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Entrò all'Approvvigionamento, e siccome dietro il bancone non c'era nessuno suonò il campanello.

Ogni volta che lui glielo aveva chiesto, Badri aveva insistito che le coordinate dell'apprendista erano esatte, ma al tempo stesso le sue dita si erano mosse nervosamente sulle coltri, dattiloscrivendo senza posa nell'ottenere la verifica dei dati. Questo non può essere esatto. C'è qualcosa che non va.

Suonò ancora il campanello e da dietro gli scaffali sbucò un'infermiera, che ovviamente era già in pensione ed era stata richiamata in servizio a causa dell'epidemia dal momento che doveva avere almeno novant'anni e che la sua uniforme era ingiallita dal tempo anche se rigida per l'amido al punto da scricchiolare quando lei prese la lista.

— Ha un'autorizzazione per questi rifornimenti? — chiese la donna.

— No — rispose Dunworthy.

— Tutti gli ordini devono essere autorizzati dalla caposala — replicò lei, restituendogli la lista insieme ad un modulo di tre pagine.

— Noi non abbiamo una caposala — ribatté Dunworthy, cedendo all'irritazione, — e non abbiamo neppure una corsia. Abbiamo cinquanta malati in due dormitori e nessuna scorta di medicinali.

— In questo caso l'autorizzazione deve essere firmata dal dottore che ha in cura i pazienti.

— Il dottore in questione ha un'infermeria piena di pazienti di cui occuparsi e non ha il tempo di firmare autorizzazioni. C'è un'epidemia in corso!

— Ne sono perfettamente consapevole — ritorse l'infermiera, in tono gelido, — ma tutti gli ordini devono essere firmati dal medico responsabile.

E scomparve scricchiolando fra gli scaffali.

Dunworthy tornò al Pronto Soccorso ma Mary non c'era più e il paramedico gli disse di cercarla nella Sezione Isolamento… ma lei non era neppure lì. Per un momento Dunworthy prese in considerazione l'idea di contraffare la firma di Mary ma a parte la firma voleva vederla perché le voleva parlare del suo fallimento nel contattare i tecnici e nella ricerca di trovare un modo per aggirare Gilchrist e aprire la rete. Non riusciva neppure ad ottenere una semplice aspirina, ed era già il tre di gennaio.

Alla fine riuscì a rintracciare Mary nel laboratorio, intenta a parlare al telefono… a quanto pareva le linee erano di nuovo in funzione anche se il video era inattivo.

Mary comunque non lo stava guardando, perché il suo sguardo era fisso su una consolle il cui schermo mostrava l'immagine diramata delle tabelle dei contatti.

— Qual è esattamente la difficoltà? — stava domandando. — Aveva detto che sarebbe stato qui due giorni fa.

Seguì una pausa mente la persona celata dietro la neve che offuscava il video forniva una scusa di qualche tipo.

— Cosa significa che è stato mandato indietro? — esclamò Mary, incredula. — Qui ho un migliaio di persone malate di influenza.

Ci fu un'altra pausa durante la quale Mary dattiloscrisse qualcosa, facendo apparire una tabella diversa.

— Allora mandatelo di nuovo! — gridò poi. — Ne ho bisogno adesso! Qui ci sono persone che stanno morendo. Lo voglio qui per il… hello? Mi sente?

Lo schermo si spense e nel girarsi per premere il pulsante dell'apparecchio Mary si accorse di Dunworthy.

— Mi sente? — ripeté, mentre gli segnalava di entrare nell'ufficio. — Hello? — Poi sbatté giù il ricevitore con violenza. — I telefoni non funzionano, la metà del mio personale ha contratto il virus e gli analoghi non sono qui perché qualche idiota non ha permesso che entrassero nell'area di quarantena — commentò in tono rabbioso, poi sedette davanti alla consolle e si sfregò gli zigomi con le dita, aggiungendo: — Scusami, ma è stata una giornata piuttosto brutta. Questo pomeriggio ho avuto tre decessi, uno dei quali un bambino di sei mesi.

