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Arrivarono altri due compagni di lavoro di Cathy, un uomo e una donna, entrambi di mezz’età, entrambi coi capelli riccioluti biondo-cherubino, entrambi leggermente sovrappeso. Lei li salutò alzando una mano. — Cambio di turno, stasera — osservò l’uomo. — Che fine ha fatto Hans?

— Hans è nella Città dei Fagioli — rispose Pseudo. Peter pensò che stesse aspettando da giorni di dire «Città dei Fagioli.» — A una video conferenza inter-attiva.

— Gesù — disse la donna. — Qui non sembra neanche lo stesso posto, senza Hans.

Hans pensò Peter. Hans, Hans. Ogni volta che sentiva fare il suo nome era come una pugnalata. Quella gente non aveva mai sentito parlare dei pronomi?

Il cameriere fece ritorno e depose un bicchierone di succo d’arancia ricostituito davanti a Cathy. La bottiglietta di Perrier e un bicchiere con una fetta di limone fissata sul bordo furono messi di fronte a Peter. Lui cambiò posto ai drink, pensando che per Cathy tutte le bevande non alcoliche dovevano essere la stessa cosa. Il cameriere prese le ordinazioni dei nuovi arrivati.

— E allora, voi due, come vi vanno le cose? — domandò l’uomo dai riccioletti biondo-cherubino, agitando vagamente una mano verso Peter e sua moglie.

Cathy sorrise. — Come sempre.

Perché lo domanda? s’insospettì Peter. Cosa sa? — Come al solito — le fece eco. — Tutto bene.

— Ti si vede continuamente alla TV, Peter — disse Pseudo. — Giri parecchio, eh? Vai da qualche parte nei prossimi giorni?

Non certo nella fottuta Città dei Fagioli pensò lui. — No — rispose. — Cioè, non lo so. Forse.

— Non facciamo mai progetti per il weekend, ma Peter viaggia spesso — disse Cathy. — Lui ha un padrone molto comprensivo. — Una risatina o due da parte di chi sapeva che Peter era il padrone della sua ditta. — Devo vedere un po’ come posso mettere d’accordo le vacanze e i miei programmi di lavoro. Adesso abbiamo questo grosso contratto con la Tourism Ontario.

La donna dai riccioletti biondi annuì con enfasi. Evidentemente quel lavoro era il centro della sua esistenza.

Il cameriere apparve con i drink. Nello stesso momento entrò nel locale Toby Baley, un altro dei colleghi di Cathy.

— Salve a tutti, gente — disse Toby. Accennò al cameriere che voleva la stessa cosa di Pseudo e prese una sedia. — Dov’è Hans?

— Boston — lo informò Peter, per non sentir dire un’altra volta «Città dei Fagioli.» Pseudo parve leggermente deluso.

— E Donna-Lee è andata con lui?

— No, per quel che ne so — rispose Pseudo.

— Allora qualche fichetta americana intascherà un paio di dollari canadesi, stanotte. Non credo che gliene chiederà più di uno al centimetro — disse Toby. Tutti ridacchiarono. Sembrava che fra loro la presenza di Hans si sentisse di più quando non c’era. Peter si scusò e andò alla toelette.

— Be’ — commentò Pseudo mentre Peter si allontanava, — suppongo che anche gli uomini ricchi e famosi facciano acqua, ogni tanto.

Peter s’irritò di quella battuta ma fece finta di non aver sentito, e scese la breve scala che portava nel seminterrato dove c’erano due eleganti toelette e un piccolo atrio coi videotelefoni a pagamento. Non aveva veramente bisogno di orinare, ma d’un tratto s’era sentito avido di un po’ di pace e tranquillità, di una pausa per placare i suoi sentimenti. Era come se tutti lo stessero prendendo in giro. Era come se tutti sapessero.

È chiaro che lo sanno si disse. Lui stesso aveva sentito fin troppe volte Hans vantarsi, in passato. Cristo, probabilmente tutti avevano l’elenco completo delle sue conquiste.

Si appoggiò con le spalle al muro, accanto a un telefono. Una bionda della Molson’s Canadian gli sorrideva da un poster sulla parete opposta. Andarsene dal tavolo era stato un errore.

