L'altro era padre Paul Duré.
Sulle prime si saranno certo allarmali: la loro conversazione sottovoce era stata interrotta dalla comparsa di un uomo emerso dal buio, che li aveva chiamali per nome, che aveva gridato per lo stupore il nome di Duré, che aveva parlato confusamente di pellegrinaggi e di pellegrini, di Tombe del Tempo e dello Shrike, di IA e della morte degli dèi.
Il monsignore non chiamò gli agenti di sicurezza; né lui né Duré fuggirono; insieme calmarono quella apparizione, cercarono di spigolare un po' di senso dai suoi borbottii eccitati, e mutarono quel bizzarro confronto in conversazione razionale.
Era davvero Paul Duré. Paul Duré, e non un bizzarro doppelgänger, un duplicato androide, un rifacimento cìbrido. Me ne accertai ascoltandolo, interrogandolo, guardandolo negli occhi… ma soprattutto stringendogli la mano, toccandolo e intuendo che era davvero padre Paul Duré.
— Lei conosce particolari incredibili della mia vita… del nostro periodo su Hyperion, nella Valle delle Tombe… ma chi è, lei? — diceva Duré.
Toccò a me, convincerlo. — Un rifacimento di John Kcats. Un gemello della personalità che Brawne Lamia portava in sé nel pellegrinaggio.
— E lei era in grado di comunicare… di conoscere cosa ci è accaduto, grazie a questa personalità condivisa?
Mossi le mani in un gesto di frustrazione. — Grazie a questo… a chissà quale anomalia nella megasfera. Ma ho sognato la vostra vita, ho udito i racconti dei pellegrini, ho ascoltato padre Hoyt parlare della vita e della morte di Paul Duré… di lei! — Gli toccai il braccio, sotto l'abito talare. Trovarmi realmente nello stesso spazio e nello stesso tempo di uno dei pellegrini mi rendeva un po' confuso.
— Allora sa come sono giunto qui.
— No. Nell'ultimo sogno, lei entrava in una delle Grotte. C'era una luce. Dopo, non so niente.
Duré annuì. Il suo viso era più nobile e stanco di quanto i sogni non mi avessero mostrato. — Ma conosce la sorte degli altri?
Trassi un respiro. — Di alcuni. Il poeta Sileno è vivo, ma impalato sull'albero di spine dello Shrike. Kassad, l'ultima volta che l'ho visto, aggrediva a mani nude lo Shrike. La signora Lamia ha viaggiato nella megasfera fino alla periferia del TecnoNucleo, insieme con la mia controparte Keats…
— Keats è sopravvissuto in quella… iterazione Schrön, o come si chiama? — Duré parve affascinato.
— Non più — dissi. — L'IA chiamata Ummon l'ha ucciso… ha distrutto la sua personalità. Brawne era sulla via del ritorno. Non so se il suo corpo è ancora vivo.
Monsignor Edouard si sporse verso di me. — E cosa è accaduto al Console e al vecchio con la piccina?
— Il Console ha cercato di tornare nella capitale volando su di un tappeto Hawking, ma è precipitato parecchie miglia a nord della città. Non conosco la sua sorte.
— Miglia — ripeté Duré, come se la parola gli richiamasse dei ricordi.
— Mi spiace. — Indicai la basilica. — Questo luogo mi spinge a pensare nelle unità di misura della mia… vita precedente.
— Continui — disse monsignor Edouard. — Il vecchio e la piccina.
Sedetti sulla pietra fredda, esausto; braccia e mani mi tremavano per la stanchezza. — Nell'ultimo sogno, Sol ha offerto Rachel allo Shrike. È stata la richiesta di Rachel stessa. Non ho visto cos'è accaduto dopo. Le Tombe si aprivano.
— Tutte? — domandò Duré.
— Tutte quelle che vedevo.
I due uomini si scambiarono un'occhiata.
— C'è dell'altro — dissi; e raccontai il dialogo con Ummon. — È possibile che una divinità si… evolva in questo modo dalla consapevolezza umana, senza che l'umanità se ne renda conto?
