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Lo fissai, stupefatto. — Qui? Adesso?

Duré indicò la poltrona. — La prego. Desidero conoscere la sorte dei miei amici. Inoltre, l'informazione potrebbe essere preziosa, nel confronto con la Vera Voce e con la signora Gladstone.

Scossi la testa, ma accettai la poltrona che mi offriva. — Può darsi che non funzioni — dissi.

— In questo caso, non avremo perso niente — replicò Duré.

Annuii, chiusi gli occhi, mi appoggiai alla spalliera della scomoda poltrona. Ero fin troppo consapevole dello sguardo attento degli altri due, del debole profumo di incenso e di pioggia, dell'ambiente pieno di echi. Ero sicuro che non avrebbe funzionato; il panorama dei miei sogni non era tanto vicino da poterlo evocare semplicemente chiudendo gli occhi.

L'impressione di essere osservato svanì, il profumo divenne remoto, il senso di spazio si estese migliaia di volte, mentre tornavo su Hyperion.

35

Confusione.

Trecento vascelli spaziali in ritirata dalla zona di Hyperion, sotto fuoco pesante, per sfuggire allo Sciame, simili a uomini che lottino contro api. Follia vicino ai teleporter militari, sovraccarico del controllo del traffico, astronavi impilate come VEM nella griglia aerea di TC2, vulnerabili come pernici per le vaganti navi d'assalto Ouster.

Follia ai punti di uscita: vascelli della FORCE allineati come pecore in uno stretto recinto, mentre compiono il ciclo dal portale d'interdizione di Madhya al teleporter di partenza. Spin-navi in discesa nello spazio di Hebron, alcune dirette a Porta del Paradiso, Bosco Divino, Mare Infinitum e Asquith. Ormai è questione di ore, prima che gli Sciami penetrino nei sistemi della Rete.

Confusione, mentre centinaia di milioni di profughi si teleportano lontano dai mondi minacciati, entrano in città e in centri di trasferimento quasi impazziti per l'inconsulta eccitazione della guerra incipiente. Confusione, mentre mondi della Rete, non minacciati, esplodono di sommosse: tre Alveari su Lusus, quasi settanta milioni di cittadini, messi in quarantena a causa delle sommosse dovute al Culto Shrike; mall del trentesimo livello saccheggiati; monoliti condominio devastati dalla folla; centri di fusione fatti saltare; terminex sotto assedio. Il Consiglio Autonomo si appella all'Egemonia; l'Egemonia dichiara la legge marziale e manda i marines della FORCE a sigillare gli alveari.

Sommosse secessioniste su Nuova Terra e su Patto-Maui. Attentati terroristici dei realisti di Glennon-Height (tranquilli ormai da tre quarti di secolo) su Thalia, Armaghast, Nordholm e Lee Tre. Altre sommosse del Culto Shrike su Tsingtao-Hsishuang Panna e su Vettore Rinascimento.

Il comando della FORCE, su Olympus, trasferisce a mondi della Rete battaglioni dai trasporti truppe di ritorno da Hyperion. Squadre di demolizione assegnate a navi torcia nei sistemi minacciati riferiscono che le sfere d'anomalia teleporter sono state minate per essere distrutte e aspettano solo l'ordine astrotel da TC2.

— C'è un modo migliore — dice il consulente Albedo, rivolto a Gladstone e al Consiglio di Guerra.

Il PFE si gira verso l'ambasciatore del TecnoNucleo.

— Un'arma che eliminerà gli Ouster senza danneggiare i beni dell'Egemonia — continua Albedo. — E neppure i beni degli Ouster, a dire il vero.

Il generale Morpurgo lancia fiamme dagli occhi. — Lei parla della bomba equivalente alla neuroverga — dice. — Non funzionerà. I ricercatori della FORCE hanno dimostrato che si propaga all'infinito. Oltre a essere disonorevole e contraria al codice Neo-Bushido, spazzerebbe via la popolazione dei pianeti, insieme con gli invasori.

— Nient'affatto — ribatte Albedo. — Se i cittadini dell'Egemonia saranno schermati nel giusto modo, non ci saranno vittime. Come lei sa, le neuroverghe possono essere calibrate su specifiche lunghezze d'onda cerebrali. Lo stesso vale per una bomba basata sul medesimo principio della neuroverga. Animali d'allevamento, animali selvatici e perfino altre specie antropoidi non subiranno conseguenze.

