Rosemund ha obbedito con riluttanza.
— Sir Bloet ha portato a mia nipote una spilla nuziale su cui ci sono delle parole nella lingua romana — ha dichiarato Lady Imeyne, non appena Rosemund è uscita, guardandomi con aria di trionfo. — Lei ne ha decifrato il significato e questa notte in chiesa ha pronunciato le parole della messa prima che il prete le dicesse.
— Chi ti ha insegnato a leggere? — mi ha domandato l'inviato del vescovo, con voce impastata a causa del vino.
Ho pensato di insistere sul fatto che era stato Sir Bloet a dirmi il significato di quelle parole, ma ho avuto paura che lui potesse negarlo.
— Non lo so — ho replicato. — Non ho memoria della mia vita da quando sono stata assalita nel bosco, perché mi hanno colpita alla testa.
— All'inizio ha parlato in una lingua che nessuno sapeva comprendere — ha insistito Imeyne, come se questa fosse un'ulteriore prova e senza che io riuscissi a capire se stava cercando di dimostrare che ero colpevole di qualcosa o in che modo l'inviato del vescovo potesse entrare in quella faccenda. — Santo padre, quando ci lascerai andrai a Oxenford? — ha chiesto poi.
— Si — ha risposto lui, in tono cauto. — Ci fermeremo qui soltanto pochi giorni.
— Allora vorrei che la portassi con te e la lasciassi presso le buone sorelle di Godstow.
— Noi non andiamo a Godstow — ha replicato l'inviato, ma era evidente che stava cercando una scusa perché il monastero è a meno di sette chilometri da Oxford. — Però al mio ritorno chiederò al vescovo se sa qualcosa di questa donna e ti farò informare.
— Scommetto che è una suora perché parla il latino e conosce i passaggi della messa — ha insistito Imeyne, — quindi vorrei proprio che la portassi al convento, in modo che le sorelle possano indagare presso gli altri conventi per scoprire chi possa essere.
L'inviato del vescovo è parso più nervoso che mai ma ha acconsentito, quindi mi resta tempo soltanto fino alla sua partenza. Lui ha parlato di pochi giorni, e con un po' di fortuna non partirà prima della Strage degli Innocenti, comunque ho intenzione di mettere Agnes a letto e di parlare con Gawyn il più presto possibile.
22
Kivrin lottò fin quasi all'alba per mettere a letto Agnes. L'arrivo dei «tre re», come lei continuava a chiamarli, l'aveva svegliata completamente e adesso rifiutava anche soltanto di sdraiarsi per timore di lasciarsi sfuggire qualcosa, sebbene fosse manifestamente esausta.
La bambina tallonò Kivrin mentre lei cercava di aiutare Eliwys a portare in tavola il cibo per il banchetto e continuò a lamentarsi di avere fame, ma quando i tavoli furono finalmente pronti e il banchetto ebbe inizio rifiutò di mangiare anche un solo boccone.
Kivrin non aveva tempo di discutere con lei, perché c'erano portate su portate che continuavano ad affluire dalle cucine attraverso il cortile, vassoi di cacciagione e di maiale arrosto e un'enorme pasticcio da cui Kivrin si aspettava quasi di veder volare fuori dei merli quando la crosta venne tagliata. Secondo il prete della Santa Chiesa Riformata, il digiuno veniva osservato nel medioevo fra la messa di mezzanotte e la messa alta di Natale ma qui tutti, compreso l'inviato del vescovo, stavano mangiando di gusto fagiano e oca arrosto e coniglio ripieno con sugo di zafferano. E bevevano. I «tre re» continuavano a chiedere altro vino.
In realtà avevano già bevuto anche troppo. Il monaco cominciava a fissare Maisry con aria lasciva e il segretario, che era già ubriaco al suo arrivo, era quasi sotto il tavolo, mentre l'inviato del vescovo stava bevendo più di chiunque altro, e segnalava ogni pochi minuti a Rosemund di portargli la brocca del waissail con gesti che si facevano sempre più ampi e meno precisi.
Bene, pensò Kivrin. Forse si ubriacherà a tal punto che si dimenticherà di aver promesso a Lady Imeyne di accompagnarmi al monastero di Godstow.
