui.
John era in giardino e vedendo la macchina arrivare lo aveva raggiunto. Era un uomo di una sensibilità non comune e con una capacità ancora più acuta di leggere dentro alle persone.
Padre McKean sapeva che avrebbe capito che qualcosa non andava.
Già lo aveva percepito dal tono della sua voce, quando da Saint Benedict aveva avvisato che stava per rientrare. A conferma dell’opinione che aveva di lui, John si era avvicinato come se avesse timore di essere inopportuno.
«Tutto bene?»
«Tutto bene, John. Ti ringrazio.»
Il suo collaboratore non aveva insistito oltre, confermando un’altra delle sue qualità, la discrezione. Si conoscevano troppo bene, ormai.
Sapeva che John era fiducioso che, quando fosse stato tempo e luogo, il suo amico Michael McKean si sarebbe aperto con lui. Non poteva sapere che questa volta era del tutto diverso.
Il problema era insormontabile.
Ed era la causa di un’angoscia che provava per la prima volta nella sua vita. In passato aveva raccolto le confidenze di altri sacerdoti ai quali era successo, in confessione, di sentirsi raccontare crimini. Adesso capiva il loro turbamento, il sentirsi umanamente in conflitto con il loro ruolo di ministri della Fede e della Chiesa che avevano scelto di servire.
Il sigillo sacramentale era inviolabile. Perciò era proibito a ogni confessore di tradire chiunque si confidasse all’interno di un confessionale.
In nessun caso e in nessun modo.
La violazione non era permessa neppure in caso di minaccia di morte del confessore o di altri. Il sacerdote che si trovava a violare il segreto confessionale incorreva automaticamente nella scomunica definita latae sententiae, che poteva essere tolta solo dal Papa. E difficilmente il Pontefice, nel corso del tempo, lo aveva fatto.
Se il peccato consisteva in un atto criminale, il confessore poteva suggerire o imporre al penitente, come condizione indispensabile per l’assoluzione, che si costituisse alle autorità civili. Non poteva fare altro e soprattutto non poteva informare lui stesso gli organi inquirenti neppure in modo indiretto.
C’erano casi in cui una parte della confessione poteva essere rivelata ad altri, ma sempre col permesso della persona interessata e sempre senza rivelarne l’identità. Questo valeva per alcuni peccati, che non potevano essere perdonati senza l’autorizzazione del vescovo o del Papa. Tutto questo, tuttavia, prevedeva una cosa determinante. La richiesta di assoluzione era conseguente al pentimento, al desiderio di liberare l’anima da un peso insostenibile. In quel caso, padre McKean non si trovava di fronte né all’una né all’altro.
Un uomo aveva dichiarato guerra alla società.
Distruggendo e mietendo vittime, spargendo lacrime e dolore e disperazione. Con la determinazione del dio che nel suo deliquio sosteneva di essere, il dio che distruggeva città e annientava gli eserciti, quando ancora la legge era quella dell’occhio per occhio e dente per dente.
Dopo quell’accenno di conversazione nel cortile con John, per non doversi addentrare oltre in difficili spiegazioni, si era avviato verso la cucina. Per quanto gli era stato possibile, si era messo la sua maschera migliore ed era entrato in casa per pranzare con i ragazzi, che erano stati lieti di averlo a tavola per quella piccola festa domenicale.
Qualcuno di loro non si era fatto ingannare. La signora Carraro per prima. E nel caos di risate e commenti e scherzi intorno alla tavola, un paio di ragazzi avevano capito. Katy Grande, una ragazza di diciassette anni con un buffo naso cosparso di efelidi e Hugo Sael, un altro degli ospiti di Joy dotato di una particolare attenzione al mondo che lo circondava, lo avevano guardato ogni tanto con un’aria interrogativa, come chiedendosi dove si fosse nascosto il padre McKean che conoscevano.
Nel pomeriggio, mentre erano quasi tutti in giardino a vivere quella splendida giornata di sole, li avevano raggiunti Vivien e Sundance. Se la ragazza era dispiaciuta che la piega degli eventi avesse costretto le autorità a rinviare il concerto non lo aveva dato a vedere. Era serena e pareva felice di essere tornata a Joy.
Lei e la sua giovane zia sembravano molto più unite di quando il giorno prima Vivien era salita a prenderla. L’imbarazzo fra loro sembrava dissolto e pareva che quel difficile rapporto avesse intrapreso un viaggio verso un posto diverso. Ma soprattutto in un modo diverso.
Questa impressione gli era stata confermata quando Vivien, con parole che rasentavano l’euforia, gli aveva riferito quello che era successo con la nipote, di quella nuova ritrovata confidenza e unione, che tutti loro avevano inseguito con ansia e conseguito a fatica nel corso del tempo.
Adesso, alla luce del sole e di un giorno nuovo, si rendeva conto di quanto fosse stato poco gratificante verso quell’entusiasmo il suo comportamento del giorno prima. Non aveva potuto fare a meno di continuare a informarsi con la detective della tragedia della 10ma Strada, delle sue conseguenze e delle sue implicazioni, cercando in modo quasi ossessivo di capire se nelle mani della Polizia c’era una traccia, un collegamento, un’idea su chi potesse avere compiuto quella strage. Con la tentazione repressa a stento di appartarsi con lei e di riferirle quello che era accaduto e tutte le informazioni che erano in suo possesso.
Adesso si rendeva conto che aveva avuto le risposte che poteva avere, alla luce del fatto che tutto era ancora in divenire e che qualunque informazione fosse in possesso di Vivien, in quanto membro della Polizia, era oggetto di una riservatezza legata alle indagini in corso.
Ognuno aveva i suoi segreti confessionali. E ognuno doveva reggerne il peso, per la responsabilità che si era assunto nel momento in cui aveva pronunciato i suoi voti. Laici o religiosi che fossero.
Ego sum Alpha et Omega…
Padre McKean guardò dalla finestra quel paesaggio verde e azzurro di primavera che di solito lo riempiva di pace. E che adesso ritrovava quasi ostile, come se l’inverno fosse tornato non per quello che c’era fuori ma per gli occhi con cui lo guardava adesso. Dopo che si era alzato dal letto come un sonnambulo, aveva fatto una doccia, si era vestito e aveva detto le sue preghiere con un fervore nuovo. Poi si era aggirato per la stanza, stentando a riconoscere gli oggetti che aveva intorno. Cose povere, familiari, oggetti di tutti i giorni, che se pure rappresentavano le difficoltà quotidiane della sua vita, parevano d’un tratto appartenere a un tempo felice perduto per sempre.