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— Mi dispiace di averci messo tanto — disse il tecnico, e aggiunse qualcosa che si perse completamente nella statica.

— Non riesco a sentirla — gridò Dunworthy.

— Ho detto che ho avuto difficoltà ad avere la linea. I telefoni…

— Un'altra scarica di statica. — Ho effettuato i controlli dei parametri, usando tre diversi L/L e triangolando la… — Il resto andò perduto.

— Qual è stato lo slittamento massimo? — gridò Dunworthy.

— Sei giorni — rispose Andrews, in un momento di assoluta chiarezza della linea. — Questo con un L/L di… — Altra statica. — Ho effettuato alcune proiezioni statistiche e il massimo possibile per qualsiasi L/L con una circonferenza di cinquanta chilometri è risultato sempre di cinque anni.

La statica si levò ancora ruggente e la linea cadde.

Dunworthy posò il ricevitore. Sapeva che avrebbe dovuto sentirsi rassicurato ma non riusciva ad evocare in sé nessuna emozione. Gilchrist non aveva la minima intenzione di aprire la rete il sei gennaio, sia che Kivrin fosse lì per il recupero o meno. Allungò la mano per chiamare l'Ufficio Scozzese per il Turismo e in quel momento l'apparecchio suonò di nuovo.

— Parla Dunworthy — disse, socchiudendo gli occhi per scrutare lo schermo, ma l'immagine visiva era ancora soltanto un ammasso di neve.

— Chi? — chiese una voce femminile che suonava rauca o alticcia.

— Scusi, volevo chiamare… — mormorò poi, aggiungendo qualche altra cosa troppo indistinta per essere compresa, e lo schermo si spense.

Dunworthy attese un poco per vedere se l'apparecchio suonava ancora, poi andò nell'ala Salvin. La campana di Magdalen stava battendo l'ora e il suo suono sembrava quello di una campana a morto sotto la pioggia incessante. A quanto pareva anche la Signora Piantini aveva sentito la campana, perché era uscita in cortile in camicia da notte e stava sollevando solennemente le braccia secondo un ritmo che solo lei poteva sentire.

— Medio, sbagliato e in caccia — disse, quando Dunworthy cercò di riportarla dentro.

Finch apparve sulla soglia con aria preoccupata.

— Si tratta delle campane, signore — spiegò, afferrando la donna per l'altro braccio. — La mettono in agitazione. In queste circostanze, non credo che dovrebbero continuare a suonarle.

— Ogni uomo deve restare alla sua campana senza interruzione — disse in tono furioso la Signora Piantini, liberandosi con uno strattone dalla mano di Dunworthy.

— Sono assolutamente d'accordo — convenne Finch, serrandole il braccio con la stessa decisione con cui avrebbe afferrato una corda di campana e riportandola al suo giaciglio.

Colin arrivò di corsa, fradicio come al solito e quasi bluastro per il freddo, con la giacca aperta e la sciarpa grigia di Mary che gli penzolava inutilmente dal collo.

— È da parte dell'infermiere di Badri — disse, porgendo un messaggio a Dunworthy, poi aprì un pacchetto di tavolette dolci e se ne mise in bocca una azzurra.

Il messaggio era fradicio quanto lui e diceva «Badri chiede di lei», anche se la parola «Badri» era talmente sbiadita dall'acqua che si distingueva soltanto la B.

— L'infermiere ti ha detto se Badri sta peggio? — chiese Dunworthy.

— No, ha raccomandato soltanto di consegnarle il messaggio, e la prozia Mary vuole sapere quando verrà per la sua inoculazione. Ha aggiunto che non sa quando arriverà l'analogo.

Dunworthy aiutò Finch a rimettere a letto la Signora Piantini poi si affrettò a raggiungere l'Infermeria e a salire nella Sezione d'Isolamento, dove si trovò di fronte un'altra infermiera che non conosceva, questa volta una donna di mezz'età con i piedi gonfi che sedeva con gli arti dolenti puntellati sulla scrivania e intenta a guardare un video da tasca. Quando lo vide arrivare si affrettò a metterlo via e ad alzarsi.

— Lei è il Signor Dunworthy? — domandò, bloccandogli il passo. — La Dottoressa Ahrens la vuole vedere immediatamente dabbasso.

