Trattenne il fiato mentre il prete esaminava il malato, timorosa che il segretario avesse un'altra crisi violenta e lo afferrasse, ma lui non si mosse per nulla. Intanto dal bubbone sotto il bracco stava iniziando a filtrare lentamente un misto di sangue e di pus verdastro.
— Non lo toccare — avvertì Kivrin, trattenendo Roche per un braccio. — Deve averlo rotto mentre lottavamo con lui.
Asciugò quindi il sangue e il pus con uno degli stracci di Imeyne e ne usò un altro per fasciare la ferita, stringendo il nodo intorno alla spalla. Il segretario non sussultò né gridò, e quando abbassò lo sguardo su di lui Kivrin vide che era immobile con lo sguardo fisso dinnanzi a sé.
— È morto? — chiese.
— No — replicò Roche, posandogli di nuovo la mano sul petto… e Kivrin si accorse che il torace dell'uomo si alzava e si abbassava, sia pure debolmente. — Devo andare a prendere i sacramenti — aggiunse il prete, e attraverso la maschera le sue parole suonarono distorte quasi quanto quelle del segretario.
No, pensò Kivrin, in preda al panico. Non andare. Che farò se muore? O se dovesse alzarsi di nuovo?
— Non temere, tornerò — promise Roche, raddrizzandosi.
Uscì in fretta, senza chiudere la porta, e Kivrin si accostò al battente per sprangarlo. Da sotto le giunse un rumore di voci… quelle di Eliwys e di Roche… e pensò che avrebbe dovuto dire al prete di non parlare con nessuno.
— Voglio stare con Kivrin! — strillò Agnes, cominciando a piangere, e Rosemund le rispose con rabbia, gridando al di sopra del suo pianto.
— Lo dirò a Kivrin — ritorse Agnes, indignata, e subito Kivrin si affrettò a spingere il battente e a sprangarlo.
Agnes non doveva venire lassù, e neppure Rosemund o chiunque altro. Non dovevano essere esposti al contagio perché non esisteva nessuna cura per la Morte Nera. Il solo modo per proteggerli era impedire che la prendessero. Freneticamente, cercò di ricordare tutto quello che sapeva sulla peste. L'aveva studiata nella sezione relativa al quattordicesimo secolo e la Dottoressa Ahrens gliene aveva parlato quando l'aveva vaccinata.
C'erano due distinti tipi di peste, anzi tre… perché uno entrava direttamente nel sangue e uccideva la vittima entro poche ore. La peste bubbonica era diffusa dai ratti e dalle mosche, ed era il tipo che generava i bubboni, mentre l'altro tipo era la peste polmonare, che non si manifestava con i bubboni. I malati tossivano e vomitavano sangue, e quel genere di peste era diffuso mediante i fluidi corporei ed era spaventosamente contagioso. Il segretario aveva però la peste bubbonica, che era meno contagiosa: la semplice vicinanza al paziente non era sufficiente per prenderla… la mosca doveva spostarsi da una persona all'altra.
Davanti agli occhi le si parò l'immagine improvvisa del segretario che si abbatteva su Rosemund, trascinandola a terra. Che succederà se l'ha contagiata? si chiese. Non è possibile, non può essere stata contagiata, non ci sono cure.
Il segretario si mosse e lei gli si accostò.
— Sete — disse l'uomo, umettandosi le labbra con la lingua gonfia. Kivrin gli portò un po' d'acqua e lui bevve avidamente alcune sorsate, poi si strozzò e tossì, sputandogliela addosso.
Kivrin indietreggiò strappandosi di dosso la maschera. Questa è la peste bubbonica, si disse, asciugandosi freneticamente il petto. Non è il genere diffuso dai fluidi corporei, e poi tu sei stata vaccinata. Però aveva ricevuto anche gli antivirali e l'inoculazione per rinforzare i linfociti T, quindi non avrebbe dovuto contrarre neppure il virus. E non sarebbe dovuta finire nel 1348.
— Cosa è successo? — sussurrò.
Non poteva essere stato lo slittamento. Il Signor Dunworthy si era preoccupato perché non avevano effettuato controlli sullo slittamento, ma anche nel caso peggiore la transizione sarebbe dovuta risultare spostata di poche settimane, non di anni. Qualcosa doveva essere andato storto nel funzionamento della rete.