I lampi erano cessati, ma ora la pioggia cadeva con tale intensità che la udivo tamburellare sull'altissima cupola. Da qualche parte, nel buio, una pesante porta cigolò e risuonò il rumore di passi che si allontanavano. Candele votive nei recessi in penombra della basilica mandarono guizzi di luce rossa contro pareti e tendaggi.
— Secondo San Teilhard, è possibile — disse stancamente Duré. — Ma se quel dio è un essere limitato che si evolve nella stessa maniera in cui si sono evoluti altri esseri limitati, allora, no., non è il Dio di Abramo e il Cristo.
Monsignor Edouard annuì. — C'è un'antica eresia…
— Sì — dissi. — L'eresia sociniana. Padre Duré l'ha spiegata a Sol Weintraub e al Console. Ma quale differenza fa il modo in cui questo… potere… si è evoluto, e se sia limitato o no? Se Ummon dice il vero, abbiamo a che fare con una forza che, come fonte di energia, usa le quasar. Questo, signori, è un Dio che può distruggere galassie intere!
— Sarebbe un dio che distrugge galassie — disse Duré. — Non Dio.
Notai chiaramente l'enfasi sull'ultima parola. — Ma se non è limitato — obiettai — se è il Punto Omega della consapevolezza totale, se è la stessa Trinità su cui la vostra Chiesa ha discusso e fatto teorie fin da prima di Tommaso d'Aquino… e se una parte di questa Trinità è fuggita all'indietro nel tempo fin qui… fino al momento attuale… allora cosa succede?
— Fuggita da cosa? — domandò piano Duré. — Il Dio di Teilhard… il Dio della Chiesa… il nostro Dio, sarebbe il Punto Omega in cui si congiungono perfettamente il Cristo dell'Evoluzione, il Personale e l'Universale… quel che Teilhard chiamò l'En haut e l'En avant. Non potrebbe esistere una minaccia tale da indurre alla fuga un elemento della personalità divina. Nessun Anticristo, nessun teorico potere satanico, nessun "anti-Dio" potrebbe in alcun modo minacciare una simile consapevolezza universale. Cosa sarebbe, quest'altro dio?
— Il Dio delle macchine? — dissi, con voce quasi impercettibile.
Monsignor Edouard congiunse le mani come se stesse per pregare, ma era solo un gesto di profonda riflessione e di imbarazzo ancora più intenso. — Però Cristo aveva dubbi — disse. — Cristo sudò sangue, nell'orto, e chiese che quel calice fosse allontanato da lui. Se era in atto un secondo sacrificio, un qualcosa di più terribile della crocifissione stessa… allora potrei immaginare l'entità-Cristo della Trinità passare attraverso il tempo, passeggiare in un quadrimensionale orto di Getsemani allo scopo di guadagnare qualche ora… o qualche anno… per riflettere.
— Qualcosa di più terribile della crocifissione — ripeté padre Paul Duré, in un bisbiglio rauco.
Monsignor Edouard e io fissammo il prete. Su Hyperion, Duré si era autocrocifisso a un albero tesla ad alto voltaggio, per sfuggire al parassita crucimorfo che continuava a risuscitarlo. E aveva patito innumerevoli volte le atroci sofferenze della crocifissione e della morte per scarica elettrica.
— Qualsiasi cosa la consapevolezza En haut fugga — mormorò Duré — è la più terribile.
Monsignor Edouard toccò la spalla dell'amico. — Paul, racconta a quest'uomo il tuo viaggio fin qui.
Duré tornò dal luogo remoto dove i ricordi l'avevano portato e mi fissò. — Lei conosce la storia di ciascuno di noi… e i particolari della nostra permanenza nella Valle delle Tombe?
— Credo di sì. Fino al momento in cui lei è scomparso.
Il prete sospirò, con dita tremanti si toccò la fronte. — Allora, forse lei può ricavare un senso dal modo in cui sono giunto qui… e da quel che ho visto lungo il percorso.