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Guardò la tavola. Tutto, quella mattina, aveva congiurato per procurarle quel senso di irrealtà, per influire sottilmente su di lei e farla sentire come un personaggio in balia delle bizzarrie del suo autore. Scendendo le scale, avevano visto il gatto correre verso la cappella, veloce, silenzioso. Poi, mentre Lionel era occupato col Reversore, essa aveva udito un rumore e, destandosi di soprassalto, aveva visto un vecchio e una vecchia attraversare il salone, recando una caffettiera e dei vassoi. Mezzo addormentata, li aveva guardati in silenzio, pensando che fossero fantasmi. Neanche quando li aveva visti deporre i vassoi sulla tavola e sgombrarne i piatti sporchi della cena, s’era resa conto di chi fossero quei due. Poi d’un tratto se n’era rammentata e, sorridendo fra sé e sé, aveva detto: «Buongiorno».

Il vecchio aveva grugnito e la vecchia aveva annuito, borbottando qualcosa di indistinto. Di li a poco se n’erano andati. Edith allora, fra il sonno e la veglia, aveva cominciato a domandarsi se li avesse poi visti sul serio. Era quindi tornata ad appisolarsi, e si era svegliata di soprassalto quando Lionel l’aveva toccata su una spalla.

Si schiarì la gola. «A che ora pensi che potremo andarcene da qui?» domandò.

Barrett tirò fuori l’orologio dal taschino. Ne sollevò il coperchio, rifletté un momento. «Diciamo, nelle prime ore del pomeriggio.»

«Come ti senti?»

«Indurito.» Il suo sorriso era stanco. «Ma mi riprenderò.»

Si voltarono. Fischer e Florence erano entrati nel salone, vestiti per uscire. Barrett li guardò interrogativamente, mentre si avvicinavano alla tavola. Edith guardò Florence. Era pallida, il suo sguardo era sfuggente.

«Ha lei le chiavi della macchina?» domandò Fischer.

Barrett represse un gesto di stupore. «Sono di sopra.»

«Vuol andarle a prendere?»

Barrett fece una smorfia. «Perché non ci va lei? Non me la sento di fare ancora quelle scale.»

«Dove sono?»

«Nella tasca del mio soprabito.»

Fischer si rivolse a Florence: «Lei è meglio che mi segua».

«Non si preoccupi.»

«Perché non prende un caffè con noi, Miss Tanner?» invitò Barrett.

Essa stava per ribattere poi cambiò idea e, annuendo, si sedette. Edith versò una tazza di caffè e passò la caffettiera a Florence che la prese, mormorando: «Grazie».

Fischer era inquieto. «Non pensa che sia meglio che lei venga con me?»

«Noi la terremo d’occhio» disse Barrett.

Fischer esitava ancora.

«Quello che Ben non ha il coraggio di dirvi» disse Florence, «è che io sono stata posseduta da Daniel Belasco, stanotte, e potrei perdere il controllo di me stessa da un momento all’altro.»

Barrett ed Edith la guardarono. Fischer capì che Barrett non credeva alle parole di lei, e questo lo irritò. «Dice la verità!» esclamò. «Preferirei non lasciarla sola con voi.»

Barrett guardò Fischer in silenzio. Alla fine si rivolse a Florence: «Meglio che lei vada con lui, allora».

Florence assunse un’espressione implorante: «Ma non potrei bere prima una tazza di caffè?».

Gli occhi di Fischer esprimevano sospetto.

«Se mi succede qualcosa, mi porti fuori ecco tutto.»

«Prenderemo il caffè in città.»

«Ma è lontano, Ben.»

«Florence…»

«La prego.» Chiuse gli occhi. «Non mi succederà niente. Glielo assicuro.» Pareva sul punto di mettersi a piangere.

Fischer non sapeva che fare. Seguitava a guardarla.

Fu Barrett a rompere quel penoso silenzio. «Non c’è alcun bisogno di restare» disse rivolto a Florence. «Questa casa sarà ripulita nel pomeriggio.»

Ella alzò gli occhi. «Come?»

Barrett sorrise un po’ impacciato. «Volevo appunto spiegarvi tutto. Ma, date le circostanze…»

«La prego. Devo sapere, prima di andar via.»

«Non c’è tempo» disse Fischer.

«Ben, io devo sapere.» Aveva un’espressione disperata. «Non posso andar via, sennò.»

