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Edith annuì, ma senza convinzione. Diede un’occhiata all’orologio di Lionel sul tavolo. Era più d’un’ora che lui stava lavorando e aveva controllato solo uno dei circuiti. Il Reversore era un apparecchio gigantesco. Di quel passo, poteva impiegare tutta la notte. E non gli sarebbe bastata l’energia, ecco quanto.

Quel peso sullo stomaco, quel senso di freddo, si faceva più acuto. L’osservava lavorare. Non aveva più quell’aria fiduciosa di un tempo. Cercava di non darglielo a vedere, ma lei sapeva che le sue convinzioni avevano ricevuto un grave colpo, dopo quel ch’era accaduto al bagno turco. E sapeva quanto fosse vulnerabile adesso, dopo quel che lei aveva combinato.

Dietro quella sua maschera di sicurezza, Lionel deve sentirsi molto incerto, pensò, molto depresso.

Gli chiese: «Ma a cosa serve questo tuo apparecchio?».

Lui alzò gli occhi. «Preferirei non spiegartelo adesso, mia cara. È piuttosto complicato.»

«Ma non puoi accennarmi a cosa serve?»

«In sostanza, be’, si tratta di “sturare” questa casa e farne uscire le potenze occupanti.» Inghiottì a fatica, aveva la gola secca, bevve un sorso d’acqua. «Ti spiegherò nei particolari domani.» Bevve ancora. «Basti dire che ogni forma di energia può venir dissolta… Ed è questo che intendo fare.»

Prese una pillola di codeina e l’inghiottì; bevve un altro sorso. Sorrise. «Lo so che per adesso non ti sentirai soddisfatta della mia spiegazione ma vedrai… vedrai.» Depose il bicchiere. «Domani, a quest’ora, la Casa d’Inferno sarà sturata, prosciugata, disinfestata.»

Si voltarono di scatto, udendo un misurato battimano. C’era Fischer, sotto l’arcata, e li guardava, con una bottiglia sottobraccio. «Bravo» disse.

Edith si sentì avvampare, distolse la faccia.

«Ha bevuto, Mister Fischer?» domandò Barrett.

«E berrò ancora» disse Fischer. «Non tanto da perdere il controllo. Ma abbastanza da ottundere i sensi. Non ho nessuna voglia di ricevere un’altra botta. Ne ho avuto abbastanza. Abbastanza.»

«Mi spiace» disse Barrett, dopo un po’. In certo senso, si sentiva responsabile del malumore di Fischer.

«Non le deve dispiacere per me, ma per se stesso.» Fischer indicò il Reversore. «Quel catorcio là non sortirà nessun effetto, altro che fare un bel po’ di rumore… ammesso poi che funzioni. Ma lei crede davvero che ’sta casa torni a posto non appena lei si mette a suonare quella specie di carillon là? Col cavolo! Belasco le farà una risata in faccia. Tutti quanti le rideranno in faccia, come hanno riso di ogni povero illuso che è venuto qui e ha cercato di… disinfestare questo covo di spiriti.» Emise un mugolio. «Col cavolo che ci riesce.» Guardò Barrett con occhi di fuoco, fece un gesto verso Edith. «La porti via da qui» disse. «E se ne vada anche lei. Non ce la farà mai.»

«E lei?» domandò Barrett.

«Io? Io sono a posto. Io conosco il trucco. Se non fai niente contro questa casa, la casa non fa niente contro di te. Insomma, se non ti agiti troppo te la cavi. Alla Casa d’Inferno non dispiace che ci siano degli ospiti. No, chiunque può soggiornare qui, se lo fa per passatempo, per divertirsi. Quello che non gli va, è la gente che l’attacca. Belasco non gradisce questo genere di ospiti. E neanche i suoi amici e compari li gradiscono, i visitatori malintenzionati, quindi si difendono da loro, e alla fine li ammazzano. Belasco è un generale, non lo sapeva? Un generale a capo di un esercito. Lui li guida, li comanda!» Fischer fece un ampio gesto. «li guida come fossero tanti soldati. Nessuno fa una mossa senza di lui, neppure suo figlio, maledizione, nessuno.»

Fischer puntò il dito su Barrett. La sua espressione era d’un tratto rabbiosa.

«Mi stia bene a sentire» gli disse. «Dia retta a me! La smetta con queste fregnacce! Lasci stare quella macchina, la lasci proprio perdere. E non pensi ad altro che a mangiare, riposarsi e spassarsela in dolce far niente, in questi giorni che restiamo ancora qui. Poi, trascorsa la settimana pattuita, racconti al vecchio Deutsch delle frottole che lo facciano contento e minchionato. E intaschi i soldi, e basta. Mi dia retta, Barrett. Sennò lei è un uomo morto. M’ha inteso bene? Un uomo morto.» Guardò Edith. «Con una donna morta come moglie.»

