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Non era riuscito a contattare neppure un tecnico e tanto meno a persuaderne uno a venire ad Oxford, e non aveva trovato Basingame. Lui e Finch avevano telefonato ad ogni hotel della Scozia, a ogni locanda e a ogni affittuario di cottage, e William aveva ottenuto l'estratto del conto bancario di Basingame, ma su di esso non figuravano acquisti di attrezzature da pesca in nessuna remota località scozzese come invece aveva sperato Dunworthy, e non figuravano addirittura spese di sorta dopo il quindici di dicembre.

Intanto il sistema telefonico stava andando in crisi in maniera sempre più massiccia e definitiva. Il video era di nuovo disattivato e la voce computerizzata che annunciava l'intasamento delle linee a causa dell'epidemia compariva dopo la composizione di appena due numeri quasi ad ogni telefonata che si cercava di fare.

La preoccupazione di Dunworthy per Kivrin si trasformò progressivamente in un peso schiacciante… come se la stesse portando dentro si sé… a mano a mano che lui componeva e ricomponeva numeri telefonici e aspettava ambulanze e ascoltava le lamentele della Signora Gaddson. Andrews non aveva più richiamato, o se l'aveva fatto non era riuscito ad ottenere la linea, e Badri continuava a mormorare senza posa parole sconnesse che si riferivano alla morte mentre le infermiere trascrivevano con cura ogni sua parola intellegibile su pezzi di carta, e intanto che aspettava che i tecnici o i centri di pesca rispondessero alle sue chiamate Dunworthy studiava senza posa quelle annotazioni alla ricerca di qualche indizio. «Nera», aveva detto Badri, e anche «laboratorio» ed «Europa».

La situazione telefonica peggiorò ulteriormente: adesso la voce registrata interferiva al primo numero e parecchie volte l'apparecchio restava addirittura muto, quindi per il momento Dunworthy rinunciò alle telefonate e si concentrò sulle tabelle dei contatti. In qualche modo William era riuscito a mettere le mani sulle cartelle mediche riservate dell'SSN dei contatti primari e lui le analizzò alla ricerca di cure a base di radiazioni o di visite dal dentista. Uno dei contatti primari si era fatto fare una radiografia alla mascella, ma un esame più attento rivelò che questo era successo il ventiquattro, e cioè dopo l'inizio dell'epidemia.

Dunworthy si recò anche in infermeria per chiedere ai contatti primari che non erano in stato di delirio se avevano animali domestici o se di recente erano stati a caccia di anatre. Adesso i corridoi erano pieni di lettighe su ciascuna delle quali giaceva un paziente, i malati erano affollati a ridosso delle porte del Pronto Soccorso e di traverso davanti all'ascensore, tanto che era impossibile oltrepassarli per arrivarvi e Dunworthy dovette usare le scale.

L'infermiera bionda amica di William gli venne incontro sulla porta della Sezione d'Isolamento con indosso un camice bianco e una maschera di stoffa.

— Temo che non possa entrare — affermò, sollevando una mano guantata.

— Il Signor Chaudhuri è peggiorato? — chiese Dunworthy, convinto interiormente che Badri fosse morto.

— No, e pare addirittura che stia riposando un po' più tranquillamente, ma abbiamo esaurito i set di IPS. Da Londra hanno promesso di mandarcene una partita domani e il personale si sta adattando con indumenti di stoffa, ma non ne abbiamo a sufficienza anche per i visitatori — spiegò la ragazza, poi si sfilò di tasca un pezzo di carta e glielo porse, aggiungendo: — Ho scritto le sue parole, ma temo che per lo più fossero incomprensibili. Continua a ripetere il suo nome e quello di… Kivrin, si chiama così, giusto?

Dunworthy annuì, guardando il pezzo di carta.

— A volte aggiunge parole isolate, ma per lo più sono cose senza senso.

La ragazza aveva cercato di scrivere basandosi sui suoni che sentiva e aveva sottolineato le parole che era riuscita a capire. Badri aveva detto cose come «non posso» e «topi» e «così preoccupato».

Entro domenica mattina oltre la metà degli «ospiti» di Balliol erano costretti a letto e tutti quelli che non erano malati erano impegnati a curarli. Dunworthy e Finch avevano ormai rinunciato all'idea di organizzare delle corsie, anche perché avevano esaurito le brande pieghevoli, quindi si erano limitati a lasciare i malati nelle loro stanze oppure a trasferirli con tutto il letto nelle stanze di Salvin per evitare che gli infermieri improvvisati dovessero correre a destra e a sinistra fino a sfinirsi.