Lo disse in tono molto quieto, perfino gentile, tanto che lui credette che stesse cercando di risparmiarlo e non volesse fargli vedere cosa c'era nella stanza. Vuole che sia Mary a dirmelo, pensò.

— Si tratta di Badri, vero? È morto?

L'infermiera parve sinceramente sorpresa.

— Oh, no, oggi sta molto meglio. Non ha avuto il mio biglietto? Si è addirittura seduto.

— Seduto? — ripeté Dunworthy, fissando la donna e chiedendosi se stesse delirando per la febbre.

— È ancora molto debole, naturalmente, ma la sua temperatura è normale e lui è cosciente. Lei però deve prima vedere la Dottoressa Ahrens al Pronto Soccorso, perché ha detto che era una cosa urgente.

— Lo avverta che verrò da lui non appena mi sarà possibile — replicò Dunworthy, lanciando uno sguardo meravigliato in direzione della porta di Badri, poi si allontanò in tutta fretta.

E per poco non andò a sbattere contro Colin, che stava entrando in quel momento.

— Cosa ci fai qui? — gli chiese. — Ha forse telefonato qualcuno dei tecnici?

— Sono stato assegnato a lei — spiegò Colin. — La prozia Mary non si fida che lei si faccia fare l'inoculazione per rinforzare i linfociti T, quindi io devo accompagnarla di sotto a farsela fare.

— Non posso. C'è un'emergenza al Pronto Soccorso — replicò Dunworthy, avviandosi con passo rapido nel corridoio.

— Dopo l'emergenza, allora — insistette Colin, correndo per tenere il suo passo. — La prozia ha detto che non devo permetterle di lasciare l'Infermeria senza essere stato sottoposto all'inoculazione.

Mary venne loro incontro non appena l'ascensore si aprì.

— Abbiamo un altro caso — annunciò in tono cupo, avviandosi verso il Pronto Soccorso. — Si tratta di Montoya, la stanno portando qui da Witney.

— Montoya? — ripeté Dunworthy. — È impossibile. Era agli scavi, completamente sola.

— No, a quanto pare — ribatté Mary, aprendo le porte doppie con una spinta.

— Ma lei ha detto… sei certa che si tratti del virus? Stava lavorando sotto la pioggia, quindi forse ha preso qualche altra malattia.

Mary però scosse il capo.

— Il personale dell'ambulanza ha effettuato un'analisi preliminare, e i risultati collimano con il virus — replicò, fermandosi all'accettazione. — Sono già qui? — chiese al paramedico di turno.

— Hanno appena superato il perimetro — rispose questi, con un cenno negativo del capo.

Mary si avvicinò alle porte e guardò fuori, come se non avesse creduto alle parole dell'uomo.

— Montoya ha telefonato questa mattina, e appariva molto confusa — disse, girandosi di nuovo verso di loro. — Io ho contattato Chipping Norton, che è l'ospedale più vicino e ho chiesto che mandassero un'ambulanza, ma mi hanno risposto che ufficialmente gli scavi sono sotto quarantena. Liberare una delle nostre ambulanze perché andasse a prenderla era però impossibile, e alla fine sono riuscita ad ottenere che l'SSN concedesse una deroga a Chipping Norton perché potessero mandare loro un'ambulanza. Quando è andata agli scavi? — chiese, guardando di nuovo fuori.

— Ecco… — cominciò Dunworthy, cercando di ricordare. Montoya gli aveva telefonato il giorno di Natale per chiedergli un'informazione a proposito dei centri di pesca scozzesi, poi aveva richiamato nel pomeriggio per dire che «non importava» perché aveva deciso di contraffare la firma di Basingame. — Il giorno di Natale, se gli uffici dell'SSN erano aperti — rispose infine, — oppure il ventisei… no, era Santo Stefano. Il ventisette, allora, e da quel momento non ha più visto nessuno.

— Come lo sai?

— Quando le ho parlato si è lamentata di non riuscire a mantenere gli scavi asciutti da sola. Voleva che telefonassi all'SSN perché mandasse degli studenti ad aiutarla.

— E quanto tempo fa è successo?

— Due… no, tre giorni fa — rispose Dunworthy, accigliandosi. — Le giornate tendono a confondersi fra loro, quando non si va mai a dormire.