Выбрать главу

— Forse — disse il simulacro. — Ricordi quando noi ci siamo tolti le tonsille?

— Che vuol dire «noi», uomo? Quello con le cicatrici sono io.

— Come ti pare. Ma il fatto è che ce le siamo tolte a ventidue anni. Un’età molto tarda per un’operazione del genere. Però avevamo sempre mal di gola e tonsilliti, finché il vecchio Dr. DiMaio disse che limitarsi a curare i sintomi non era più la cosa migliore. A quel punto bisognava agire sulla causa.

— Ma se invece… — La voce di Peter era tesa. — Ma se invece fossi io la causa dell’infedeltà di Cathy? Ricordi l’ultima volta che abbiamo parlato con Colin Godoyo? Lui ha detto che tradire sua moglie era un modo di gridare aiuto.

— Per favore, Peter. Entrambi sappiamo che queste sono scemenze.

— Non sono tanto sicuro che tu e io siamo degli esperti.

— Comunque, io sono sicuro che Cathy penserebbe che sono scemenze.

— Me lo auguro.

— Tu e Cathy avevate un buon rapporto matrimoniale… questo lo sai. Non è crollato per cause interne; è stato aggredito dall’esterno.

— Suppongo di sì — disse Peter. — Ma sono mesi che rivango il passato… per capire se in qualche modo siamo stati noi a fare un errore di qualche genere.

— E ne hai trovato uno? — domandò il simulacro.

— No.

— È naturale che non l’hai trovato. Tu hai cercato d’essere un buon marito… e Cathy era una buona moglie. Entrambi avete fatto il possibile perché il vostro fosse un matrimonio solido. Ciascuno si è interessato al lavoro dell’altro. Nessuno dei due ha tentato di impedire che l’altro realizzasse i suoi sogni. Avete sempre parlato liberamente e apertamente di tutto.

— Però — disse Peter, — vorrei essere più sicuro di questo. — Fece una pausa. — Tu ricordi Perry Mason? Non la serie televisiva con Raymond Burr, ma quel breve tentativo con altri attori che fu girato negli anni Settanta. Lo ricordi? È stato ritrasmesso dalla A&T alla fine degli anni Novanta. Nella parte di Hamilton Burger c’era Harry Guardino. Ricordi quella versione?

Il simulacro ci pensò qualche momento. — Sì. Non era granché.

— In effetti faceva schifo — disse Peter. — Ma la ricordi?

— Sì, ti ho detto.

— E ricordi l’attore che impersonava Perry Mason?

— Sicuro. Era Robert Culp.

— Cerca di rivederlo dentro di te. Lo visualizzi mentre parla in tribunale? Ricordi come agiva in quella serie?

— Sì.

Peter batté un pugno sulla scrivania.

— Robert Culp non ha mai fatto Perry Mason. Quello era Monty Markham.

— Sul serio?

— Sì. Anch’io ero convinto che fosse Culp, finché non ho letto un articolo sulla carriera di Markham sullo Star di ieri. Recita qui a Toronto in Dodici Uomini Arrabbiati, al Royal Alex. Ma tu hai presente la differenza fra questi due attori, Culp e Markham?

— Sicuro — disse il simulacro. — Culp ha fatto La Spia, e Il Più Grande Eroe Americano. E anche, lasciami pensare, Bob e Carol e Ted e Alice. Un attore di classe.

— E Markham?

— Un buon caratterista. Mi è sempre piaciuto. Non ha mai recitato in cose di successo, però è stato in Dallas per più di un anno, mi pare, no? E intorno al 2000 ha fatto quella commedia brillante con James Carey, piuttosto insipida.