I suonatori di campane si ammalarono uno dopo l'altro e Dunworthy aiutò a sistemarli a letto nella vecchia biblioteca. La Signora Taylor, che era ancora in grado di camminare, insistette per andare a trovarli.

— È il meno che possa fare — dichiarò, con il respiro affannoso per lo sforzo di percorrere il corridoio, — dopo il modo in cui sono venuta loro meno.

Dunworthy l'aiutò ad adagiarsi sul materasso gonfiabile che William aveva portato fin là e la coprì con un lenzuolo.

— Lo spirito è forte — commentò, — ma la carne è debole.

Lui stesso si sentiva debole e spossato per la mancanza di sonno e le costanti sconfitte. Fra il bollire l'acqua per il tè e il lavare i pappagalli alla fine riuscì a raggiungere telefonicamente uno dei tecnici di Magdalen.

— È all'ospedale — lo informò sua madre, che appariva preoccupata e stanca.

— Quando si è ammalata? — domandò Dunworthy.

— Il giorno di Natale.

Dunworthy si sentì assalire dalla speranza: forse il tecnico di Magdalen era la fonte dell'epidemia.

— Che sintomi presenta sua figlia? — chiese in tono impaziente. — Mal di testa? Febbre? Disorientamento?

— Appendicite.

Entro martedì mattina gli «ospiti» malati erano ormai i tre quarti del totale. Come Finch aveva predetto rimasero senza lenzuola pulite e maschere regolamentari e, cosa più urgente, senza pillole termometriche, antimicrobici e aspirina.

— Ho cercato di chiamare l'Infermeria per averne degli altri — disse Finch, porgendo a Dunworthy una lista, — ma i telefoni sono tutti inattivi.

Dunworthy si recò a piedi fino all'Infermeria per ottenere le scorte mediche. La strada davanti al Pronto Soccorso era affollata da un groviglio di ambulanze, di taxi e di dimostranti che reggevano un grande cartello con la scritta «Il Primo Ministro Ci Ha lasciati Qui A Morire», e mentre lui cercava di farsi largo ed oltrepassava la soglia Colin ne uscì correndo. Come al solito era bagnato e con il naso rosso per il freddo, e aveva la giacca aperta.

— I telefoni non funzionano perché le linee sono in sovraccarico — annunciò. — Io faccio da messaggero — spiegò quindi, tirando fuori di tasca una manciata di fogli spiegazzati. — C'è qualcuno a cui vorrebbe che portassi un messaggio?

, pensò Dunworthy. A Basingame. Ad Andrews. A Kivrin.

— No — replicò.

— Allora vado — rispose Colin, infilandosi in tasca i messaggi già umidi. — Se sta cercando la prozia Mary la troverà al Pronto Soccorso perché sono appena arrivati cinque nuovi casi. Un'intera famiglia, e il neonato era morto.

E saettò via in mezzo all'ingorgo del traffico.

Dunworthy entrò a fatica nel Pronto Soccorso e mostrò la propria lista ad un paramedico, che lo indirizzò all'Approvvigionamento. I corridoi erano ancora affollati di lettighe, anche se adesso erano disposte per il lungo a ridosso delle pareti in modo da lasciare uno stretto passaggio nel mezzo. China su una delle lettighe c'era un'infermiera con maschera e camice rosa, intenta a leggere qualcosa a uno dei pazienti.

— Il Signore farà abbattere la pestilenza su di te — disse la donna, e Dunworthy si rese conto troppo tardi che si trattava della Signora Gaddson… lei però era così intenta a leggere che non sollevò lo sguardo. — Fino a quando non ti avrà consumato e sarai scomparso da questa terra.

La pestilenza si abbatterà su di te, ripeté mentalmente Dunworthy, e pensò a Badri.

— Sono stati i topi — aveva detto il tecnico. — Li ha uccisi tutti, ha ucciso mezza Europa.

Kivrin non può essere in mezzo all'imperversare della Morte Nera, rifletté, mentre svoltava il corridoio dell'Approvvigionamento. Andrews aveva detto che lo slittamento massimo mai verificatosi era stato di cinque anni… e nel 1325 la peste non era ancora cominciata neppure in Cina… e che le sole cose che non avrebbero provocato il blocco automatico della transizione erano lo slittamento e un errore delle coordinate. E Badri, quando era ancora in condizione di rispondere alle sue domande, aveva insistito di aver controllato le coordinate di Puhalski.