«Maledizione…»

«Se do segno di perdere il controllo di me stessa, voi portatemi fuori, ecco tutto» disse Florence. Si rivolse a Barrett con aria implorante.

«Be’…» Il suo tono era incerto. «È molto complicato…»

«Ma io devo sapere» ripeté Florence.

Fischer si sedette accanto a Florence, di malavoglia. Ma perché le do retta? si chiese. L’apparecchio di Barrett non gli dava la minima fiducia. Non avrebbe sortito alcun effetto sulla Casa d’Inferno. Ma perché non la trascino via da qui? È la sola speranza che ha!

«Cominciamo da una premessa fondamentale» prese a dire Barrett. «Tutti i fenomeni che si manifestano sono eventi naturali: manifestazioni, vale a dire, di una natura la cui sfera però è molto più vasta di quanto non ritenga la scienza attuale. Ma, pur sempre, natura. Questo vale anche per i cosiddetti fenomeni psichici. In effetti, la parapsicologia non è che un’estensione della biologia.»

Fischer non staccava gli occhi da Florence. Sapeva quanto i suoi mutamenti di stato fossero repentini: d’improvviso poteva indemoniarsi, da così a così.

«Diciamo allora che si tratta di biologia paranormale,» proseguì Barrett «e la premessa è che l’uomo trabocca da se stesso, voglio dire che l’uomo è assai più vasto dell’organismo che lo contiene, in cui lui abita, per usare le parole del dottor Carrel. In parole povere, il corpo umano emette una sorta di energia: un fluido psichico, se vogliamo chiamarlo così. Tale energia circonda il corpo umano come un alone invisibile, come una guaina: ciò che chiamiamo “aura”. Ma questa energia può valicare i confini dell’“aura” e diffondersi oltre, creando degli effetti meccanici, chimici, fisici: percussioni, odori, movimento di oggetti inanimati, e così via… come abbiamo ripetutatamente osservato negli ultimi giorni. Io ritengo che allorché Belasco parlava di “influenze”, egli si riferisse a questa forma di energia che ho detto.»

Fischer guardò Barrett. In lui c’era un conflitto di emozioni e il suo animo era diviso. Da una parte, la teoria dell’anziano uomo di scienza sembrava così ragionevole, ma dall’altro… poteva darsi che tutto ciò in cui lui aveva creduto in vita sua si riducesse a qualcosa dimostrabile mediante provette e manometri, in un laboratorio?

«Attraverso i secoli,» proseguì Barrett «sono state addotte prove a sostegno di questa premessa. Ogni epoca però ha fornito spiegazioni differenti, a seconda dello stadio di sviluppo della civiltà. Nel medioevo, la superstizione delle genti chiamava in causa demoni e streghe. Ma le opere attribuite a costoro non erano che manifestazioni dell’energia psichica che ho detto: di questo fluido invisibile, di queste “influenze”. Quanto ai medium, i fenomeni da essi prodotti sono sempre stati lo specchio — la traduzione — delle loro convinzioni.»

Fischer guardò Florence per cogliere l’effetto di quelle parole su di lei.

Barrett proseguì: «Ciò vale anche per lo spiritualismo. I medium aderenti a questa fede creano fenomeni particolari… di cosiddetta comunicazione con gli spiriti».

«Non cosiddetta, dottore.» La voce di Florence era tesa.

«Mi lasci finire, Miss Tanner» egli disse. «Quindi se vuole potrà confutare la mia tesi. È dimostrato che l’esorcismo religioso sorte il suo effetto su una casa infestata o su una persona indemoniata solo allorquando il medium chiamato in causa è persona profondamente religiosa, sicché l’esorcismo stesso commuove intensamente il suo animo. In moltissimi altri casi però — fra cui quello di questa casa — litri e litri di acqua santa e ore e ore di esorcismi non producono alcun effetto: o perché il medium operante non è persona abbastanza religiosa o perché più di un medium ha contribuito a creare quegli effetti.»

Fischer guardò Florence. Il suo volto era pallido, stringeva le labbra.

«Un altro esempio di questo meccanismo biologico» seguitò a dire Barrett «è costituito dal magnetismo animale, o mesmerismo: esso ha sempre prodotto fenomeni psichici tanto impressionanti quanto quelli prodotti dallo spiritualismo, ma del tutto privi di qualsiasi caratteristica religiosa.»