Lui si allontanò, malsicuro sulle gambe. Senza fermarsi si voltò : «È lei, quella che farebbe meglio ad andar via di qua» disse. «È di lei che si servono, non di me.»
ore 18.48
Barrett sedette, cautamente, sulla sponta del letto. «La mia borsa» disse. Edith lasciò il suo braccio e si diresse verso il tavolinetto stile spagnolo, a prendere la valigetta nera in cui lui teneva la sua codeina e altri medicinali. Tornò rapida presso di lui e depose la borsa sul letto. Lionel stava togliendo il fazzoletto da intorno al dito ferito, pian piano, con cautela, stringendo i denti per il dolore.
Alla vista di quel profondo taglio, ancora sanguinante le uscì un sibilo tra i denti. «Non è niente» le disse Barrett. Dalla sua valigetta tirò fuori l’astuccio del pronto soccorso e lo aprì. Prese un pacchetto di polvere cicatrizzante e l’aprì. «Mi prendi un bicchier d’acqua per favore?»
Edith andò di là nella stanza da bagno. Barrett prese un pacchetto di garze dall’astuccio e cominciò a scartarlo. Quando Edith tornò le porse l’astuccio. «Me lo fasci, per favore?» Ella annui, consegnandogli il bicchier d’acqua. Lui prese un flaconcino di pillole dalla valigetta, ne svitò il tappo, prese una pillola e l’inghiottì.
Edith cominciò a fasciarlo. Storse la bocca. «Dovresti farti dare dei punti, però.»
«Non credo che ce ne sia bisogno.» Barrett strinse i denti, raggrinzì gli occhi, mentre lei gli avvolgeva il pollice nella garza. «Fascialo stretto.»
Quando il dito fu bendato e incerottato, lui tirò su la gamba del pantalone sinistro. C’era una scottatura sul polpaccio. Edith la guardò, allibita. «Devi farti vedere da un medico.»
«Mettici sopra un po’ di pomata alla calendula.»
Per qualche momento ella restò là indecisa. Poi, inginocchiatasi ai suoi piedi, spalmò un po’ di pomata sulla scottatura. Barrett emise un sibilo fra i denti, e chiuse gli occhi. «Non è niente» borbottò, sentendo che lei lo stava guardando.
Edith mise della garza sulla scottatura, gli fasciò il polpaccio, poi lo aiutò a coricarsi. Barrett gemette e si rigirò sul fianco sinistro. «Sono tutto una massa di lividi» disse, cercando di dargli un tono spiritoso.
«Lionel, senti, torniamo a casa.»
Barrett bevve un altro sorso d’acqua e le consegnò il bicchiere. Si lasciò ricadere sui cuscini. «Sto benissimo» disse.
«Ma se succedesse di nuovo?»
Lui scosse il capo. «Non si ripeterà.» La guardò un momento. «Ma tu sì, potresti tornare a casa.»
«E lasciarti qui?»
Barrett alzò la mano destra come per giurare. «Credimi, non succederà di nuovo.»
«E allora perché vuoi che io vada via?»
«Solo non voglio che tu ti faccia male.»
«Sei tu però quello che s’è fatto male, finora.»
Barrett schioccò la lingua. «Appunto. Ma così doveva essere, naturalmente. È con me che quella donna s’è arrabbiata.»
«Vuoi dire…» Edith esitò «… che è stata lei?»
«È lei che ha utilizzato il potere latente in quella stanza,» egli rispose «e lo ha trasformato in fenomeni del tipo poltergeist, cioè da spirito folletti, contro di me.»
Edith ripensò alla violenza di quel che era accaduto. La gigantesca tavola che s’era messa a ballare, a squassarsi, e che poi era partita e aveva attraversato la stanza come un treno espresso. Le oscillazioni di quei lampadari. «Mio Dio» disse.
«Ho commesso un errore» egli le disse. «Ho preso per buona la simpatia che mi ha dimostrato. Bisogna starci sempre attenti con un medium. Non si sa mai quello che c’è sotto. Potrebbe trattarsi di una feroce ostilità e in tal caso…» respirò profondamente «… in tal caso, facendo un uso inconscio dei proprio poteri, quel medium può infliggerti danni gravissimi. Specie quando il potere del medium può venir centuplicato da un’energia come quella che riempie questa casa.» Il suo sorriso era piuttosto tetro. «Non commetterò questo errore una seconda volta.»