Si mosse per la stanza. «Oh, ma perché m’impiccio, io? Tanto nessuno mi dà retta. Florence non mi dà retta. Lei non mi dà retta. Nessuno mi dà retta. E allora, crepate. Crcpate!» Inciampò. «Io sono l’unico che ne sia uscito vivo, nel 1940, e di nuovo sarò l’unico a uscirne vivo nel 1970.» Andò verso il vestibolo, vacillando. «Stammi bene a sentire, Belasco, brutto figlio di vacca. Io ho chiuso! E adesso cerca di beccarmi, se ci riesci. Non ci riuscirai. M’hai sentito?»

Edith sedeva guardando fisso suo marito. Questi stava guardando Fischer uscire dalla stanza, con espressione turbata.

Poi guardò sua moglie. «Poveruomo. Questa casa sul serio lo ha distrutto.»

Ma ha ragione lui! Edith formulò quelle parole nella mente ma non ebbe il coraggio di pronunciarle.

Claudicando, Barrett le si avvicinò, sedette accanto a lei, su una seggiola, con un gemito. Restò zitto per un po’, poi trasse un pesante sospiro e disse : «Ha torto».

«Dici?» La voce le tremava.

Egli annuì. «Quello che lui chiama il mio catorcio…» e sorrise alle proprie parole «non è altro, più o meno, che la chiave per la Casa d’Inferno.» Sollevò una mano. «Va bene, lo ammetto, sono successe alcune cose che sfuggono alla mia comprensione… sebbene io sia certo che arriverei a comprenderle, se avessi tempo abbastanza.» Si sfregò gli occhi. «Non è questo il punto, però. L’uomo controlla l’elettricità, pur non conoscendo la sua vera natura. Quale che sia l’energia che regna in questa casa dannata, lasciamo stare i dettagli, il fatto essenziale è che io…» indicò «… quell’apparecchio là… ha potere di vita o di morte su di essa.»

Si alzò in piedi. «E questo è quanto. Te l’ho detto, fin dal principio, che Miss Tanner si sbaglia. Le sue convinzioni sono erronee. E adesso ti dico che anche Fischer si sbaglia. È in errore anche lui. E domani io lo dimostrerò al di là di ogni ragionevole dubbio.»

Ciò detto, tornò zoppicando verso il suo Reversore. Edith lo stette a guardare. Avrebbe voluto credere alle sue parole. Ma quel che aveva detto, dianzi, Fischer, era penetrato ormai troppo profondamente nel suo sangue: e la sua profezia, come un acido, corrodeva la sua mente.

ore 22.19

Daniel, ti prego. Cerca di capirmi. Quello che tu mi chiedi è inammissibile. E lo sai. Non è che io non provi simpatia per te. Ne provo e come, lo ti ho aperto il mio cuore. Credo in te, ho fiducia in te. Tu mi hai salvato la vita. Adesso lascia che ti salvi l’anima, io.

Non c’è bisogno che tu resti ancora in questa casa. L’aiuto ti si offre, e tu accettalo. Credimi, Daniel. C’è chi ti può aiutare, solo che tu chieda questo aiuto. Tuo padre non ha il potere di fermarti. Non ce l’ha se tu accetti la mano che ti viene tesa dall’aldilà. Lascia che ti aiutino loro. Fatti prendere per mano e lasciati guidare da loro. Se tu solo sapessi quant’è bello ciò che ti attende! Se tu solo sapessi quant’è meraviglioso, il regno che si trova al di là di questa casa. Ma perché restare chiuso in un’angusta nuda cella, quando là fuori ti attendono tutte te bellezze dell’universo? Pensaci! Accetta! Non negarti a coloro che sono felici di aiutarti. Prova. Fai una prova, almeno. Loro ti aspettano a braccia aperte. Ti aiuteranno, ti daranno conforto. Non restare entro queste tetre mura. Tu puoi essere libero. Abbi fede, Daniel, credici e sarà così. Abbi fede. Ti do la mia parola. Fidati di me. Lascia andare. Lascia andare.

Riusciva a malapena a sostenersi in piedi. Si trascinò fino alla stanza da bagno. Si lavò. Si mise la camicia da notte. Si sentiva addosso una stanchezza da malata. Le sue membra erano come piombo. Non si era mai sentita così esausta e snervata in vita sua.