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Dopo una breve pausa proseguì: «Ma com’è che funziona, dunque, questo meccanismo? Il chimico austriaco Reichenbach, negli anni fra il 1845 e il 1868, stabilì l’esistenza di codeste radiazioni fisiologiche. Come condusse i suoi esperimenti? Per prima cosa, fece osservare delle calamite ad alcuni “sensitivi”. Costoro scorgevano, ai poli del magnete, tanti sprazzi di luce, come fiamme di lunghezza disuguale, più brevi al polo positivo. L’osservazione di elettrocalamite diede gli stessi risultati dell’osservazione di cristalli. Infine, gli stessi fenomeni furono osservati sul corpo umano».

Si schiarì la gola. «Il colonnello De Rochas proseguì gli esperimenti di Reichenbach e scoprì che queste emanazioni sono azzurre al polo positivo, rosse a quello negativo. Nel 1912, il dottor Kilner, membro del Regio Collegio dei Fisici di Londra, pubblicò il risultato di quattro anni di esperimenti, durante i quali, mediante uno schermo “alla dicianina”, la cosiddetta aura umana venne resa visibile agli occhi di tutti. Allorché il polo di una calamita viene accostato a questa aura, ne sprizza un raggio che congiunge il polo del magnete al più vicino punto del corpo umano. Inoltre, se il soggetto viene esposto a una scarica elettrostatica, l’aura a poco a poco scompare, e ritorna quando la scarica si è dissipata.

E seguitò: «Naturalmente, io semplifico molto. Ma il risultato finale di queste scoperte è irrefutabile: l’energia psichica emanata da qualsiasi essere vivente costituisce un campo di radiazioni elettromagnetiche».

Volse lo sguardo intorno a sé. L’espressione piuttosto piatta dei suoi ascoltatori lo deluse molto. Ma non avevano dunque afferrato quel che lui era venuto dicendo?

Sorrise, allora. Non c’era altro modo, per convincerli, che dar loro una dimostrazione pratica.

«La risposta è: REM. Radiazione Elettro-Magnetica, cioè» disse. «Tutti gli organismi viventi emettono questa energia, la dinamo di essa è la mente. Il campo elettromagnetico che circonda il corpo umano si comporta come un qualsiasi altro campo del genere: dal suo centro di forza parte una spirale, gli impulsi elettrici e magnetici si propagano ad angolo retto gli uni rispetto agli altri, e così via. Questo campo deve venire in urto con ciò che lo circonda. Quando l’emozione di un soggetto aumenta, si accresce l’intensità di questo campo, il quale allora preme con maggior forza sull’ambiente che lo circonda: e tale forza, se non trova sfogo, perdura in quell’ambiente, senza scaricarsi, lo satura, disturba gli organismi a essa sensibili (medium psichici, cani, gatti) e crea, insomma, un’atmosfera “infestata”.»

Proseguì: «Che cosa c’è dunque da meravigliarsi, che la Casa d’Inferno sia quello che è? Considerate un po’ le radiazioni, violentemente emotive, distruttive — malvagie, se vogliamo — che hanno impregnato il suo interno. Considerate come questa dimora sia divenuta un vero e proprio “magazzino” di poteri nocivi. In sostanza, la Casa d’Inferno è una gigantesca batteria. E, inevitabilmente, l’energia accumulata qui dentro viene assorbita da chi entra fra queste mura, sia intenzionalmente che senza volerlo. Assorbita da lei, Miss Tanner. Da lei, Mister Fischer. Da mia moglie. Da me stesso. Noi tutti siamo rimasti vittime di questo accumulatore di veleno psichico: e lei più di tutti, Miss Tanner, perché lei ha cercato di sfruttare l’energia di questo luogo allo scopo, inconscio, di utilizzarla per offrire alcune prove della sua personale interpretazione della forza infestante.»

«Non è vero!»

«Invece sì, è vero» ribatté Barrett. «Ciò valeva per coloro che entrarono qui nel 1931 e nel 1940. E ciò vale per lei.»

«E lei, allora?» interloquì Fischer. «Come fa a sapere che la sua interpretazione è quella giusta?»

«La risposta è facile» disse Barrett. «Fra poco il mio Reversore permeerà la casa d’una massiccia carica di radiazioni magnetiche di segno contrario. Questa “controcarica” annullerà le radiazioni presenti nell’atmosfera e la ripulirà mediante un processo di inversione. Ogni fluido verrà dissolto. Come le radiazioni della luce dissipano, annullano, i fenomeni medianici, così le radiazioni del mio Reversore dissiperanno e annulleranno tutti i fenomeni della Casa d’Inferno.»