— Proprio così — disse Peter. — Lo vedi? Entrambi abbiamo un ricordo, e anche piuttosto nitido, di Robert Culp che recitava in una parte girata invece da Monty Markham. Ora mentre ne parliamo, ovviamente, tu stai correggendo quel ricordo, e scommetto che adesso visualizzi Markham nel ruolo di Perry Mason. È questo il modo in cui la memoria funziona: del passato noi salviamo soltanto quei dati che bastano per poter ricostruire i fatti. Salviamo per il futuro le pietre miliari, registriamo i pezzi basilari delle informazioni, con una nota in calce su come interpretarli. Poi, quando abbiamo bisogno di un ricordo, lo ricostruiamo… e spesso con molti errori o pezzi che provengono da altri ricordi.

— E con ciò, qual è il punto? — chiese il simulacro.

— Il punto, mio caro fratello, è questo: quanto sono accurati i nostri ricordi? Noi richiamiamo alla mente i fatti che hanno portato al tradimento di Cathy, e troviamo noi stessi esenti da ogni colpa. Tutti i pezzi combaciano, tutto trova conferma. Ma è accurato? In qualche modo che noi abbiamo deciso di non ricordare, in qualche momento che abbiamo cancellato, con qualche atto amputato nella sala operatoria dei nostri neuroni, non siamo stati noi a spingerla nelle braccia di un altro uomo?

— Secondo me — disse il simulacro, — se tu sei capace di introspezione al punto di farti una domanda simile, sai già che la risposta è probabilmente no. Tu sei un uomo che usa il cervello, Peter, se posso dire questo di me stesso.

Ci fu una lunga pausa di silenzio. — Non ti sono stato di molto aiuto, vero? — disse il simulacro.

Peter ci pensò. — Anzi, al contrario. Ora mi sento un po’ meglio. Parlarne mi è stato d’aiuto.

— Anche se praticamente è stato come parlarne a te stesso? — chiese il simulacro.

— Sì, anche così.

Capitolo ventitreesimo

Una delle rare mattine di sole alla metà di novembre, con la luce che entrava a fiotti dalle veneziane semiaperte.

Seduto in cucina Hans Larsen stava facendo colazione con un paio di toast alla marmellata d’arancia e caffè. Sua moglie Donna-Lee, nell’atrio, s’era piegata in avanti per sistemarsi meglio le scarpe con cui stava uscendo, in pelle nera con dodici centimetri di tacco.

In quella posa Hans la percorse con lo sguardo, dalla scollatura alle caviglie: i seni di forma perfettamente conica che tendevano la camicetta di seta rossa, e la curva delle natiche messa in risalto dall’aderente gonna nera di pelle, troppo spessa per rivelare l’elastico degli slip sotto di essa.

Era un bel pezzo di femmina, pensò Hans, e sapeva come vestirsi per mettere in risalto le sue forme. Questo era, ovviamente, il motivo per cui l’aveva sposata. Una moglie a cui piaceva piacere, il tipo che fa voltare gli uomini per la strada. Il tipo che un vero uomo voleva per sé.

Masticò un boccone di toast e lo buttò giù con un sorso di caffè. Quella notte, dopo averla raggiunta nel letto, le avrebbe fatto il servizio. A lei piaceva essere svegliata e presa, calda di sonno. Questo perché lui non sarebbe rientrato fino a tardi, e ovviamente non senza una delle solite ottime scuse. Uscito dal lavoro avrebbe fatto una visita alla dolce Melanie, non bella quanto Donna-Lee ma molto più vacca. No, un momento… a Melanie toccava l’indomani. Quel giorno era mercoledì. Il mercoledì sera lui si vedeva con Nancy. Meglio ancora. Nancy aveva due tette per cui un maschio avrebbe potuto morire.

Donna-Lee andò a controllarsi — profilo destro, profilo sinistro — allo specchio dell’appendiabiti, nell’ingresso. Fece alcune smorfie per spandere meglio il rossetto rosa sulle labbra, e si girò a dirgli: — Io vado. Ci vediamo più tardi.

Hans agitò il toast verso di lei. — Non dimenticare che stasera farò tardi. Cenerò in centro, poi rientrerò in ufficio per la riunione di lavoro fin verso le dieci.

Lei annuì, gli rivolse un sorriso radioso e uscì. Non c’era pericolo che si dimenticasse la carta di credito, dannazione.