«Ma è proprio così importante che noi restiamo qui?» lei chiese.
Lionel le rispose con calma: «Sì, per me vuol dire tutto».
Edith annuì, cercando di dominare il panico che la stava invadendo. Altri cinque giorni di questa musica, pensò.
ore 20.09
Florence camminava su e giù senza requie per la stanza e seguitava a rimuginare le stesse cose. E se Barrett avesse ragione? No, non poteva crederci. Eppure certi fatti erano così evidenti! Lei si era arrabbiata con lui. I fenomeni poltergeist avevano preso lui di mira, soprattutto. E lei ora si sentiva snervata per tutto il corpo, come avveniva sempre dopo che aveva fatto uso delle proprie energie psichiche.
Si soffermò un momento, poi riprese a camminare su e giù. Sì, è vero, ero arrabbiata con lui, pensò, ma non al punto di volergli far del male solo perché le nostre opinioni divergono su alcuni punti.
No. Non poteva ammetterlo. Ella rispettava il dottor Barrett. Lo amava, come essere umano, come prossimo suo. Sarebbe morta piuttosto che fargli qualcosa di male. Sul serio. Sul serio!
Con un lieve singhiozzo, Florence si inginocchiò accanto al letto e appoggiò la fronte sulle mani congiunte in preghiera. Ti prego, Dio, Ti prego, aiutami. Mostrami il sentiero che debbo seguire. Guida i miei passi Tu. Io mi consacro, anima e cuore, ai Tuoi fini. Signore Iddio, Ti prego di darmi una risposta. Tendi a me la Tua mano e solleva il mio spirito, aiutami a camminare nella Tua luce, sulla strada giusta, con la Tua benedizione.
D’un tratto guardò su, sgranando gli occhi. Per alcuni momenti restò come paralizzata, con un’aria di indecisione sul volto. Poi un radioso sorriso le dischiuse le labbra. Si alzò, attraversò rapida la stanza, uscì pel corridoio. Consultò l’orologio. Saranno ancora svegli, pensò. Si diresse verso la camera dei Barrett. Bussò alla porta. Quattro rapidi colpi.
Edith venne ad aprire. Di sopra la sua spalla, Florence vide il dottor Barrett seduto sul letto, con le gambe sotto le coperte.
«Posso parlarle?» ella chiese.
Barrett esitò, la sua faccia era contratta dal dolore.
«Un momento soltanto» lei insistette.
«Sta bene.»
Edith si fece da una parte, e Florence entrò nella stanza e si diresse verso il letto di Barrett. «Lo so quello che è successo, ora lo so» disse. «Non sono stata io. È stato il figlio di Belasco.»
Barrett la guardò, senza rispondere.
«Ma non capisce? Lui vuole separarci. Una volta divisi, noi tre rappresentiamo singolarmente una minaccia molto minore.»
Barrett non diceva nulla.
«La prego, mi creda» disse Florence. «Sono certa che è così. Lui cerca di metterci l’uno contro l’altro.» Lo guardò con occhi carichi d’ansietà. «Se lei non mi crede, è un successo per lui. Non lo capisce?»
Barrett sospirò. «Miss Tanner…»
«Terrò seduta per lei domattina presto» l’interruppe lei. «E vedrà.»
«Non vi saranno altre sedute.»
Florence lo guardò incredula. «Non più sedute?»
«È necessario.»
«Ma abbiamo appena cominciato. Non possiamo smettere adesso. Abbiamo così tanto da imparare.»
«Io ho già imparato tutto quello che desideravo sapere.» Barrett cercava di controllarsi, ma il dolore fisico che provava rendeva tutto più difficile.
«Lei vuole escludermi a causa di quello che è accaduto dianzi» protestò Florence. «Ma non è stata mica colpa mia. Gliel’ho già detto.»
«Dirmelo non significa convincermi che è così» rispose Barrett, dominandosi a fatica. «E adesso, se non le spiace…»
«Dottore, non possiamo smettere con le sedute!»
«E invece sì, smettiamo, Miss Tanner.»