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Bussarono alla porta.

«Sì?»

«Michael, sono John.»

«Entra.»

Padre McKean se lo aspettava. Di solito al lunedì mattina avevano sempre una riunione per discutere delle attività e degli obiettivi della settimana. Era un momento difficile ma anche di gratificante impegno e di lotta contro le avversità, alla luce del fine comune che la piccola comunità di Joy si era prefissa. Tuttavia quel giorno il suo factotum entrò con l’aria di chi avrebbe voluto trovarsi in un altro posto e in un altro tempo.

«Scusa se ti disturbo ma c’è una cosa della quale devo assolutamente discutere con te.»

«Nessun disturbo. Che succede?»

L’uomo ritenne opportuno un breve preambolo, date la confidenza e la stima che c’erano fra loro.

«Mike, non so che cosa ti sia successo ma sono certo che a tempo debito mi metterai al corrente. E mi dispiace venire qui a seccarti adesso.»

Per l’ennesima volta il reverendo McKean si rese conto del grande tatto di John Kortighan e di quanto era fortunato ad avere una persona del suo calibro nello staff di Joy.

«Non fa niente, John. Nulla di importante. Passerà presto, credimi.

Dimmi tu, piuttosto.»

«Abbiamo dei problemi.»

A Joy c’erano sempre dei problemi, di varia natura. Con i ragazzi, con il denaro, con certi collaboratori, con le tentazioni del mondo esterno. Ma quelli che erano stampati sul viso di John sembravano nuovi e particolarmente importanti.

«Ho parlato con Rosaria, stamattina.»

Rosaria Carnevale era una parrocchiana di Saint Benedict, di chiara origine italiana, che abitava a Country Club ma che dirigeva una filiale della M&T Bank a Manhattan, quella che si occupava degli interessi economici della comunità e della gestione del patrimonio lasciato dall’avvocato Barry Lovito.

«Che dice?»

John riportò quello che non avrebbe mai voluto dire.

«Dice che ha fatto i salti mortali, durante la causa in corso, per continuare a farci avere il versamento mensile che lo statuto prevede. Ma adesso, su istanza dei presunti eredi dell’avvocato, ha ricevuto una nuova ingiunzione dal tribunale. I pagamenti sono sospesi sino alla sentenza e alla risoluzione della vertenza in corso.»

Questo significava che fino a quando il giudice non si fosse pronunciato, a parte il contributo dello Stato di New York, la principale forma di sostentamento della comunità sarebbe venuta a mancare. Per le sue notevoli necessità, Joy avrebbe dovuto, da quel momento in poi, fare affidamento sulle sue sole forze e sulle offerte spontanee della gente di buon cuore.

Padre McKean guardò di nuovo fuori dalla finestra, pensieroso, in silenzio. Quando parlò, per la prima volta John Kortighan sentì lo sconforto nella sua voce.

«Quanto abbiamo in cassa?»

«Poco o niente. Se fossimo una società direi che siamo alla bancarotta.»

Il sacerdote si girò e un piccolo sorriso senza colore fiorì sulle sue labbra.

«Stai tranquillo, John. Ce la caveremo. Come abbiamo sempre fatto.

Anche questa volta ce la caveremo.»

Tuttavia nel suo tono non c’era traccia della sicurezza e della fiducia ostentate, come se avesse detto quelle parole più per illudere se stesso che convincere la persona con cui stava parlando.

John sentì il freddo della realtà impadronirsi a poco a poco dell’aria della stanza.

«Va bene. Ti lascio. Delle altre cose possiamo parlare poi. Sono inezie in confronto a quello che ti ho appena detto.»

«Sì, John, vai pure. Ti raggiungo subito.»

«Okay, allora. Ti aspetto di sotto.»

Padre McKean vide il suo uomo di fiducia uscire e chiudersi delicatamente la porta alle spalle. Quello che gli dispiaceva era sapere che stava male per via della situazione, ma quello che lo feriva davvero era il sospetto di averlo deluso.

Io sono Dio…

Lui non lo era. Né desiderava esserlo. Lui era solo un uomo consapevole dei suoi limiti terreni. Fino a quel momento gli era bastato cercare di servirlo nel modo migliore possibile, accettando tutto quello che gli veniva offerto e tutto quello che gli veniva richiesto.

Ma adesso…

Prese il cellulare dalla scrivania e dopo una breve ricerca sulla rubrica compose il numero dell’arcidiocesi di New York. Qualche squillo di troppo per la sua impazienza e quando una voce dall’altra parte rispose, si qualificò con il centralinista.

«Sono il reverendo Michael McKean della parrocchia di Saint Benedict, nel Bronx. Sono anche il responsabile di Joy, una comunità di recupero di ragazzi che hanno avuto problemi con la droga. Vorrei parlare con l’ufficio dell’arcivescovo.»

Di solito le sue presentazioni erano molto più stringate ma aveva preferito mettere sulla bilancia il carico pesante perché la sua chiamata fosse inoltrata subito.

«Un attimo, padre McKean.»

Il centralinista lo mise in attesa. Pochi secondi dopo una voce lo raggiunse. Una voce giovane e garbata.

«Buongiorno, reverendo. Sono Samuel Bellamy, uno dei collaboratori del cardinale Logan. In cosa posso esserle utile?»

«Ho bisogno di parlare quanto prima con Sua Eminenza. Di persona. Mi creda, si tratta di una questione di vita o di morte.»

Doveva aver trasmesso in maniera molto efficace la propria angoscia al suo interlocutore, perché nel tono della risposta c’era sincero rammarico, oltre a un accenno di preoccupazione.

«Purtroppo il cardinale è partito stamattina per un breve soggiorno a Roma. Sarà nella Santa Sede a colloquio con il Pontefice. Non sarà di ritorno prima di domenica.»

Michael McKean si sentì di colpo perduto. Una settimana. Aveva sperato di poter condividere il peso della sua pena con l’arcivescovo, avere un consiglio, una direttiva. Il miracolo di una dispensa non poteva essere nemmeno lontanamente ipotizzato, ma il conforto del parere di un superiore in quel momento gli era indispensabile.

«Posso fare qualcosa io, reverendo?»

«No, purtroppo. L’unica cosa che le chiedo è di farmi avere un appuntamento con Sua Eminenza il più presto possibile.»

«Per quello che è nelle mie possibilità, le garantisco che sarà fatto. Sarà mia cura avvertirla personalmente presso la sua parrocchia.»

«La ringrazio.»

Padre McKean chiuse la comunicazione e si sedette sul bordo del letto, sentendo il materasso cedere sotto il peso del suo corpo. Per la prima volta da che aveva deciso di prendere i voti, si sentì veramente solo. E come qualcuno che aveva insegnato al mondo l’amore e il perdono, per la prima volta gli venne da chiedere a Dio, l’unico e il vero, perché lo aveva abbandonato.

CAPITOLO 20

Vivien uscì dal Distretto e si diresse verso la macchina. La temperatura era rinfrescata. Il sole che al mattino sembrava intoccabile, adesso stava combattendo con un vento arrivato da ovest senza preavviso. Nuvole e ombre si contendevano il cielo e la terra. Sembrava il destino annunciato di quella città: correre e rincorrere senza mai riuscire in realtà ad afferrare nulla.

Trovò Russell Wade nel posto esatto in cui gli aveva dato appuntamento.

Vivien non era ancora riuscita a farsi un’idea di quell’uomo. Tutte le volte che ci provava, arrivava uno scarto imprevisto, qualcosa di inatteso e di improbabile a falsare il quadro che si stava costruendo nella testa.