Il generale Van Zeidt della FORCE:Marines si alza. — Ma non esiste il modo di schermare la popolazione! Le nostre prove hanno dimostrato che i neutrini pesanti della neurobomba penetrano nella roccia compatta o nel metallo fino a una profondità di sei chilometri. Nessuno ha rifugi del genere!

La proiezione del consulente Albedo congiunge le mani. — Esistono nove mondi con rifugi sufficienti a contenere miliardi di persone — replica piano.

Gladstone annuisce. — I mondi labirinto — mormora. — Però un simile trasferimento di popolazione sarebbe impossibile.

— No — dice Albedo. — Ora che Hyperion è entrato a fare parte del Protettorato, ogni mondo labirinto ha attrezzature teleporter. Il Nucleo può organizzare il trasferimento della popolazione direttamente nei rifugi sotterranei.

Intorno al tavolo si alzano mormorii d'entusiasmo, ma lo sguardo intenso di Meina Gladstone non abbandona il viso di Albedo. Il PFE chiede silenzio e l'ottiene. — Ci illustri meglio la proposta — dice. — Siamo interessati.

Il Console siede nell'ombra a chiazze di un basso albero neville e aspetta la morte. Ha le mani legate dietro la schiena, con un giro di fibroplastica. Gli abiti, ridotti a stracci, sono ancora bagnati; il velo di umidità che gli copre il viso proviene in parte dal fiume, ma soprattutto dal sudore.

I due uomini che incombono su di lui hanno finito di perquisire la sacca da viaggio. — Merda — dice uno dei due — qui non c'è niente che valga un cazzo, a parte questa merdosa rivoltella antiquata. — S'infila nella cintura l'arma del padre di Brawne Lamia.

— Peccato non aver preso quel maledetto tappeto volante — dice l'altro.

— Non volava poi tanto bene, verso la fine! — commenta il primo. Tutte due scoppiano a ridere.

Il Console guarda a occhi socchiusi le due massicce figure, i corpi corazzati messi in rilievo dal sole calante. Dal modo di parlare presume che siano indigeni; dall'aspetto — pezzi fuori moda di armatura personale della FORCE, fucili pesanti di assalto multiuso, brandelli di quella che un tempo era stoffa di polimero mimetico — immagina che siano disertori di qualche reparto delle Forze di Autodifesa di Hyperion.

Dal comportamento nei suoi confronti, è sicuro che lo uccideranno. All'inizio, stordito per la caduta nell'Hoolie, ancora impigliato nella fune che lo legava alla sacca da viaggio e all'ormai inutile tappeto Hawking, aveva pensato che fossero i suoi salvatori. Il Console aveva colpito duramente l'acqua, era rimasto sotto la superficie per molto più tempo di quanto non avrebbe creduto possibile senza annegare, era riemerso solo per essere spinto di nuovo sotto da una forte corrente, poi era stato tirato a fondo dall'intrico di corde e dal tappeto. Una battaglia coraggiosa, ma persa in partenza; il Console si trovava ancora a dieci metri dalla zona di acqua più bassa, quando uno dei due uomini, sbucando dalla foresta di neville e di alberi-rovo, gli aveva gettato una corda. Poi i due l'avevano picchiato, derubato, legato e ora, a giudicare dai commenti, si preparano a tagliargli la gola e a lasciarlo lì come cibo per gli araldi.

Il più alto dei due, con i capelli che sembrano una massa di punte lustre di brillantina, si siede sui talloni davanti al Console e toglie dal fodero un coltello di ceramica filo-zero. — Ultime parole, nonnetto?

Il Console si umetta le labbra. Ha visto migliaia di film e di olo-drammi dove a quel punto l'eroe sgambetta il primo avversario, con un calcio stordisce l'altro, afferra l'arma e li elimina, sparando con le mani sempre legate, e prosegue l'avventura. Ma il Console non si sente un eroe: è sfinito, di mezz'età, dolorante per la caduta nel fiume. Ciascuno dei due banditi è più snello, più robusto, più rapido e chiaramente più spietato di lui. Il Console conosce la violenza, una volta ha perfino ucciso, però ha dedicato la vita e l'addestramento ai sentieri difficili ma tranquilli della diplomazia.

Si umetta di nuovo le labbra e dice: — Posso pagarvi.