Aveva ancora il rametto di agrifoglio infilato nel bavero del camice, ma tanto il rametto quanto il camice avevano un'aria molto malconcia e lei appariva impossibilmente stanca, con gli occhi e la bocca segnati da linee profonde. Dunworthy si chiese quando fosse stata l'ultima volta che aveva dormito e se sarebbe stata in grado di ricordarselo nel caso che glielo avesse chiesto.

— Non ci si abitua mai all'idea di essere impossibilitati a fare qualsiasi cosa — aggiunse lei, passandosi ora le dita sugli occhi.

— No.

— Avevi bisogno di qualcosa, James? — chiese Mary, sollevando lo sguardo su di lui con l'aria di essersi resa conto soltanto adesso della sua presenza.

Non dormiva da chissà quando, era senza aiuti, aveva perso tre pazienti fra cui un bambino piccolo… aveva abbastanza problemi anche senza preoccuparsi per Kivrin.

— No — replicò Dunworthy, alzandosi in piedi e porgendole il modulo. — Mi serve soltanto la tua firma.

Lei firmò senza neppure guardare di cosa si trattava.

— Questa mattina sono andata da Gilchrist — disse, nel restituirgli il foglio.

Dunworthy si limitò a fissarla, troppo sorpreso e commosso per parlare.

— Volevo vedere se mi riusciva di convincerlo ad aprire la rete in anticipo. Gli ho spiegato che non c'era bisogno di aspettare che si fosse effettuata un'immunizzazione generale, che l'immunizzazione di una percentuale critica di portatori del virus elimina in maniera efficace i vettori di contagio.

— E nessuna delle tue argomentazioni ha avuto il minimo effetto su di lui.

— No. È assolutamente convinto che il virus sia venuto dal passato — sospirò Mary. — Ha tracciato dei diagrammi delle sequenze di mutazione ciclica dei myxovirus di Tipo A, e secondo tali diagrammi uno dei myxovirus di Tipo A esistenti nel 1318-19 era un H9N2 — spiegò, massaggiandosi di nuovo la fronte. — Di conseguenza non riaprirà la rete finché l'immunizzazione non sarà stata completata e la quarantena tolta.

— E quando sarà? — domandò Dunworthy, anche se ne aveva un'idea abbastanza precisa.

— La quarantena deve rimanere in vigore per sette giorni dal termine dell'immunizzazione o quattordici dal verificarsi dell'ultimo caso — rispose lei, come se gli stesse dando cattive notizie.

Ultimo caso… significava due settimane senza che si ammalasse nessun altro.

— Quanto ci vorrà per l'immunizzazione su scala nazionale?

— Non molto, una volta che avremo scorte sufficienti di vaccino. Per la Panepidemia ci sono voluti diciotto giorni.

Diciotto giorni, e questo dopo che fossero state fabbricate scorte sufficienti di vaccino. Voleva dire la fine di gennaio.

— Non è abbastanza presto — affermò.

— Lo so. Dobbiamo identificare in maniera inequivocabile la fonte dei virus, ecco tutto — replicò Mary, girandosi verso la consolle. — La risposta è qui, sai… stiamo semplicemente guardando nel posto sbagliato — proseguì, inserendo una nuova tabella. — Ho effettuato delle correlazioni alla ricerca di studenti di veterinaria, di contatti primari che vivano nelle vicinanze di uno zoo o in zone rurali. Questa è una tabella dei contatti secondari, vagliati alla ricerca di cacciatori e cose del genere, ma il contatto più vicino che uno qualsiasi di loro ha avuto con un uccello acquatico è stato mangiare oca durante il pranzo di Natale.

Richiamò le carte dei contatti, dove il nome di Badri figurava ancora per primo, e per un momento rimase a fissarle con la stessa espressione remota che Montoya aveva avuto nell'esaminare le ossa emerse nei suoi scavi.

— La prima cosa che un dottore deve imparare è a non essere troppo duro con se stesso se perde un paziente — commentò poi, e Dunworthy si chiese se si stesse riferendo a Kivrin oppure a Badri.

— Ho intenzione di far riaprire la rete — dichiarò.