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E certo meditava di finirlo. Prima o poi. In qualche modo.

ore 18.27

In piedi accanto al letto, Barrett guardava Edith e si chiedeva se svegliarla oppure no. La cena si raffreddava. Ma di cosa aveva più bisogno, di cibo o di riposo?

Sedette sul proprio letto con un gemito. Accavallando la gamba sinistra sopra la destra, si tastò la scottatura. Il pollice ferito era fuori uso. Sarebbe stato necessario suturare il taglio. Forse si stava infettando. Aveva paura di sfasciarlo e vedere.

Non sarebbe riuscito a lavorare alla sua macchina, quella sera. Il minimo sforzo gli procurava dolori lancinanti alla schiena e alla gamba. Solo scendere al piano di sotto era un’impresa, nelle sue condizioni. Con una smorfia, si sfilò una scarpa. Anche i piedi gli si stavano gonfiando. E per domani doveva portare tutto a termine. Non sarebbe resistito più a lungo.

Rendendosi conto di questo, la sua fiducia si fece anche più tenue.

L’avevano svegliato dei rumori: qualcosa che tonfava sul tappeto. Lentamente era emerso da un sonno di piombo, e gli era parso di sentir sbattere una porta da qualche parte. Quando alla fine aveva aperto gli occhi, Edith era scomparsa.

Lì per lì aveva pensato che fosse al bagno. Poi con la coda dell’occhio aveva visto qualcosa sul tappeto. Si era sollevato e aveva visto le pagine del manoscritto sparse in terra. Poi aveva visto le foto sparse ai piedi dell’armadio.

Allora si era messo in allarme. Afferrato il bastone, si era alzato. Aveva notato la bottiglia di brandy sul tavolo, con accanto il bicchiere. Era andato all’armadio e, chinatosi, aveva visto che razza di fotografie fossero quelle.

«Edith!» chiamò, verso il bagno. «Edith, sei là?» Aveva claudicato fino alla porta del bagno e aveva bussato. «Edith!»

Nessuna risposta. Aveva atteso qualche istante, poi aveva girato la maniglia. La porta era aperta.

Lei non c’era.

Sbigottito, era uscito dalla camera, cercando di non farsi prendere dal panico. Ma dovunque vedeva segni infausti. Il manoscritto sparso in terra, quelle foto, la bottiglia di brandy sul tavolo, e soprattutto l’assenza di Edith.

Si era diretto verso la stanza di Miss Tanner. Aveva bussato, aveva atteso qualche secondo, poi aveva bussato di nuovo. Non ottenendo risposta, aveva aperto la porta, e aveva visto Miss Tanner addormentata nel suo letto. Si era ritirato, aveva chiuso la porta, si era diretto verso la stanza di Fischer.

Là non c’era nessuno, e allora si era sentito prendere dal panico. Si era affacciato dalla balaustra prospiciente il vestibolo, essendogli parso di udire delle voci dal pianterreno. Aggrondandosi, aveva cominciato a scendere le scale più in fretta che poteva, stringendo i denti per il dolore alla gamba. Gliel’aveva allarmato anche di più e aveva affrettato il passo.

Aveva udito la sua voce, mentre attraversava il vestibolo, la voce alterata di Edith che diceva: «È delizioso!». Allora si era allarmato anche di più e aveva affrettato il passo.

Raggiunta l’arcata, era rimasto là paralizzato, a guardare con aria sbigottita Edith, sua moglie, che, a petto nudo, porgeva il seno a Fischer e gli ordinava di…

Barrett aveva chiuso gli occhi, passandosi una mano sulla fronte. Non l’aveva mai udita usare un simile linguaggio in tanti anni di vita matrimoniale, mai l’aveva vista comportarsi così, né con lui né tanto meno con un altro uomo. Che fosse repressa, l’aveva sempre saputo. I loro rapporti sessuali erano, per necessità, quello che erano. Ma questo…

Barrett guardò sua moglie che dormiva. Con il riacutizzarsi del dolore, provò un intenso desiderio di vendetta, e di nuovo la rabbia montava nel suo petto. Cercò di dominare quegli istinti. Desiderava credere che tutto fosse dovuto alla nefanda influenza della casa. Ma non riusciva a vincere un dubbio che lo rodeva: che la causa di quel che era avvenuto risiedesse invece da qualche parte nel profondo di lei. E questo spiegava l’improvvisa animosità delle parole che lui aveva rivolto a Fischer, lo riconobbe.