Il Signor Dunworthy aveva affermato che il Signor Gilchrist non sapeva quello che stava facendo e in effetti qualcosa era andato storto e lei era finita nel 1348, ma perché non avevano bloccato la transizione non appena si erano accorti dell'errore della data? Il Signor Gilchrist poteva non aver avuto il buon senso di recuperarla, ma il signor Dunworthy lo avrebbe avuto di certo, senza contare che era stato contrario alla cosa dall'inizio. Perché non avevano riaperto la rete?
Perché io non ero più là, pensò. La verifica dei dati doveva aver richiesto almeno due ore, e in quel tempo lei si era già allontanata nei boschi. Dunworthy avrebbe però lasciato aperta la rete, non l'avrebbe certo richiusa in attesa del recupero… l'avrebbe tenuta aperta per lei.
Raggiunse quasi di corsa la porta e spinse in su la sbarra, dicendosi che doveva trovare Gawyn e costringerlo a dirle dove fosse il sito.
Il segretario si sollevò a sedere e abbassò dal letto la gamba nuda come se volesse andare con lei.
— Aiuto — annaspò, cercando di muovere l'altra gamba.
— Non ti posso aiutare — ribatté lei, in tono rabbioso, sollevando del tutto la sbarra. — Io non appartengo a questo posto e devo trovare Gawyn.
Nel momento stesso in cui lo disse, però, ricordò che lui non c'era, che era andato a Courcy cbn Sir Bloet e con l'inviato del vescovo… l'inviato che aveva avuto tanta fretta di partire che per poco non aveva travolto Agnes con il suo cavallo.
Lasciò ricadere la sbarra e si girò verso il malato.
— Anche gli altri hanno la peste? L'inviato del vescovo ce l'ha? — domandò, ricordando il grigiore di quel volto aristocratico e il modo in cui il prelato tremava stringendosi intorno il mantello. Li avrebbe contagiati tutti: Sir Bloet e la sua altezzosa sorella e le ragazze tanto propense a ridacchiare. E Gawyn. — Sapevate di averla quando siete venuti qui, vero? Vero?
Il segretario protese rigidamente le braccia verso di lei, come un bambino.
— Aiuto — ripeté, e ricadde all'indietro con la testa e le spalle quasi fuori del letto.
— Non meriti di essere aiutato. Hai portato la peste qui.
Bussarono alla porta.
— Chi è? — chiese Kivrin, in tono rabbioso.
— Roche — rispose la voce del prete attraverso il battente, ma pur avvertendo un'ondata di sollievo per il fatto che lui fosse tornato Kivrin non si mosse e abbassò lo sguardo sul segretario che giaceva ancora mezzo fuori del letto, con la bocca aperta e la lingua gonfia che gli riempiva la bocca.
— Lasciami entrare — insistette il prete. — Devo sentire la sua confessione.
La sua confessione.
— No — rifiutò Kivrin.
Roche bussò ancora più forte.
— Non ti posso lasciar entrare — spiegò Kivrin. — È un male contagioso, potresti contrario.
— Quell'uomo corre pericolo di morte — ribatté Roche. — Deve essere assolto del suoi peccati perché possa entrare in cielo.
Non entrerà mai in cielo, pensò Kivrin. Ha portato la peste qui. Il segretario aprì gli occhi, gonfi e venati di rosso; adesso nel suo respiro c'era una sorta di vibrazione, e Kivrin si disse che stava morendo.
— Katherine — insistette Roche.
Quell'uomo stava morendo lontano da casa, com'era successo a lei. Anche lei aveva portato la malattia con sé e se nessuno l'aveva presa non era certo merito suo, visto che tutti l'avevano aiutata… Eliwys e Imeyne e Roche. Avrebbe potuto contagiarli tutti. E Roche le aveva tenuto la mano e le aveva somministrato l'estrema unzione.
Sollevò con gentilezza la testa del segretario e lo sistemò diritto nel letto, poi si accostò alla porta.
— Ti permetterò di dargli l'estrema unzione — disse, aprendo il battente di una fessura, — ma prima ti devo parlare.
Roche si era messo le vesti talari e si era tolto la maschera; adesso aveva in mano un cesto contenente l'olio santo e il viatico, che posò sulla cassapanca ai piedi del letto tenendo lo sguardo fisso sul segretario il cui respiro si faceva sempre più affaticato.