Portò quindi da bere a Gawyn nella speranza di avere l'opportunità di chiedergli dove fosse il sito, ma lui stava scherzando in compagnia di alcuni uomini di Sir Bloet, che chiesero altra birra e altra carne. Quando infine riuscì a tornare da Agnes, la bambina era profondamente addormentata con la testa sprofondata nella cuffietta, quindi lei la prese in braccio con cautela e la portò di sopra nella stanza di Rosemund. La porta si aprì mentre stavano ancora salendo.
— Lady Katherine — disse Eliwys, che aveva le braccia piene di coltri, — sono grata che tu sia qui perché mi serve il tuo aiuto.
Agnes si mosse fra le braccia di Kivrin.
— Va' a prendere le lenzuola di lino nel solaio — continuò Eliwys. — Gli inviati del vescovo dormiranno in questo letto mentre la sorella di Sir Bloet e le sue donne si sistemeranno nel solaio.
— E io dove dormirò? — chiese Agnes, contorcendosi per scendere dalle braccia di Kivrin.
— Noi dormiremo nel granaio — le spiegò Eliwys, — ma dovrai aspettare finché avremo preparato tutti i letti. Va' a giocare, Agnes.
La bambina non aveva certo bisogno di essere incoraggiata e si avviò saltellando giù per le scale, agitando le braccia per far tintinnare la campanella.
— Porta queste nel solaio — ordinò Eliwys a Kivrin, porgendole le coltri, — poi va' a prendere il copriletto di pelo bianco che si trova nella cassapanca intagliata di mio marito.
— Per quanto tempo pensi che l'inviato e i suoi uomini si fermeranno qui? — domandò Kivrin.
— Non lo so — replicò Eliwys, che appariva preoccupata, — ma prego che non sia per più di una quindicina di giorni, altrimenti non avremo carne a sufficienza. Bada di non dimenticare i capezzali buoni.
Quindici giorni erano un tempo più che sufficiente, che superava abbondantemente la data del recupero, e di certo quei tre non avevano l'aria di andare da nessuna parte. Quando Kivrin tornò dal solaio con le lenzuola l'inviato del vescovo era addormentato sul seggio alto e stava russando sonoramente, il suo segretario aveva i piedi sulla tavola e il monaco aveva bloccato in un angolo una delle dame di compagnia del seguito di Sir Bloet e stava giocherellando con il suo fazzoletto da collo. Gawyn non si vedeva da nessuna parte.
Lei consegnò le lenzuola ad Eliwys e si offrì di portare nel granaio coltri e pagliericci.
— Agnes è molto stanca — spiegò, — e vorrei metterla a letto al più presto.
Eliwys annuì con aria distratta, picchiando contro uno dei pesanti capezzali per incastrarlo, quindi Kivrin scese dabbasso e uscì in cortile. Gawyn non era nella stalla e neppure nella birreria, e lei indugiò nelle vicinanze delle latrine fino a quando due ragazzi con i capelli rossi ne emersero e la guardarono con curiosità, poi andò nel granaio. Forse Gawyn si era di nuovo appartato con Maisry o magari era andato ad unirsi alle celebrazioni della gente del villaggio, in pieno svolgimento sulla piazza… poteva sentire le risa mentre cospargeva di paglia lo spoglio pavimento di legno del solaio del granaio.
Quando ebbe finito sistemò pellicce e trapunte sulla paglia e uscì, incamminandosi lungo il passaggio che portava in piazza nella speranza di incontrare Gawyn. La gente dei villaggio aveva acceso un falò davanti alla porta della chiesa ed era adesso raccolta intorno ad esso, scaldandosi le mani e bevendo da grandi corni. Da dove si trovava non faticò a distinguere il volto arrossato del padre di Maisry e del castaldo alla luce del fuoco, ma non scorse quello di Gawyn.
Lui non era neppure nel cortile, ma vi trovò Rosemund ferma accanto alle porte, avvolta nel mantello.
— Cosa stai facendo qui fuori al freddo? — le chiese.
— Sto aspettando mio padre — replicò Rosemund. — Gawyn mi ha detto che dovrebbe arrivare prima che faccia giorno.
— Hai visto Gawyn?
— Sì. È nella stalla.
— Fa troppo freddo per aspettare qui fuori — continuò Kivrin, scoccando un'occhiata ansiosa in direzione della stalla. — Devi rientrare in casa, e io dirò a Gawyn di venire a chiamarti non appena arriva tuo padre.
— No, aspetterò qui — insistette Rosemund, con un lieve tremito nella voce. — Lui ha promesso che sarebbe venuto da noi per Natale.