Si fece accanto al letto di sua moglie. Dovevano parlare. Non poteva sopportare quel dubbio più a lungo. La toccò su una spalla, la scosse lievemente.

Ella si destò con un sussulto, spalancando gli occhi, ritraendo le gambe. Barrett cercò di sorridere ma non ci riuscì. «Ti ho portato la cena» le disse.

«La cena.» Ripeté quella parola come se non l’avesse mai udita prima, in vita sua.

Egli annuì. «Perché non vai a lavarti?»

Edith si guardò intorno. Si domanda dove avrò messo le foto, chissà, lui pensò. La donna si levò a sedere, si guardò addosso. Lui le aveva riallacciato il reggiseno e i bottoni rimasti del maglione. Ella se lo attillò, poi si alzò in piedi e si diresse verso il bagno.

Barrett claudicò fino al tavolo ottagonale, prese la scatola del manoscritto e la trasferì sull’altro tavolino, accanto alla libreria. Quindi tornò al tavolo ottagonale e, spostata una sedia con un certo sforzo, si sedette. Guardò la cotoletta d’agnello e il contorno sul suo piatto, e sospirò. Non avrebbe mai dovuto condurre sua moglie in quella casa. Era stato un gravissimo errore.

Si volse all’aprirsi della porta del bagno. Edith, che s’era lavata la faccia e pettinata, venne avanti e si sedette. Non prese le posate. Stava là ingobbita, con le pupille basse, come una bimba in castigo. Barrett si schiarì la gola. «La carne si è raffreddata,» disse «ma… hai bisogno di mangiare.»

La vide mordersi il labbro inferiore, che le tremava. Dopo un po’ la donna disse: «Non c’è bisogno che tu sia gentile con me».

Barrett sentì l’impulso di gridare, ma si contenne. «Non avresti dovuto bere ancora quel liquore» le disse. «L’ho esaminato e, se non mi sbaglio, contiene più del cinquanta per cento di assenzio.»

Lei lo guardò interrogativamente.

«Un afrodisiaco.»

Edith seguitò a fissarlo in silenzio.

«Quanto al resto,» egli soggiunse «in questa casa c’è una potente influenza. Credo che essa abbia cominciato ad agire su di te.» Perché le parlo così? si chiese. Perché l’assolvo?

Barrett sentiva un vuoto nello stomaco, un tremore.

«Questo è tutto?» ella disse, alla fine.

«Tutto?»

«Hai… risolto il problema?» C’era un tono di scherno, di risentimento, nella sua voce.

Barrett si sentì mortificato. «Sto cercando di ragionare.»

«Capisco» ella sussurrò.

«Preferiresti che dessi in escandescenze? Che ti insultassi?» Si alzò in piedi. «Sto cercando, per il momento, di dar la colpa a forze estranee.»

Edith non disse nulla.

«Lo so che non ti ho dato abbastanza… amore fisico» disse lui, con uno sforzo. «È per via della poliomielite ma… forse questo non basta a spiegare tutto. Forse è anche per via dell’influenza di mia madre. Forse è anche per via del mio lavoro che mi assorbe troppo, e mi rende incapace di…»

«Ti prego!»

«Do la colpa a tutto ciò» egli disse, con tono deciso. «A me stesso e a questa casa.» La sua fronte era madida di sudore. Ci passò un fazzoletto. «Per ora diciamo che sono queste le cause. Se ci sono anche altri fattori… ne tratteremo più tardi. Quando saremo tornati a casa.»

Attese. Edith annui, dopo un poco.

«Avresti dovuto riferirmi quello ch’era accaduto ieri sera.»