Barrett, che finora — senza accorgersene — stava proteso in avanti, si appoggiò contro lo schienale della sedia. Florence era accasciata. Edith provò compassione per lei. Come si poteva dubitare che quel che Lionel aveva detto non corrispondesse alla verità?

«Una domanda» disse Fischer.

Barrett lo guardò.

«Se un’aura si riforma una volta cessata la carica elettromagnetica, perché non potrebbe allora riformarsi l’energia psichica, qui dentro?»

«Perché l’aura irradia da una fonte vivente. Mentre le radiazioni qui dentro sono solo energia residua. Una volta dissipate, non possono tornare o riformarsi.»

«Dottore» disse Florence.

«Sì?»

Florence si fece coraggio. «Niente di ciò che ha detto lei è in contraddizione con ciò che sostengo io.»

Barrett si mostrò stupito. «Vorrà scherzare.»

«Nient’affatto. Certo che vi sono delle radiazioni e, certo, esse perdurano nell’ambiente. Poiché chi le emana sopravvive alla morte. E queste radiazioni sono, appunto, la veste corporea dei trapassati!»

«A questo punto le nostre vie si biforcano, Miss Tanner» disse Barrett. «Il residuo d’energia di cui io parlo non ha nulla a che vedere con la sopravvivenza di anime personali. Non è lo spirito di Emeric Belasco ad aggirarsi come un fantasma per questa casa. Né quello di suo figlio né quelli di altri personaggi con cui lei crede di essersi messa in contatto. C’è soltanto una cosa in questa casa: una potenza, un’energia priva di senno e di direzione.»

«Oh» ella disse. La sua voce era calma. «Allora non c’è nient’altro da fare.»

E in così dire, con uno scatto repentino, Florence balzò in piedi, cogliendo gli altri di sorpresa, e si scagliò contro il Reversore. I tre restarono per un attimo come paralizzati. Poi, mentre Barrett era colto da palpitazioni, Fischer si alzò, rovesciando la sedia nella fretta, e si avventò per fermare la donna.

Ma questa aveva già afferrato il piede di porco e cominciò con esso a vibrar colpi contro l’apparecchio, con tutte le sue forze. Barrett gettò un grido, si alzò in piedi barcollando, il suo volto era terreo. Al rumore metallico dei colpi si squassava come se essi fossero inferti al suo corpo, e gridava disperatamene te: «No! No!».

Florence era fuori di sé. Al secondo colpo il cristallo del quadrante principale andò in frantumi. Barrett fece per accorrere, con l’orrore dipinto sul volto, ma la gamba destra non lo sorresse ed egli ruzzolò, con un ansimo strozzato. Edith si levò di scatto: «Lionel!».

A questo punto Fischer era già saltato addosso a Florence. Afferratala per le spalle, la strappò via dall’apparecchio. Florence gli si rivoltò contro e gli vibrò un fendente con la sbarra di ferro. Fischer riuscì a schivarla per un pelo. Quindi, con un balzo felino, l’afferrò per il braccio e tentò di strapparle la sbarra di mano. Florence si divincolò, ringhiando come un animale inferocito. Poi riuscì a liberarsi dalla stretta di Fischer. E questi era allibito, per la gran forza fisica di lei.

Senza curarsi d’altro che del suo Reversore, Barrett neanche guardò Edith in faccia quando questa l’aiutò a rialzarsi in piedi. Liberatosi da lei, si avventò zoppicando, senza bastone, e gridava: «Fermatela! Fermatela!».

Fischer aveva di nuovo afferrato Florence per le braccia. Ella diede una stratta all’indietro ed entrambi andarono a sbattere contro il Reversore. Fischer sentì il fiato caldo di lei sulla guancia e una bava le colava dalle labbra. La donna liberò il braccio destro e vibrò un colpo contro di lui. Fischer lo schivò, la sbarra colpì l’apparecchio. Fece per afferrarle di nuovo il braccio, ma Florence fu più svelta di lui e vibrò un altro colpo. Fischer si protesse con le braccia e il piede di porco lo colpì al polso. Lui gettò un grido. Un atroce dolore gli si diffuse per tutto il braccio destro. Vide l’attrezzo sollevarsi ancora ma non riuscì a schivarlo. Il colpo si abbatté sul suo cranio, un dolore accecante gli esplose nella testa. Con gli occhi sbarrati, cadde di schianto sulle ginocchia. Florence sollevò il piè di porco per dar giù un altro colpo.