Ma, un momento… se i colleghi di Cathy sapevano tutto, senza dubbio lo sapevano da mesi. Era trascorso un bel po’ da quando Cathy e Hans avevano avuto quel loro primo incontro nel parcheggio della Doowap Advertising. Peter cercò di ricordare l’ultima volta che era venuto al The Bent Bishop, e la volta precedente. Nei loro discorsi c’era stato qualcosa da cui poter capire se lo sapevano? E adesso, si comportavano come prima o c’era qualcosa di diverso?

Lui non riusciva a capirlo. Tutto gli sembrava diverso, ormai. Tutto quanto.

Se lo sapevano, stare lì sotto i loro sguardi era umiliante. La sua vita privata messa in piazza. I suoi panni sporchi in pubblico.

Cristo, Hobson, una moglie bella è un problema, eh?

Ma dimmi una cosa: com’è che non sei capace di accontentarla tu?

Che Dio lo maledica.

La vita era stata così semplice, prima.

Allontanarsi dal tavolo era stato uno sbaglio.

Tornò di sopra, sedette e cercò di partecipare alla conversazione.

Avrebbe dovuto sopportare almeno per un’altra ora. Già, tutto come al solito. Guardò l’orologio. Altri sessanta dannati minuti. Sì, poteva farcela.

Forse.

Peter e Cathy scesero di macchina e s’avviarono alla porta della loro villetta, senza dir parola. Peter poggiò il pollice destro sullo scanner FILE e sentì lo scatto della serratura che si apriva. Quando furono nell’atrio si fermò per togliersi le soprascarpe. Davanti al piccolo armadietto sotto la specchiera erano allineate quattro paia di scarpe e di pantofole di Cathy.

— Devi proprio metterle qui in mezzo? — brontolò Peter, indicandole.

— Scusa — disse Cathy.

— Vorrei poter entrare in questa casa senza inciampare ogni volta sopra le tue scarpe.

— Scusami — disse ancora lei.

— Non hai quello scaffale portascarpe, in camera da letto?

— Le metterò là — disse lei.

Peter s’infilò un paio di pantofole imbottite e chiuse l’armadietto. — Io non lascio mai le mie per terra, qui in mezzo.

Cathy annuì.

Peter andò in soggiorno. — Computer… chiamate telefoniche — ordinò mentre accendeva la luce.

— Nessuna telefonata — disse una voce sintetica.

Lui andò verso il divano, raccolse un telecomando e sedette. Poi accese la TV e cominciò a passare da un canale all’altro, con l’audio azzerato.

— Il tuo amico pseudo-intellettuale era in forma, stasera — disse, con sarcasmo.

— Jonas — disse Cathy. — Si chiama Jonas.

— Cosa Cristo me ne importa del suo fottuto nome?

Cathy sospirò e andò in cucina a farsi un po’ di the.

Peter sapeva di comportarsi come un idiota. Non avrebbe voluto essere così. Aveva sperato che quella sera tutto sarebbe andato meglio, aveva sperato che la loro vita sarebbe tornata quella di un tempo, con tutte le piccole cose di un tempo.

Ma un uovo rotto non poteva tornare sano.

Quella serata al The Bent Bishop l’aveva dimostrato.

Lui non avrebbe più potuto avere a che fare coi colleghi di Cathy. Anche senza la presenza di Hans, bastava la vista di quelle persone a ricordargli ciò che lei aveva fatto… ciò che Hans aveva fatto.

Nel silenzio della casa poteva sentire il tintinnio del cucchiaio, in cucina, mentre Cathy mescolava il the. Dopo qualche minuto disse, a voce alta: — Che fai, lì? Non vieni a sederti qui in soggiorno?

Lei apparve sulla porta, con espressione illeggibile.

Peter depose il telecomando e la guardò. Cathy stava cercando d’essere accomodante, faceva del suo meglio perché la situazione non degenerasse. Lui non avrebbe voluto mostrarsi iroso e sgarbato. Tutto ciò che voleva era che le cose fossero come prima.